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Borsa: è l’ora dei «convertible bond». Che cosa sono e come guadagnano

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Le previsioni delle grandi banche d’affari concordano: il 2018 sarà un anno di espansione sincronizzata dell’economia mondiale, quindi di ulteriore crescita dei mercati e degli utili societari, ma anche di un lento ma inesorabile rialzo dei tassi. Secondo Goldman Sachs non ci sono recessioni alle porte, ma considerate le quotazioni raggiunte dall’azionario potrebbero verificarsi robuste correzioni di Borsa.

Una fase di maturità del ciclo particolare, insomma, in cui in passato si sono comportate egregiamente le obbligazioni convertibili. «Storicamente le convertibili hanno portato a guadagni positivi in periodi di inasprimento della politica monetaria perché sono meno sensibili al rialzo dei tassi rispetto ad altri bond tradizionali» spiega Nicolas Delrue, head of investment specialists e senior investment specialist convertible bonds di Ubp. Vediamo meglio cosa sono questi strumenti.

I convertible bonds sono un “ibrido” tra azioni e obbligazioni. Come le tradizionali obbligazioni corporate, i bond convertibili pagano una cedola fissa periodica e maturano a una determinata data; però incorporano anche un’opzione che dà al detentore la facoltà (non l’obbligo) di convertire l’obbligazione in un numero predeterminato di azioni della società emittente.

Questo implica che gli investitori siano potenzialmente protetti in virtù delle caratteristiche dei bond che incorporano nelle fasi ribassiste, ma possano anche beneficiare delle fasi rialziste, dato che il valore dell’opzione cresce in parallelo a quello delle azioni. «Uno strumento che ben si presta a partecipare al rialzo azionario ma con una protezione tipica dell’obbligazionario», riassume Francesco Lomartire, head di Spdr Etf Italia. Inserire obbligazioni convertibili in un portafoglio diversificato migliora quindi le caratteristiche di rischio-rendimento di quest’ultimo.

«Le obbligazioni convertibili funzionano bene in fase di ciclo economico maturo - continua Lomartire - con politiche monetarie un po’ meno accomodanti del passato, risalita dei tassi, ma anche espansione economica e crescita degli utili». Si può quindi beneficiare del clima favorevole con un piede sull’acceleratore ma con l’altro sul pedale del freno, in caso di forti correzioni. Tra l’altro va detto che non necessariamente a un aumento dei tassi governativi segue un aumento degli spread di credito, anzi spesso avviene il contrario: gli spread di credito vengono compressi. «Le convertibili beneficiano di questo tipo di dinamica: hanno una bassa sensibilità ai tassi di interesse, grazie alla loro natura ibrida», spiega l’analista.

L’indicatore fondamentale per valutare un’obbligazione convertibile è il delta, che misura la sua sensibilità rispetto all’azionario. Se il delta è basso il “convertibile” si muove in linea con una classica obbligazione societaria, mentre se è alto viene maggiormente influenzato dai movimenti delle azioni.

Chi volesse investire in modo semplice su un paniere di obbligazioni convertibili mondiali ha a disposizione un Etf scambiato da oltre tre anni in Borsa Italiana: si tratta dello Spdr Thomson Reuters Global Convertible Bond Ucit Etf (Isin IE00BNH72088). È un “clone” a replica fisica con 246 tipi diversi di “convertible” in pancia, che ricalca fedelmente l’indice Thomson Reuters Global Convertible Bond: quest’ultimo ha la peculiarità di possedere un delta variabile in grado di salire durante le fasi Toro (quindi di approfittare dei rialzi azionari) e di scendere durante le correzioni, “sganciandosi” dall’azionario. L’Etf ha asset gestiti per oltre 738 milioni di dollari, un Ter dello 0,5% e un delta attualmente di circa 0,5, quindi ben reattivo ai movimenti dell’azionario.

Attenzione però, nel caso dell’Etf in questione, all’effetto cambio. Il “clone” di Spdr scambiato a Piazza Affari è espresso in euro ma il suo paniere è per il 60% in dollari: un eventuale rafforzamento della moneta unica potrebbe quindi penalizzarlo.

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