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«Più trasparenza sui costi, serve più efficienza»

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Finanza personale

«Più trasparenza sui costi, serve più efficienza»

  • –Alessandro Graziani

«Con l’entrata in vigore della direttiva Mifid 2 avremo più trasparenza sui costi dei prodotti e servizi finanziari per i clienti e una spinta ulteriore alla ricerca dell’efficienza per tutti i player dell’industria finanziaria, che nell’anno appena iniziato dovrà confrontarsi anche con la direttiva Psd2 sui pagamenti e con la nuova regulation sul capitale delle banche». Alessandro Foti, amministratore delegato e direttore generale di FinecoBank, è convinto che i cambiamenti introdotti da Mifid 2 saranno «rilevanti» per i risparmiatori sia in termini di maggiore trasparenza che di product governance.

In concreto cosa cambierà?

La novità più rilevante riguarda l'obbligo di fornire al cliente una sintesi esaustiva dei costi complessivi dei vari servizi finanziari. Con una comunicazione di due tipi. Una ex ante, in cui si fornisce al cliente una stima preventiva dei costi da sostenere prima di effettuare un investimento. Una ex post, con il rendiconto puntuale dei costi totali sostenuti.

In cosa consistono i cambiamenti della product governance?

Detto con semplicità: a fronte della vendita di ciascun prodotto finanziario, serve una pre-analisi che certifichi che il prodotto sia in linea con le esigenze del cliente e che valuti il rapporto costo/beneficio per quel tipo di cliente.

Per l’industria finanziaria si delinea una contrazione dei margini dovuta all’aumento dei costi indotta dalle nuove regole?

I margini si ridurranno con Mifid2, proseguendo una tendenza che va avanti già da anni e che richiede sempre maggiore efficienza. Teniamo conto che nei prossimi anni difficilmente mercati registreranno un trend rialzista come quello degli anni passati, con i tassi che resteranno comunque a livelli bassi. In Italia poi c’è un sensibile aumento dell'educazione finanziaria della clientela che, inevitabilmente, guarda sempre più ai costi di un investimento.

I recenti crack bancari sembrano dimostrare il contrario...

Diciamo che un crescente numero di risparmiatori sta migliorando l’educazione finanziaria per necessità. L'Italia è un Paese mediamente vecchio e con una crescita economica bassa. La situazione di nuclei familiari in cui il patrimonio pesa più del reddito è e sarà sempre più diffusa. E quando il reddito dipende dall’investimento del patrimonio, l’attenzione ai costi è maggiore.

Cosa cambia per banche e sgr?

Tutte le industrie di ogni settore si trovano spesso alle prese con una contrazione dei margini. L'imperativo è aumentare l’efficienza dei processi, accentrando e digitalizzando l’operatività di back office in modo da lasciare al consulente finanziario tutto il tempo di dedicarsi in esclusiva al rapporto con la clientela. Ma conterà sempre più anche l’impegno a migliorare la qualità dei servizi. Se si riesce a dare un valore aggiunto, il cliente accetta di pagare consapevolmente un prezzo più alto.

Mifid2 impone nuovi oneri di product governance ai distributori ma anche agli asset manager, ovvero i produttori. Il doppio aumento dei costi imporrà un ripensamento al modello distributivo multibrand ?

L’approccio multibrand diventa certamente più oneroso e se lo potrà permettere solo chi sarà efficiente. Noi intendiamo continuare con questa strategia perché riteniamo che il cliente deve poter scegliere.

Da oggi entra in vigore anche la direttiva Psd2 che liberalizza i servizi di pagamento aprendo definitivamente le porte al variegato mondo del fintech. Che conseguenze avrà per l’industria finanziaria tradizionale?

La sfida alle banche è a tutto campo e ci saranno vinti e vincitori. Da tempo player come PayPal sono operativi ma in modo simbiotico con le banche. Servizi già attivi come Apple Pay hanno comportato un’erosione dei margini ma senza intaccare a fondo il ruolo della banca. La vera discontinuità introdotta dalla direttiva Psd2 riguarda l’obbligo per le banche, solo dopo l’autorizzazione del cliente, di consentire a operatori terzi l’accesso ai dati sui movimenti bancari del cliente. Non è scontato che accada.

Perché? Non ha appena detto che le banche saranno obbligate a farlo?

Solo se il cliente lo autorizza. E qui sta la vera sfida , perché il cliente soddisfatto dei servizi forniti dalla propria banca non avrà motivo di fornire i propri dati a un operatore terzo. Di fatto, solo chi ha una robusta relazione con il cliente riuscirà a sostenere la concorrenza dei nuovi attori che si affacceranno sul mercato.

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