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Dossier Bitcoin, lunedì il future debutta al Cme ma non per i broker italiani

    Dossier | N. 61 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Bitcoin, lunedì il future debutta al Cme ma non per i broker italiani

    Lunedì partono le contrattazioni al Cme (Chicago mercantile exchange) sul future del Bitcoin ma per molti clienti con un conto presso broker italiani il derivato potrebbe restare un miraggio. Fineco, ad esempio, sta valutando in questa fase l’opportunità di fornire il servizio e quindi lunedì non garantirà l’accesso. Directa, che aveva preannunciato il servizio per i propri clienti, come sottolinea l’ad Mario Fabbri, non potrà procedere per ritardi al clearing.

    Banca Imi, in qualità di operatore nel campo del clearing, spiega che è in corso l’iter autorizzativo oltre a verifiche tecniche. Lunedì sicuramente il servizio non sarà pronto, ma potrebbe concretizzarsi nei giorni a venire. Il problema riguarda l’intera industria finanziaria, che ancora non è allineata a recepire la novità del future sulla valuta digitale come denunciato anche dalle associazioni negli Stati Uniti. Il Bitcoin, con la sua spiccata volatilità, impone margini molto alti e quindi gli operatori che devono compensare gli ordini di acquisto e vendita e garantire la liquidità sono esposti a rischi molto elevati in caso di default dei trader, rispetto agli altri strumenti finanziari. Anche Iwbank non darà l’accesso. Il broker sta valutando di capire gli impatti di questa quotazione, la liquidità e il clearing.

    IL DOSSIER DEL SOLE SUI BITCOIN

    Quello di lunedì al Cme non è l’esordio assoluto del Bitcoin nel mercato dei future. Una settimana prima - nella notte tra il 10 e l’11 dicembre - la criptovaluta più scambiata nel pianeta ha fatto il suo esordio nel più grande mercato mondiale delle opzioni, il Chicago option exchange. Dopo aver sfiorato quota 19mila il contratto con scadenza “gennaio 2018” quotava ieri intorno a quota 18mila. Lo spread tra il prezzo spot (del Bitcoin) e del future ha oscillato negli ultimi giorni passando da un picco intorno ai 1.500 dollari a quota 300 dollari (ieri infatti il Bitcoin sulla piattaforma Gemini, quelle presa come punto di riferimento dal mercato Cboe) valeva 17.700 dollari (massimo di tutti i tempi).

    Il prezzo prova a stabilizzarsi
    Il calo dello spread tra il “future a 1 mese” e il prezzo in tempo reale è anche sinonimo di una stabilizzazione del prezzo del Bitcoin. Un momento di pausa dopo il +1.600% archiviato da inizio anno. Nelle ultime sedute la volatilità è stata più bassa rispetto agli standard delle ultime “folli” settimane. Ma è proprio l’elevata volatilità a preoccupare gli operatori che si pongono tra i trader (quello che compra “long” e il corrispondente che vende “short”) nella stanza di compensazione che garantisce il creditore in caso di default di un trader. Per questo motivo sul Cboe i margini richiesti (ovvero il capitale da deposito come forma di garanzia dell’esposizione dell’investimento) si aggirano intorno al 44%. Interactive Brokers - di gran lunga il broker protagonista nelle transazioni di future nel primo giorno di contrattazioni al Cme - richiede margini del 50% per chi opera al rialzo (long) e del 240% per chi scommette su un ribasso del prezzo della criptovaluta che allo stato attuale capitalizza circa 250 miliardi di dollari.

    Gli operatori si proteggono
    L’estrema volatilità dell’universo delle criptomonete spingerà Goldman Sachs a chiedere il 100% del capitale investito come “ipoteca” sul future. Si tratta di forme di protezione proporzionali al rischio che allo stato attuale rappresentano queste forme di investimento dal sottostante difficile da valutare. Ed è questo il principale motivo per cui i broker italiani hanno al momento preso le distanze o preso tempo sulle garanzie da richiedere ai propri clienti che intendono operare a leva sul Bitcoin attraverso le proprie piattaforme. Anche nel mercato dei future la credibilità è un asset dal valore inestimabile.

    Si pensi che la garanzia richiesta dai broker per chi vuole operare a leva sull’indice S&P 500 di Wall Street è di “appena” il 5%.

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