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Debito pubblico, la raccolta 2018 si ferma a 390 miliardi

L’ANNO

Debito pubblico, la raccolta 2018 si ferma a 390 miliardi

Il 2018 sarà un’annata più “leggera” rispetto al 2017, per la gestione del debito pubblico italiano, sotto diversi punti di vista: meno aste, meno titoli a medio lungo termine in scadenza ma anche meno acquisti dal QE, nonostante l’impennata del reinvestimento dei titoli in scadenza nel bilancio della Bce. Quest’anno però sarà per contro più pesante, rispetto all’anno passato, in termini di aumento del rischio politico strettamente italiano, a causa delle elezioni: i mercati non dimenticheranno che lo spread BTp/Bund si è allargato, superando la soglia dei 200 punti a inizio 2017 per la turbolenza generata dall’incertezza dell’esito elettorale in Francia, poi rientrata con la vittoria di Emmanuel Macron.

L’ammontare delle emissioni lorde, cioè la somma di tutte le aste dei titoli di Stato, sarà comunque più bassa di ben oltre 20 miliardi quest’anno rispetto all’anno passato, portandosi nel 2018 sotto i 400 miliardi con un importo totale di raccolta stimato leggermente al di sotto dei 390 miliardi, al netto delle eventuali operazioni di concambio (l’acquisto da parte del Tesoro di titoli con scadenza ravvicinata scambiati con la contestuale emissione di titoli con durata extra-lunga). Nelle linee guida 2018, il Tesoro preannuncia che «il fabbisogno di cassa del settore statale è previsto attestarsi su livelli più bassi del 2017, passando da circa il 3,4 per cento al 2,8 per cento del Pil, ed è pertanto prevedibile che nel 2018 si assista ad una contestuale riduzione dei volumi di titoli a medio-lungo termine complessivamente offerti al mercato».

Il 2017 ha invece chiuso sopra la soglia dei 400 miliardi: le emissioni lorde hanno toccato un totale pari a poco meno di 413,7 miliardi, al netto dei concambi. Per inciso, i titoli di Stato emessi in concambio l’anno scorso sono stati circa 13,4 miliardi, dando una netta sforbiciata agli importi in scadenza nel 2018 e nel 2019, e dunque il totale emesso omnicomprensivo è stato di 427,1 miliardi circa: il concambio riduce le distorsioni del mercati sui titoli troppo richiesti e sotto “squeeze”, alleggerisce le annate con rimborsi pesanti (il 2017, il 2018 ma soprattutto il 2019) e consente di tagliare lo stock del debito pubblico.

Il pagamento delle cedole dei titoli di Stato nel 2018, per quanto contenuto per i bassi rendimenti, resta elevato rispetto agli altri Stati europei: 51 miliardi i coupon italiani contro i 37 miliardi dei francesi e i 27 miliardi degli spagnoli, calcola Unicredit.

Più leggero rispetto al 2017 si presenta il calendario 2018 dei titoli di Stato da rimborsare: quest’anno arrivano a scadenza, escludendo i BoT, titoli per un totale complessivo di circa 184 miliardi (di cui 3 miliardi del programma estero), un importo inferiore di circa 30 miliardi rispetto al volume delle scadenze affrontate nel 2017. Nel dettaglio, quest’anno non vi sarà alcun BTp Italia in scadenza rispetto ai 35 miliardi rimborsati nel 2017 di questo speciale Buono del Tesoro indicizzato all’inflazione italiana. Nel 2018 scadranno 135 miliardi di normali BTp contro i 120 dell’anno passato ma in compenso nel 2018 non scadranno CcT (contro i 7,8 del 2017): pressoché uguali invece gli importi dei CcTeu e dei CTz in scadenza nelle due annate.

Il 2018 vedrà tuttavia un impatto benefico più “leggero” del QE nella gestione del debito pubblico italiano. Dal 2 gennaio 2018 il programma APP della Bce, che comprende titoli di Stato (per l’80%), bond di emittenti sovrannazionali e agenzie, cartolarizzazioni, obbligazioni societarie e covered bond, viene dimezzato da 60 a 30 miliardi di acquisti mensili e questo di sicuro accadrà nei primi nove mesi dell’anno. Gli addetti ai lavori stimano che la Bce-Banca d’Italia acquisteranno 4 miliardi al mese circa di titoli di Stato italiani (a valore facciale) nei primi nove mesi del 2018, rispetto agli 8-8,5 miliardi di media risultata con il programma da 60 miliardi mensili. Gli esperti della materia stimano che Bce-Banca d’Italia acquisteranno quest’anno tra i 31 e i 36 miliardi di titoli di Stato italiani con il QE ridotto a 30 miliardi al mese: a questo importo potrebbero aggiungersi altri 3 miliardi nel caso in cui la Bce dovesse annunciare una riduzione degli acquisti da 30 a 10 miliardi al mese per l'ultimo trimestre 2018.

In compenso, la Bce reinvestirà 110 miliardi incassati con i titoli che scadranno nel programma PSPP (public sector purchase programme) nel 2018 (103 tra gennaio e novembre con altri 6 miliardi circa stimati dagli addetti ai lavori per il mese di dicembre 2018): stando alle stime del mercato, la Bce potrebbe reinvestire quest’anno fino a 20 miliardi in titoli di Stato italiani, usando l’incasso di quelli in scadenza. Il totale degli acquisti di titoli del debito pubblico italiano potrebbe aggirarsi quindi complessivamente nel 2018 attorno ai 60 miliardi: non poco in un’annata dominata dalle elezioni e dal rischio politico.

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