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Nel 2018 puntare sui bond emergenti, Europa e Usa «rendono»…

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caccia ai rendimenti 2018

Nel 2018 puntare sui bond emergenti, Europa e Usa «rendono» troppo poco

Nel 2018 si inizierà ad assistere a una normalizzazione della politica monetaria nelle principali economie mondiali. La Federal Reserve continuerà con il graduale rialzo dei tassi già iniziato nel 2017, mentre la Banca centrale europea, come previsto, abbasserà il quantitative easing per poi avviarsi verso una stagione di tapering. Resta più incerta la politica della Bank of England, che deve fare fronte alle difficoltà provocate dalle trattative per la Brexit. In questo contesto, l’inflazione è prevista in leggera ripresa, anche se resterà comunque storicamente bassa. I titoli di Stato delle principali economie globali dovrebbero così mantenersi un asset poco rischioso ma anche poco redditizio. Ieri, intanto, il rendimento dei BoT semestrali, ha toccato un nuovo minimo (-0,457%), due punti base sotto il precedente record, in un'asta che ha assegnato 6,5 miliardi di euro. Il Tesoro ha piazzato anche 2,5 miliardi di CTz con rendimento, in questo caso, in rialzo.

Più redditizi i bond dei Paesi emergenti

Come fanno notare gli analisti di Allianz: «La normalizzazione della politica monetaria non favorirà le obbligazioni tradizionali di riferimento», per questo per chi è alla ricerca di rendimento il consiglio è di andare a «selezionare le opportunità nel debito emergente». Come indica Mps, infatti, «il comparto delle obbligazioni governative di Paesi emergenti offre oggi tassi di rendimento medi a scadenza che, in una logica di medio termine, continuano a essere interessanti e potrebbero continuare ad attrarre nel 2018 gli investitori a caccia di rendimento». Anche Lazard non appare ottimista sui rendimenti dei titoli di Stato delle principali economie, in particolare quelli europei. «Nel reddito fisso, guardiamo con particolare pessimismo al debito sovrano dei mercati sviluppati. Nell’Eurozona, per esempio, i rendimenti nominali sono negativi sul 50% dei titoli di Stato, il che significa che in molti casi è certo che gli investitori perderanno denaro a causa di tali asset. In termini reali, una maggioranza sostanziale del debito sovrano dell’Eurozona ha un rendimento negativo», sentenziano gli analisti di Lazard, indicando inoltre che «gli asset a reddito fisso sono persino più costosi delle azioni».

Titoli di Stato Usa meglio di quelli della zona euro

Per quanto riguarda gli Usa, i rendimenti appaiono più alti ma comunque su livelli abbastanza bassi. Sempre Lazard, spiega che «i rendimenti dei Treasury statunitensi sono più elevati, ma sono misurati a fronte di un’asticella straordinariamente bassa. Con un’inflazione core compresa in un intervallo tra l’1,7% e il 2,3% nel corso dell’anno scorso, il rendimento reale su un Treasury decennale è stato a malapena positivo». Restando negli Usa, Credit Suisse si aspetta che il rendimento dei T Bond dovrebbe salire del 2,9% per la fine del 2018 anche se la stessa banca d’affari ha una stima che non va oltre il 2,7%, quando per i Bund tedeschi l’attesa è che il rendimento a fine 2018 possa aumentare di un limitato 1 per cento. Sui bond è molto cauta anche BofA Merrill Lynch. Gli analisti della banca Usa si aspettano che le azioni faranno meglio delle obbligazioni anche nel 2018, per questo riassumo la loro posizione come «bullish» sull’azionario e «bearish» sull’obbligazionario. Sulla stessa linea Carmignac che, per quanto riguarda il reddito fisso, sostiene che «i mercati obbligazionari core sono sopravvalutati e, di conseguenza, stimiamo che la riduzione del Bilancio della Fed, il cui impatto sarà visibile principalmente nella seconda metà dell’anno, avrà un effetto negativo per i prezzi delle obbligazioni», quando «nel vecchio continente i tassi a breve scadenza resteranno stabili fino al 2019 per effetto della politica monetaria della Bce. Infatti, le curve europee potrebbero irrigidirsi ulteriormente, a mano a mano che la Bce porterà avanti il quantitative tightening». Per quanto riguarda le curve dei rendimenti dei bond, secondo Blackrock, «si vanno appiattendo, specialmente negli Stati Uniti», questo però non va preso come un segnale di problemi all’economia. Per quanto riguarda in particolare i bond europei, per gli analisti di Blackrock «la politica monetaria della Bce li ha resi poco attraenti, comunque i rendimenti dei bond dei Paesi core potrebbero leggermente salire e gli spread di alcuni Paesi semi-core e periferici ridursi».

Per i rendimenti si preferirà l'azionario

Per Amundi Am, la ricerca di valore da parte degli investitori porterà a una rotazione in termini di mercati, temi e stili di investimento durante l’anno e questa rotazione, scrivono, «ci pare che favorirà tendenzialmente le azioni a scapito delle obbligazioni». Non mancano però voci più ottimiste. State Street Global Advisors si aspetta maggiori opportunità sui mercati obbligazionari.

Per il loro analista Rick Lacaille: «Se da un lato non ci aspettiamo che il mercato obbligazionario proseguirà nel suo trend rialzista nel 2018, dall’altro riteniamo che i ribassisti si sbaglieranno anche quest’anno, anche se la Fed dovrebbe aumentare i tassi di interesse e le altre banche centrali dare inizio a una fase di tapering. Detto ciò, gli investitori devono ricercare attentamente un equilibrio tra duration e rischi di credito. Anche se le valutazioni del debito dei mercati emergenti sono diventate meno interessanti, uno spostamento verso la qualità può continuare a portare dei risultati». La politica monetaria della Banca centrale europea resta un nodo chiave dal quale non si potrà prescindere in tutto il 2018, a sottolinearlo sono molti esperti. Come riassume l’Outlook 2018 sul Foxed Income europeo di Franklin Templeton Investments: «Con pochi segnali di ripresa dell’inflazione, la Bce rimane impegnata a significativi livelli di quantitative easing fino almeno a settembre 2018 quindi il suo orientamento accomodante potrebbe limitare la portata di un incremento dei rendimenti delle obbligazioni europee. Ciononostante, gli sviluppi politici potrebbero far aumentare la volatilità nei mercati e gli investitori dovrebbero essere pronti a trarre vantaggio da tali opportunità. Riteniamo che i rendimenti delle obbligazioni dell’eurozona potrebbero muoversi un po’ più in alto ma l’incremento verrà limitato dal continuo livello di acquisti della Bce almeno fino a quando le autorità inizieranno a segnalare i loro prossimi passi della politica monetaria alla fine dell’anno».

Da non perdere di vista i corporate bond e strumenti più strutturati

Per Wolfgang Bauer, gestore dell'M&G Absolute Return Bond Fund, invece, il discorso si allarga anche ad altri prodotti. «Attualmente vediamo alcune buone opportunità tra i bond subordinati finanziari e nell'area delle obbligazioni societarie ibride. Scegliendo i giusti emittenti, crediamo che questi asset possano fornire un'interessante occasione di rendimento a fronte di un modesto aumento del rischio di credito», spiega, aggiungendo che «per il futuro, riteniamo che vi siano validi motivi per rimanere ottimisti. È probabile che la Bce continui a procedere con molta cautela nel tentativo di normalizzare la politica monetaria. Un contesto caratterizzato da un'accelerazione dell'attività economica e da una modesta inflazione dovrebbe continuare a fornire un solido sostegno alle obbligazioni societarie europee».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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