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La corsa delle Spac rilancia le Pmi

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La corsa delle Spac rilancia le Pmi

  • –Laura Galvagni

Che il mondo delle Spac sia diventato un vero fenomeno, tanto più italiano, lo dimostrano i numeri stessi. Dal 2011, anno in cui ha debuttato sul listino la prima Special purpose acquisition company, Made in Italy 1, ne sono approdate 21. Ventidue se si conta anche il debutto di ieri di Space4. Di queste, ben venti sono arrivate negli ultimi tre anni per una raccolta complessiva che vale 2,6 miliardi di euro.

Un cifra rotonda, buona parte della quale, circa 940 milioni, è frutto dell’attivismo del sistema Space Holding attraverso quattro differenti iniziative. L’ultima, che come detto è arrivata sul listino ieri, ha ottenuto adesioni per 500 milioni. Somma raggiunta, probabilmente, anche grazie al successo, e anche qui sono i numeri a dirlo, delle tre proposte precedenti: Space1, Space2 e Space3 che nel complesso hanno attirato 130 investitori, quaranta dei quali hanno contribuito sia al primo che agli altri due progetti, per un totale di 440 milioni raccolti che oggi valgono attorno agli 850 milioni. In pratica, in poco meno di tre anni l’investimento complessivo è stato quasi raddoppiato. Il balzo risulta ancora più evidente se si analizza ogni singola iniziativa. Il primo progetto Space1, lanciato dai cinque partner e soci fondatori di Space Holding (Sergio Erede, Gianni Mion, Roberto Italia, Carlo Pagliani ed Edoardo Subert) è stato promosso a dicembre del 2013 sulla scorta di 135 milioni di cassa disponibili, offerti da una quarantina di investitori tra i quali Carlo De Benedetti, Urbano Cairo, la famiglia Rocca, Gilberto Benetton e Leonardo Del Vecchio. Bene, il valore di quei 135 milioni è praticamente triplicato dal momento in cui, e siamo a gennaio 2015, il veicolo ha dato seguito alla combinazione con Fila. Le risorse immesse nella società hanno permesso all’azienda prima di abbattere il debito e quindi di andare a finanziarsi nuovamente per chiudere tre acquisizioni chiave (Canson, Daler & Rowney Lukas e St Cuthberts), per un totale di 240 milioni, che hanno completamente ridefinito il perimetro del gruppo sia in termini di business che di giro d’affari. Ora Fila si occupa di materiale da cancelleria ma anche di fine art e ha un fatturato, a fine 2016, di 422,6 milioni contro i 233,6 milioni del 2014 e un margine operativo lordo cresciuto in due anni da 40,2 milioni a 67,2 milioni. Questo, ovviamente, si è tradotto in un rapido apprezzamento del titolo in Borsa che stando alle ultime stime è salito del 150% dal momento dell’intesa con Space1 contro il balzo del 22% segnato dal mercato. Decisamente un buon affare per il gruppo di investitori storici che, non a caso, a quanto risulta sono tutti ancora investiti in Fila. E hanno aderito anche al progetto Space4 oltre che confermare il proprio impegno nelle due iniziative precedenti(308 milioni complessivi), ossia quelle nate dalla scissione di Space2, che ha portato in Borsa prima Avio e recentemente Aquafil. Avio, grazie alla combinazione con la Spac, ha beneficiato di 66 milioni di aumento di capitale e in Borsa è balzata del 38%, il che si è tradotto in un incremento dell’investimento iniziale di 1,6 volte (chi ha scommesso 10 milioni in Space2 ora ha circa 16 milioni). Anche Aquafil, che pure ha debuttato solo tre mesi e mezzo fa, è salita di oltre il 20% e la dotazione di partenza è cresciuta di 1,3 volte.

Il bilancio è dunque positivo e ora Space Holding si appresta ad affrontare il test della quarta scommessa: Space4. Un piano da 500 milioni che, ancora una volta, verranno investiti in una o più pmi italiane per farle approdare sul listino secondo un metodo rodato e che, a detta dei soci fondatori nonché operativi di Space Holding, ossia Italia, Subert e Pagliani, ha anche dei vantaggi rilevanti rispetto alla classica procedura di Ipo. Il primo è che gli investitori vengono selezionati alla fonte. «Questo esclude hedge fund e arbitraggisti, la nostra base di investitori è composta di grandi famiglie, investitori istituzionali di un certo profilo, come Fidelity, e fondi», hanno spiegato i tre soci. Ciò implica che la compagine azionaria al momento del debutto in Borsa sarà di qualità e con un’ottica di investimento di lungo periodo. Aspetto che va a beneficio della Pmi e, come dimostrano i numeri della galassia Space e non solo (sono diversi i casi di successo tra le Spac italiane), anche dei soci. «Siamo l’alternativa al processo di Ipo tradizionale», hanno chiosato i tre soci fondatori.

Questo in parte spiega la ragione per cui uno strumento come le Spac, spesso discusso oltre i confini nazionali (si veda altro articolo in pagina), al momento risulti invece essere un canale innovativo per valorizzare il tessuto imprenditoriale italiano.

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