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«UniCredit pronta a più dividendi»

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INTERVISTA / JEAN PIERRE MUSTIER

«UniCredit pronta a più dividendi»

Jean Pierre Mustier, Chief executive officer di Unicredit (Imagoeconomica)
Jean Pierre Mustier, Chief executive officer di Unicredit (Imagoeconomica)

«Il complesso della nuova regulation impatterà anche su UniCredit, naturalmente, ma le azioni di rilancio e di de-risking avviate nell’ultimo anno ci permettono di mantenere intatti anche per il futuro i target di solidità patrimoniale e gli obiettivi reddituali annunciati al mercato. La novità per i nostri azionisti è che, grazie alla solida posizione della banca dal punto di vista del capitale, anche calcolando gli effetti delle nuove regole, già dal 2019 sarà possibile aumentare il dividend payout dal 20% attuale al 30%. Livello che dal 2020 in poi sarà tra il 30 e il 50%. Mantenendo invariato il target di Cet1 al 12,5%». Jean Pierre Mustier, chief executive officer di UniCredit, è soddisfatto dei risultati del primo anno del piano al 2019 che ieri ha illustrato qui a Londra alla comunità finanziaria della City. E in questa intervista a Il Sole 24 Ore delinea le prospettive del gruppo che «è e resterà paneuropeo».

Come arriva UniCredit, dopo il primo anno del piano Transform 2019, all’appuntamento con le nuove regole sul capitale che impatteranno sulle banche a partire dal 2018?

Arriviamo con un profilo di rischio ridotto, testimoniato dalla positiva decisione della Bce di un coefficiente di capitale Srep per UniCredit ridotto di 50 punti. A livello industriale, il piano - già alla fine del primo anno - è oltre le attese, con la riduzione delle filiali già al 72% invece del 64% previsto, e un taglio dei costi del personale al 59%. Anche a livello commerciale siamo soddisfatti dell’andamento della banca. I target reddituali al 2019, dunque, sono confermati compreso l’obiettivo di Rote oltre il 9%. Cambierà solo la composizione dell’utile: il calo del margine d’interesse sarà compensato dall’aumento delle commissioni. Senza variazioni sul saldo finale complessivo.

A che punto è il piano di riduzione degli Npl?

Abbiamo appena annunciato la riduzione dal 49,9% a meno del 20% della nostra partecipazione in Fino, con cui abbiamo cartolarizzato oltre 17 miliardi di Npl. Entro la fine del 2019 ci sarà l’ulteriore riduzione del portafoglio crediti deteriorati, tra Npl e unlikely-to-pay, di 4 miliardi tra cessioni e recupero interno. In aggiunta, entro il 2025, l’intero portafoglio Npe della “non core” bank sarà liquidato senza costi aggiuntivi per la banca.

L’azione sugli Npl porterà il vostro Npe ratio al livello delle altre Sifi europee. Ma come vi state comportando sull’erogazione di nuovo credito alle imprese?

In Italia il volume dei prestiti salirà dagli attuali 137 miliardi ai 155 miliardi previsti nel 2019 con una crescita del 13% che credo sarà superiore alla media del sistema italiano. Essere “più che tranquilli” sul capitale, serve anche a finanziare meglio l’economia.

Torniamo all’impatto delle nuove regole. Da Basilea4, al calendar provisioning della Bce, alle regole Eba Fino ai principi contabili Ifrs9. Avete deciso di annunciare fin da subito al mercato quale sarà l’impatto di ogni misura sul capitale, anche se alcuni provvedimenti partiranno solo dal 2019. Perché? E che valutazione dà della nuova Basilea4?

Credo che Basilea4 rappresenti un messaggio importante per gli investitori globali perché ora ci sono più certezze sulle banche europee. Per quanto ci riguarda, abbiamo subito evidenziato con trasparenza quale sarà l’impatto delle nuove regole sul nostro capitale. Siamo solidi e non abbiamo niente da temere. Tanto che abbiamo deciso di conteggiare già nel quarto trimestre del 2017 l’intero impatto dell’Ifrs9 che peserà una tantum per lo 0,4% del Cet1.

Esiste la possibilità che entro la scadenza del piano al 2019, UniCredit valuti un progetto di aggregazione cross-border in Europa? Conferma che non esiste un dossier Commerzbank?

Non abbiamo alcun dossier aperto. E nell’ambito del periodo di piano ribadisco che non puntiamo né a ulteriori cessioni di attività, oltre a quelle già annunciate e in via di perfezionamento, né ad acquisizioni né ad aggregazioni.

I ceo di Socgen e Credit Agricole hanno detto di recente al Sole24Ore che con l’attuale iper-regolamentazione imposta dalla Vigilanza della Bce, le fusioni sono praticamente impossibili da realizzare. E tuttavia è proprio la numero uno dell’Ssm madame Nouy a spingere per nuove aggregazioni che creino banche paneuropee. Lei è d’accordo?

È giusto che la Vigilanza Bce spinga per creare campioni bancari paneuropei. Noi di UniCredit lo siamo già, e da tempo: siamo leader in Austria, la seconda banca in Italia, la terza in Germania, siamo i primi nel Centro Est Europa. Aggiungo che UniCredit ha già oggi 25 milioni di clienti in Europa, di cui un milione di imprese. E siamo il secondo maggior erogatore di credito in Europa al mondo delle imprese.

Avete da pochi giorni una nuova struttura di corporate governance del gruppo. Perché?

Siamo a tutti gli effetti una public company paneuropea ed è corretto avere una governance allineata ai concorrenti “best in class” in Europa. Il board di UniCredit lavora nell’interesse di tutti gli azionisti.

Pensate di entrare direttamente nel settore delle assicurazioni, come fanno altre banche in Europa?

No. Crediamo che anche nelle assicurazioni, come nell’asset management, sia preferibile puntare su partnership con grandi specialisti del settore per poter dare ai nostri clienti la migliore e più varia offerta di servizi possibile.

Entro tre mesi l’Italia andrà alle elezioni politiche. Intanto il debito pubblico continua a crescere e nel 2018 il Qe della Bce rallenterà: è preoccupato per il possibile aumento del rischio Italia tra gli investitori?

No. Credo che ci sarà un normale periodo di incertezza ma non vedo rischi all’orizzonte. Non mi sbilancio sull’esito delle elezioni, ma credo che emergerà una maggioranza pro-euro. Aggiungo che entro giugno del 2018 tre nazioni importanti come Francia, Germania e Italia avranno Governi che potranno rilanciare l’ideale europeo. Ed un Europa più forte è un bene per l’Italia ma anche per una banca paneuropea con forti radici italiane come UniCredit.

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