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L’effetto «folla» e il successo di un progetto

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CROWDFUNDING

L’effetto «folla» e il successo di un progetto

Con le nuove regole appena approvate, si possono usare le piattaforme specializzate in equity crowdfunding per alimentare il capitale di tutte le piccole e medie imprese, non più soltanto in quelle innovative. E si sviluppa la connessione tra il risparmio e l’investimento nell’economia reale. Ma come ogni strumento finanziario innovativo, anche questo può essere saggiamente utilizzato solo se ben conosciuto.

Il successo dell’equity crowdfunding, cresciuto in Europa con percentuali a due-tre cifre nei pochi anni dalla sua nascita, può generare giudizi entusiasti o preoccupazioni e timori, a seconda che prevalga la convinzione che ogni forma di aumento delle opportunità di investimento nelle imprese che costituiscono il nerbo dell’economia reale sia un progresso, oppure che sia considerata più importante l’esigenza di proteggere i risparmiatori dalla difficoltà di conoscere l’entità dei rischi che corrono le imprese nelle quali investono. E in effetti il regolamento Consob è molto concentrato su quest’ultimo punto.

Ma non c’è solo questo dilemma. Il crowdfunding, anche nella sua versione finanziaria, affronta un problema economico piuttosto rilevante. Il suo valore non consiste soltanto nella sua capacità di distribuire l’opportunità di investire in capitale di rischio aprendola a una quantità di persone molto più grande di quella che di solito è in grado di comprare quote delle startup nelle prime fasi del loro sviluppo. In realtà, il crowdfunding consente di risolvere un paradosso tipico dell’innovazione nell’economia della conoscenza.

Nel contesto attuale, caratterizzato da forti cambiamenti di scenario e accelerato progresso tecnologico, non è per nulla facile avere un’idea del valore delle proposte imprenditoriali. Tipicamente si decide in base all’esperienza: se in passato una certa impresa o un certo imprenditore hanno avuto successo, allora si può pensare che lo abbiano anche in futuro. Ma questo ragionamento ha sempre meno valore in una fase di radicali trasformazioni dello scenario competitivo. Ed è proprio a questo proposito che l’equity crowdfunding produce un potenziale rinnovamento. Perché ogni progetto che cerca di essere finanziato su una piattaforma di equity crowdfunding, oltre a spiegare nella massima trasparenza tutte le caratteristiche aziendali e tecnologiche del potenziale beneficiario, stabilisce una soglia minima di capitale raccolto che definisce il confine tra il successo oppure l’insuccesso dell’operazione. Quando viene lanciato, un progetto dichiara infatti anche quanto vuole raccogliere: i risparmiatori che accettano di finanziarlo impegnano un certo ammontare, ma sanno anche che se il minimo di raccolta previsto dal progetto non dovesse essere raggiunto riavrebbero indietro tutti i soldi. È questa l’essenza del concetto di collaborazione in “crowd”: la valutazione la fa l’insieme della comunità che investe e non il singolo o la somma dei singoli investitori. Una sola persona può avere una conoscenza limitata della qualità dell’investimento. Ma un insieme di persone che valutano quell’investimento in maniera indipendente l’una dall’altra può essere considerato un sistema di valutazione più sicuro e rassicurante. La saggezza della folla applicata alla finanza non è una garanzia di successo, ma può mitigare il rischio. Consob vigilando.

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