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Mediaset cambia statuto con l’incognita Bolloré

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Mediaset cambia statuto con l’incognita Bolloré

Arriva il giorno del voto sullo «scudo anti-scalata» per Mediaset. Stamattina, a Cologno Monzese, per il gruppo televisivo della famiglia Berlusconi, che da un anno vive col «nemico» Vincent Bollorè in casa, è in agenda un’assemblea straordinaria, ma irritualmente a porte chiuse, sulla governance. L’assise è chiamata ad approvare un cambio di statuto, chiaramente in funzione difensiva per l’assedio di Vivendi. Ma l’atteso appuntamento si apre con l’incognita delle mosse dei francesi. Informalmente, da Parigi arriva il messaggio che Vivendi non si presenterà. E non si presenterebbe, il condizionale è d’obbligo, perché Vivendi cerca la pace, una pace che però non sembra così imminente, tanto che il termine del 19 dicembre - quello dell’udienza al Tribunale di Milano che dovrebbe verificare se è stato raggiunto un accordo extragiudiziale per porre fine alla querelle sulla pay-tv Premium - potrebbe essere scavallato.

Tuttavia le buone intenzioni cozzano con le cautele legali che Vivendi ha messo nero su bianco nel documento depositato all’Agcom per sterilizzare la quota eccedente il 10%. Nel “piano” presentato il 13 settembre - che l’Authority delle comunicazioni non ha formalmente approvato, limitandosi a prenderne atto - Vivendi si riservava di conservare il diritto di voto su tutto il 29,9% in suo possesso nelle materie in cui la partecipazione è funzionale a esercitare il diritto di recesso. Il documento citava espressamente a riguardo le «deliberazioni riguardanti il meccanismo del voto di lista per la nomina del consiglio di amministrazione, di cui all’articolo 17 dello statuto Mediaset». Questo è appunto il tema centrale all’ordine del giorno dell’assemblea di oggi che prevede di eliminare il meccanismo attualmente in vigore - così democratico che, coi pesi di un anno fa, Vivendi avrebbe potuto avere in consiglio un posto in più del primo azionista Fininvest - per sostituirlo con un meccanismo maggioritario “standard” che assegna due soli posti alle minoranze per un numero di consiglieri che arriva fino a 11 o tre per un numero di consiglieri tra 12 e 15. Aggiungendo inoltre una componente proporzionale ai voti ottenuti per la spartizione dei posti riservati alle minoranze. Viene anche ammessa la possibilità che sia lo stesso consiglio uscente (il mandato in corso scade con l’assemblea di bilancio dell’anno prossimo) a presentare la lista per il rinnovo. Il cambio viene presentato da Fininvest, la cassaforte della famiglia Berlusconi che ha proposto la modifica, come un adeguamento alle pratiche comuni in uso: in effetti Mediaset è l’unica blue chip del FtseMib ad avere un sistema elettorale proporzionale puro; tutti gli altri hanno la maggioranza qualificata. Ma pare anche abbastanza ovvio che l’architettura sia pensata in chiave anti-Vivendi che ha sì il 29,9% delle azioni (e il 10% dei diritti di voto), ma che, con la nuova governance, si ritroverebbe senza voce in capitolo nell’azienda, saldamente in mano alla famiglia Berlusconi.

Chiaramente il mercato, che si vede restringere gli spazi, non è d’accordo, come segnalano le prese di posizione dei proxy advisor Iss e Glass Lewis. Ma col flottante ridotto al lumicino e la quota degli istituzionali presenti che all’ultima assemblea ha superato di poco il 7%, il voto del mercato non è destinato a essere dirimente. Nelle straordinarie le delibere sono valide con la maggioranza dei due terzi: Fininvest, che ha il 41% dei voti (peraltro da due giorni la holding dei Berlusconi avrebbe la possiiblità di arrotondare di un altro 3,527%), la spunterebbe anche se Vivendi si presentasse col solo 10% ammesso dall’Agcom. Ma, in teoria, i francesi potrebbero “prestare” le loro azioni a più soggetti che sarebbero legittimati per tale via a partecipare all’assemblea. Inutile dire che la squadra legale della società si presenterà determinata a sventare le “trappole”. Chi invece ci sarà e si schiererà contro la riforma è Amber: il fondo attivista, che in Italia ha dato filo da torcere in Parmalat, Impregilo e Save, si era già fatto sentire lo scorso giugno, quando aveva debuttato in assemblea di Mediaset con una dura richiesta di ricambio del management.

Chi ha avuto modo di incontrare le prime linee di Mediaset riferisce di un clima molto rilassato, anzi quasi euforico. «E considerando che il mercato della pubblicità non sta facendo faville - nota la fonte che chiede anonimato - l’unico altro motivo per la serenità che regna a Cologno è un accordo con Vivendi». A Piazza Affari cresce, spasmodica, l’attesa per una «Pace di Natale» tra Silvio Berlusconi e Vincent Bollorè.

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