Credito e investimenti

    Mifid2, Ifrs9 e Psd2: ecco le nuove regole per banche e risparmio

    La guida a tutte le novità per il settore che entrano in vigore nel 2018 - Tre riforme che entrano in vigore nel 2018. E che rischiano di avere rilevanza particolare per il settore bancario, i risparmiatori e per i pagamenti in ragione di tutte le novità che si portano dietro. Si tratta delle nuove direttive sui servizi di investimento, la Mifid2, sui servizi di pagamento, la Psd2. E dei nuovi standard contabili, Ifrs9, di cui bisognerà tener conto per i prossimi bilanci. Di seguito riportiamo una mini Guida con tutte le principali novità. Ogni testo è diviso in tre punti: Che cosa prevede; Le conseguenze; I Punti aperti. Buona lettura.

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    CHE COSA PREVEDE

    Tra i nuovi presidi a difesa dei risparmiatori/investitori, la Mifid2 prevede due importanti novità, i cui nomi forse resteranno più tra gli addetti ai lavori, ma che avranno conseguenze notevole per gli investitori e per i mercati. Si tratta della product governance e della product intervention.

    La product governance
    La prima indica la fase a valle della “costruzione” di un prodotto finanziario ed in questo processo confluiscono tutti i fili di Mifid. Quando si costruisce un prodotto da distribuire ai risparmiatore la società produttrice deve definire, in linea di massima, un target positivo e uno negativo (il primo è rappresentato dai soggetti per i quali i prodotti sono adeguati, il secondo da coloro per i quali invece il prodotto va sempre escluso). Il consulente deve poi individuare tra i suoi clienti “reali” quali rientrano nel target positivo o negativo.

    La product intervention
    Questo istituto prevede la possibilità per le authority competenti di stabilire il divieto o limitazione di vendita di strumenti finanziari o depositi strutturati, anche prima della commercializzazione. È tuttavia un potere che potrà essere usato solo in casi estremi, quando sia l’unica possibilità per garantire la protezione degli investitori o evitare minacce all’ordinato funzionamento e all’integrità dei mercati.

    LE CONSEGUENZE

    La Mifid2 porta con sé una serie di cambiamenti radicali nel business della consulenza finanziaria: dalla maggiore trasparenza sui costi a una maggiore pressione sui ricavi degli intermediari; dall’affermazione di modelli di offerta del servizio su base indipendente, alle maggiori competenze richieste a ogni singolo consulente.

    Da logiche di prodotto al servizio
    Per il cliente ci sarà quindi la possibilità di beneficiare di una consulenza finanziaria indipendente, segnando così il passaggio da una logica di prodotto a una logica di fornitura del servizio. Una spinta in tale direzione può arrivare dalle società di consulenza finanziaria (Scf) e dai consulenti autonomi, che prestano il servizio su base indipendente senza alcun rapporto con gli intermediari e vengono remunerati a parcella solo dal cliente come un qualsiasi altro professionista (architetto, avvocato e così via). Gli intermediari potranno prestare il servizio su base indipendente o non indipendente, ma con strutture diverse: la stessa persona fisica non può offrire contemporaneamente le due forme di consulenza. Chi presta il servizio su base indipendente non potrà ricevere o trattenere alcun tipo di incentivo al collocamento di determinati prodotti dalle società. Per contro la “vecchia” forma di consulenza non indipendente potrà continuare a basarsi sulle retrocessioni, a condizione però che ci sia un effettivo innalzamento della qualità del servizio offerto al cliente.

    La Mifid2 ha la finalità di rendere più comparabili tutti i costi, che dovranno essere in ogni caso esplicitati, dettagliati e giustificati. Al fine di assicurare agli investitori un livello di protezione più elevato, la Mifid2 prevede per i consulenti vincoli più stringenti in termini di aggiornamento e formazione.

    I PUNTI APERTI

    Con l’arrivo di Mifid2, ci sarà una rivoluzione sui mercati obbligazionari e, in particolare, su tutti gli strumenti fino a oggi negoziati fuori dai mercati regolamentati, i cosiddetti Over the counter (Otc). Un cambiamento di scenario che in realtà sarà un “work in progress”, che inizierà domani e proseguirà per diversi mesi con tutta una serie di aggiustamenti.

    L’importanza dei dati
    Uno dei temi più rilevanti su questo fronte sarà il monitoraggio dei dati. Per esempio se un intermediario desidera continuare a operare fuori mercato (via voce, chat, messaging o in altra forma) lo potrà ancora fare, in assenza di un obbligo a usare trading venue (mercati regolamentati, Mtf e Otf), ma senza superare determinate soglie. Diversamente sarà costretto a registrarsi come internalizzatore sistematico, andando incontro a costi non indifferenti. A quel punto dovrà trasferire i flussi sulle trading venue multilaterali raggiungendo così l’obiettivo di Mifid2, oppure dovrà monitorare gli scambi realizzati Otc per non superare le soglie massime previste. L’obiettivo è di garantire più trasparenza alle negoziazioni e più protezione agli investitori. Tutto sarà più tracciabile.

    La proliferazione dei codici
    C’è poi da considerare l’estensione del raggio di azione a un numero di strumenti e controlli più ampio rispetto alla prima Mifid. Basti pensare al processo di attribuzione di un codice Isin a tutti gli strumenti finanziari, derivati compresi. È sufficiente fare riferimento al mercato dei cambi, per immaginare come esploderà il numero di Isin da gestire. Sarà tutto “codificato” e non solo gli strumenti. I soggetti che non hanno un “codice Lei”, che va richiesto a Unioncamere a fronte di un minimo costo annuo, non potranno fare “trade” con le banche.

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