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«BancoBpm, il piano Npl può salire oltre i target»

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«BancoBpm, il piano Npl può salire oltre i target»

Dottor Castagna, andiamo diritti al punto. Il mercato da giorni scommette su un 2018 all’insegna di nuovi aumenti di capitale per le medie banche italiane. Motivo: l’impatto sul capitale dovuto al cortocircuito delle nuove regole. Sarà così per voi di Banco Bpm?

Non ne sarei così sicuro. E in particolare per quanto riguarda Banco Bpm l’ipotesi è esclusa in modo categorico. Abbiamo un piano triennale su capitale e Npl concordato con la Vigilanza Bce e siamo in netto anticipo su tutti gli obiettivi. Le nuove regole? Anche su quelle, generalizzare è sbagliato. Le dico solo che, con l’applicazione immediata dell’Ifrs9, siamo in grado di poter alzare il target di piano di cessione di npl, senza impatto sul conto economico, di almeno altri 3 miliardi, portandolo da 8 ad almeno 11 miliardi.

Alla fine del primo anno di vita del nuovo Banco Bpm, nato il 1° gennaio 2017 dalla fusione tra l’ex Banco Popolare e Bpm, l’amministratore delegato del gruppo Giuseppe Castagna in questo colloqui con Il Sole 24 Ore si dichiara soddisfatto dei risultati raggiunti e fiducioso per un 2018 che si preannuncia sfidante per l’intero sistema bancario.

Come si è chiuso il primo anno della fusione Banco Bpm, fortemente voluta da Bce al punto da imporre un aumento di capitale da un miliardo al Banco come condizione perché l’aggregazione fosse approvata?

Siamo molto soddisfatti, siamo in anticipo su tutti i target del piano. A livello gestionale, già in luglio abbiamo realizzato la migrazione informatica su un sistema unico che, oltre ai vantaggi operativi immaginabili, è anche una delle basi per poter avere da Bce la validazione dei modelli interni di rating - che ci aspettiamo a inizio 2018 - con i conseguenti effetti positivi sul capitale.

Da una fusione ci si attendono sinergie di costi e di ricavi. A che punto siete?

Sul versante dei ricavi, siamo tra le poche banche ad aver aumentato il margine d’interesse negli ultimi trimestri malgrado i tassi ancora bassi. Un trend visibile dai dati ufficiali dei primi nove mesi che dovrebbe proseguire anche nell’ultimo trimestre. Oltre 200 milioni di impatto positivo sul margine d’interesse sono da attribuire alla riduzione del costo del funding: 7 miliardi di bond scaduti, rimborsati e non rinnovati, sono stati sostituiti da oltre 7 miliardi di altre forme di raccolte meno onerose, come conti correnti e depositi a vista.

Gli impieghi sono cresciuti ma meno delle attese. Perché?

In generale il mercato italiano si è sviluppato poco. Stiamo crescendo più dello 0,8% contro una previsione del 3%. Ha pesato la forte concorrenza sulla clientela migliore, che ha fatto scendere gli spread creditizi. E anche un decisivo fattore tecnico: con la verifica prevista per fine gennaio sulla crescita degli impieghi, necessaria per ottenere i benefici dalla Tltro 2, negli ultimi mesi si è assistito a una corsa alle erogazioni a tassi quasi zero da parte delle banche. Più strutturale per noi è il tasso di crescita delle commissioni, soprattutto da bancassurance e asset management, che hanno consentito una crescita dei ricavi core del 5% con un contributo di oltre 150 milioni in più rispetto all’anno scorso.

Gli analisti attendono le banche al varco del taglio dei costi. Meno dipendenti, meno filiali e più investimenti sulla digitalizzazione. A che punto siete?

I costi operativi sono già scesi del 10%. Con riferimento al personale abbiamo registrato già circa 1.500 uscite volontarie nel primo anno rispetto alle 2.200 previste nel triennio. Un anticipo nella tabella di marcia che comporterà per il 2018 un risparmio di costi di oltre 100 milioni. In parallelo, anche sulla riduzione delle filiali siamo avanti: nel 2018 ne abbiamo chiuse circa 180 rispetto alle 350 previste nel triennio. Credo che, a fine 2019, potremmo arrivare a 600 filiali in meno, eliminando le sovrapposizioni degli sportelli più piccoli e completando così l’efficientamento della rete a favore degli investimenti nel digitale. A partire dal progetto dedicato ai circa 500mila clienti delle piccole aziende, compresi artigiani e commercianti, cui offriremo online una piattaforma di servizi commerciali e di finanza.

