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Un debutto con pochi scambi (e alcuni dubbi)

Finanza personale

Un debutto con pochi scambi (e alcuni dubbi)

  • –Vito Lops

Happy new (Mifid2) year. Il nuovo anno finanziario inizia con una novità imponente per l’industria finanziaria. Banche, consulenti, risparmio gestito. E tutti coloro che operano ogni giorno nelle sale operative sono toccati dalla nuova direttiva europea sui mercati finanziari, paragonata dagli addetti ai lavori a un evento sismico. Una scossa che ha agitato ogni angolo della finanza. Perché una direttiva che impone che tutti i prodotti derivati debbano avere un codice Isin, o che intende limitare il forte potere che finora hanno avuto le dark pools (la finanza ombra) - solo per citare due delle numerose novità di un impianto normativo il cui scopo principale è «assicurare che i prodotti finanziari siano negoziati in sedi regolamentate» - appare nei fatti rivoluzionaria. Certo, non semplice da gestire a livello informatico e tecnologico per gli addetti ai lavori. Stando alle stime della società di consulenza Opimas, l’implementazione della Mifid 2 finirà per costare all’industria finanziaria due miliardi e mezzo di euro complessivi, con un conto che per le singole grandi banche potrebbe aggirarsi in media sui 40 milioni di euro.

Quale è stata intanto la reazione a caldo dei mercati nella prima giornata della nuova era Mifid 2? «È presto per dirlo ma abbiamo assistito a livello europeo a una contrazione dei volumi - spiega un operatore che preferisce restare anonimo -. Ma i veri effetti si valuteranno però nei prossimi mesi. Le ricadute più importanti potranno vedersi sul mercato dei bond dato che sono pochissimi, circa 600, quelli dichiarati “liquidi” dalla normativa».

Il calo dei volumi al momento può essere però anche legato alla fisiologica contrazione tipica dei periodi festivi. «Ieri gli scambi a Piazza Affari hanno superato di poco quota 2 miliardi di controvalore - spiega il trader Davide Biocchi -. Siamo sotto la media intorno ai 2,5 miliardi ma si tratta comunque di volumi superiori ai tre giorni natalizi quando gli scambi non sono andati oltre 1,5 miliardi di euro».

«Un numero elevato di investitori facoltosi non è ancora “compliant” con la Mifid 2 e ha avuto ieri difficoltà nelle operazioni di trading» spiega un trader alla Reuters. Un altro operatore racconta che gran parte della sua giornata è stata dedicata a risolvere i problemi dei suoi clienti piuttosto che concentrarsi sulle vendite.

«Alcuni clienti preferiscono passare attraverso il loro principale broker piuttosto che da noi per assicurarsi che le cose vadano bene», spiega un trader di intermediazione di secondo livello, a proposito delle complicazioni pratiche riscontrate nel primo giorno “post-Mifid 2”. Insomma, un po’ di maretta c’è stata ma è troppo presto per capire se continuerà e quanto durerà questa inevitabile fase di assestamento delle istituzioni finanziarie a quella che a tutti gli effetti può essere considerata una rivoluzione. Pensata per il bene dei risparmiatori e della trasparenza dei mercati. Un grande impianto regolamentare che però arriva in Europa proprio nel momento in cui dagli Stati Uniti il presidente Donald Trump spinge per una forte deregolamentazione del comparto.

.@vitolops

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