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Se la Mifid II la fa l’intelligenza artificiale

L'Analisi|consulenza finanziaria

Se la Mifid II la fa l’intelligenza artificiale

Fossi il nuovo presidente della Consob, cui è designato Mario Nava, farei una telefonata a chi si trova in posizione di vertice tra le Fintech. In particolare a quelle finanziate dalle banche o da altri soggetti, che lavorano per implementare applicazioni basate sull'intelligenza artificiale al settore del credito e della consulenza finanziaria. L'attività di questi soggetti rientra a buon diritto nella materia vigilata dalla Commissione e per questo sarebbe utile che il prossimo presidente cerchi di approfondire in modo attento in che direzione va la relazione tra consulenti finanziari e clientela.

Da anni le reti si avvalgono di una serie di supporto informatici in grado di velocizzare e semplificare la relazione; ma ora siamo agli albori di una rivoluzione che i sistemi di intelligenza artificiale fanno solo prefigurare. Si prenda, tra i tanti, il caso di una società come Spitch che ha realizzato un sistema di riconoscimento vocale in grado di verificare la corretta informazione del consulente finanziario al suo cliente, sulla base della normativa Mifid 2, che entrerà in vigore il 3 gennaio prossimo. Il sistema ha la peculiarità di riconoscere e verificare automaticamente l’effettiva comunicazione delle norme a tutela dell’investitore e la loro comprensione da parte degli stessi, di bypassare la discrezionalità del soggetto fisico, di archiviare automaticamente dati vocali e di verificare, tra l’altro, il grado di soddisfazione dell'investitore.

Poi c'è X-Pro, un robo-advisor che utilizza un algoritmo basato su finanza comportamentale e neuroscienza. Il sistema che propone alla clientela gli investimenti e le strategie più adeguate alle esigenze individuali dell’investitore, seguendolo nella sua evoluzione economica ed esistenziale con aggiornamenti continui in materia di strategia di portafoglio. Sono molte le iniziative tecnologiche di questo tipo finanziate dagli istituti di credito. Almeno di quelli che hanno deciso di guidare la trasformazione tecnologica nel rapporto con la clientela, spingendosi verso la direzione più utile: quella di individuare processi complementari e non sostitutivi nella relazione con il pubblico. Come analizzato di recente sul Sole 24 Ore, è questa la risposta per chi intende cogliere la sfida lanciata dai colossi del web - Google, Facebook e Apple -, che maneggiando il denaro dei propri clienti sono ormai soggetti meta bancari. Per non parlare di Amazon che una licenza bancaria in Irlanda ce l'ha già.

Per questo chi si occupa della trasparenza dei mercati finanziari e della loro efficienza (compresa la capacità di mettere domanda e offerta su un piano informativo il più possibile allineato), è opportuno tenga conto dell’operatività e della tecnicalità dei provider delle reti di consulenza finanziaria. La velocità dell’innovazione tecnologica è come noto estremamente maggiore rispetto a quella dei regulator e della capacità del pubblico di comprendere e assorbire le novità. E i sistemi di intelligenza artificiale necessitano di comprensione e regole, e quindi dell’attenzione delle autorità di vigilanza. Magari attraverso un sandbox, laboratori in cui supervisori e operatori sperimentano gli effetti di specifiche innovazioni in un contesto controllato. Perchè la Mifid II al debutto tra pochi giorni può diventare una cosa seria, se applicata con serietà, oppure soltanto l’ennesima firma apposta dal cliente su un modulo, che non ha letto.

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