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Le banche si preparano ai «senior non-preferred»

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LA NOVITÀ

Le banche si preparano ai «senior non-preferred»

La novità per il mercato delle obbligazioni finanziarie saranno i bond senior non-preferred, una nuova asset class, prevista dalla legge finanziaria che il mercato aspetta da tempo, già utilizzati in Francia e Spagna. È uno strumento di debito che, nella scala gerarchica degli asset soggetti a bail-in, ossia il salvataggio interno di una banca in crisi, si inserisce tra i prestiti subordinati e i senior bond. In caso di fallimento di una banca, si crea una sorta di “cuscinetto”, dopo il capitale e i bond subordinati, e nel caso venissero azzerati, i nuovi bond assorbirebbero le perdite prima delle obbligazioni senior. Se la normativa sarà approvata entro la fine dell’anno, c’è da aspettarsi che i primi a comparire sul mercato potrebbero essere questi titoli: secondo le stime di Barclays, le emissioni di questi titoli potrebbero arrivare fino a 10 miliardi di euro. Una delle incognite è legata ai coefficienti di Tlac e Mrel che saranno assegnati alle singole banche dalle autorità europee in base alle quali gli istituti definiranno l’ammontare di senior non-preferred bond.

Nonostante l’anno fosse iniziato in sordina a causa delle tensioni sul settore bancario, dal caso Mps a quello delle banche venete e delle popolari, i volumi delle emissionicaso Mps a quello delle banche venete e delle popolari, i volumi delle emissioni di bond bancari sono aumentati complessivamente del 70% a 24 miliardi di euro da 14 miliardi del 2016 e del 60% per i bond subordinati a 8 miliardi da 5 miliardi del 2016. «La politica accomodante della Bce ed i relativi tassi di interesse molto bassi hanno focalizzato gli investitori istituzionali su titoli grado di offrire rendimenti più interessanti rispetto ai bond senior o covered bond - commenta Riccardo Abbona, responsabile debt capital market per l’Italia di Barclays -. Molte banche italiane hanno approfittato di questo contesto per emettere titoli subordinati al fine di colmare i propri buffer di capitale a costi di funding molto interessanti. Il quadro politico italiano piuttosto stabile quest'anno ha giocato un ruolo chiave. Il prossimo anno potrebbe essere più complicato». Un altro tema che condizionerà il mercato sarà l’uscita dal Tltro: entro il 2021 le banche dovranno restituire i fondi presi a prestito dalla Bce che per gli istituti italiani l’ammontare totale si aggira attorno ai 200 miliardi di euro. «Le banche potrebbero anticipare i tempi - aggiunge Abbona - ed è probabile che utilizzeranno il mercato dei capitali per fare provvista anticipando il rialzo dei tassi».

Il comparto dei finanziari continuerà ad essere ben sostenuto. Ne è convinto Marco Spano, responsabile dei titoli finanziari del settore debt capital market: «Ci attendiamo un andamento per il 2018 in linea con l’anno che sta per chiudersi. Molti problemi legati al settore bancario sono in via di risoluzione. Come nel caso degli Npl in fase calante e questo è un segnale importante per il settore bancario perché significa che avremo meno casi di crisi da gestire».

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