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Dossier Debutto dei futures bitcoin con il rebus-prezzi

    Dossier | N. 61 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Debutto dei futures bitcoin con il rebus-prezzi

    Afp
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    C’è attesa e di sicuro anche molta curiosità per il debutto del future sul bitcoin, che avverrà a partire da questa sera al Chicago Board Options Exchange (Cboe). Il fatto che una delle principali piattaforme di scambio di derivati lanci un prodotto apposito che segue le fluttuazioni (ultimamente piuttosto selvagge) dei prezzi della più nota e trattata criptovaluta rappresenta sotto certi aspetti l’accesso al palcoscenico della finanza di «Serie A» di uno strumento che finora si è sì già guadagnato le prime pagine dei giornali. Ma che al tempo stesso continua, a torto o ragione, a essere considerato con sufficienza (se non addirittura con sospetto) dai grandi investitori.

    Se per gli ottimisti la svolta potrà favorire l’afflusso della liquidità verso il bitcoin (e magari anche un minimo di stabilizzazione e omogeneità nelle quotazioni che, come si è visto proprio negli ultimi giorni, mostrano anche differenze clamorose fra le varie piattaforme), i pessimisti temono invece che i future possano offrire il destro a quanti intendano prendere posizioni ribassiste e, in maniera più sottile forse, che l’ingresso nel Gotha della finanza richieda anche come contropartita una maggiore attenzione da parte delle autorità regolamentari alle quali finora il fenomeno è sostanzialmente sfuggito.

    La realtà, qualunque essa sia, la si scoprirà con il tempo. Gli esperti tendono infatti a raffreddare le attese per l’appuntamento di questa sera e preannunciano invece un periodo di rodaggio: «Non ci sarà una rincorsa immediata», sentenzia Ari Paul, responsabile degli investimenti di Blocktower Capital Advisor, che si aspetta comunque «attività di arbitraggio fra i future e il bitcoin stesso da parte dei trader professionisti e un graduale flusso di acquisti da parte di coloro che intendono prendere posizione passiva sulle criptovalute».

    L’ingresso sulla scena del ben più importante Cme, il Chicago Mercantile Exchange che seguirà l’esempio del Cboe a partire dal 18 dicembre segnerà probabilmente un altro passo importante nella storia del bitcoin, e nel suo progressivo avvicinamento al mainstream della finanza. Occorre però ristabilire certe proporzioni che sembrano essere sfuggite di mano di recente, complice un indiscutibile effetto-moda. Presa nel complesso, la capitalizzazione del bitcoin si aggirava questa settimana sui 240 miliardi di dollari, ben poco in confronto agli 8mila miliardi dell’oro o addirittura al valore di una Apple (870 miliardi).

    «Se il suo prezzo si azzerasse improvvisamente, le perdite conseguenti sarebbero equivalenti a una seduta in ribasso dello 0,6% di Wall Street», avverte Andrew Kenningham, capoeconomista di Capital Economics, riconducendo quindi alla dovuta dimensione un fenomeno che, almeno dal punto di vista mediatico, ha avuto un risalto decisamente ben più ampio. Non sarà forse la montagna che partorisce il classico topolino, ma la vicenda del bitcoin (e l’eventuale scoppio di una bolla che molti temono) è ancora ben lontana da rappresentare un temibile rischio sistemico.

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