Che sviluppo avrà Banca Akros, marchio storico della finanza milanese?

La nuova organizzazione del gruppo, che partirà a inizio 2018, prevede una suddivisione tra corporate e retail che in Bpm già avevamo ma in Banco no. Akros diventerà la merchant bank di tutto il gruppo in stretto raccordo con il corporate. E sarà rafforzata: già da inizio dicembre abbiamo assunto un team di bankers senior specializzati nell’m&a delle mid cap con una consolidata esperienza in una banca leader del settore.

Il focus degli investitori continuerà a rimanere anche nel 2018 sulla riduzione degli Npl e sull’evoluzione del capitale delle banche. Che prospettive ha in particolare su quest’ultimo fronte Banco Bpm?

Ribadisco che sul capitale siamo assolutamente tranquilli. Ricordo che le operazioni di cessione di Gestielle ad Anima e l’accordo di bancassurance con Cattolica hanno generato circa 120 punti di Cet1 aggiuntivo. E senza perdere, a regime, ricavi e dividendi futuri perché, restando primo socio di Anima con il 15%, partecipiamo ai maggiori utili di una società cresciuta con Gestielle.

Vi ritenete già in fascia tranquilla? Dal 2018 scattano i nuovi principi contabili Ifrs9, poi arriverà l’addendum Bce, e negli anni a venire Basilea 4...

Direi proprio di sì. Sappiamo di avere un Npe ratio più alto di altre banche, ma anche che lo stiamo riducendo più in fretta degli altri, consapevoli delle nostre risorse per affrontare il problema in anticipo sui tempi. Con riferimento all’addendum aspettiamo la versione definitiva, ma, considerando che riguarderà i flussi nuovi, sarà limitata e gestibile per tutto il sistema. Basilea 4, con impatti decisamente migliori rispetto alle aspettative iniziali, entrerà gradualmente in vigore dal 2022 al 2027 e pertanto la generazione interna del capitale fa ritenere l’impatto totalmente gestibile. Inoltre l’iter di Bce per la validazione dei modelli interni di rating si sta chiudendo e questo migliorerà ulteriormente i nostri ratio di capitale. Infine, confermiamo l’obiettivo di utile 2019 di un miliardo.

Dovesse servire per esigenze impreviste di capitale, potreste cedere la vostra quota del 39% di Agos Ducato? Si parla di una valutazione del 100% superiore ai tre miliardi.

Al momento non lo riteniamo necessario, tenendo conto che si tratta di una società da 300 milioni di utile. Diciamo che è una carta di riserva. Ma ne abbiamo tante altre, penso alla nostra attività di merchant acquiring per la gestione dei Pos dei negozianti. O alla banca depositaria, meno strategica per noi dopo la cessione di Gestielle. Quindi le azioni potenziali di capital managementnon ci mancano e sono superiori a 1,5 miliardi di euro. Ma non vedo la necessità di usarle, anche perché il piano di cessione degli Npl é destinato ad accelerare rispetto ai target.

In che modo?

Le manovre finora effettuate e in fase di completamento ci porteranno a un ulteriore miglioramento del livello di Cet1. Avremo così un ampio margine di manovra rispetto a un livello di sicurezza del Cet1 pari al 12%, stimabile tra i 700 milioni e il miliardo, a cui potremo attingere per la cosiddetta first time adoption prevista dagli Ifrs9 da inizio 2018 che ci consentirà di ridurre ancor di più l’npl ratio ai livelli attesi dal mercato.

Con quali conseguenze sui conti della banca?

Addebitando subito tutto l’impatto al patrimonio, potremo alzare gli accantonamenti sugli Npl senza alcuna conseguenza sul conto economico. Ne deriva che la cessione di sofferenze potrà salire dagli 8 miliardi previsti dal piano a non meno di 11 miliardi. Senza conseguenze sugli utili futuri. Per essere più chiaro: finora abbiamo ceduto 4,5 miliardi di Npl. Entro giugno 2018, ne cederemo altri 3,5 miliardi usando la Gacs dello Stato. A questi 8 miliardi, se ne aggiungeranno almeno altri 3, oltrepassando ampiamente gli obiettivi previsti dal Piano.

Il pressing di Autorità e mercato costringe le banche a svendere gli Npl?

Le rispondo con una constatazione: i dati di fine settembre di Banco Bpm dimostrano che la riduzione di Npl attraverso la gestione interna di 1,5 miliardi ha determinato una perdita di 20 milioni. Se li avessimo ceduti a prezzi di mercato, la perdita sarebbe stata un multiplo rilevante di questo importo.

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