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I big del credito alla corsa dei bond

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Obbligazioni

I big del credito alla corsa dei bond

  • –Mara Monti

Milano

Da Mps a Ubi Banca passando per Intesa Sanpaolo e Cariparma. Un inizio d’anno con il botto per le banche italiane sul fronte del credito che già nelle prime sedute si sono mostrate molto attive. Una tendenza che vale per tutta l’Europa: soltanto ieri sono stati sei gli emittenti finanziari ad emettere bond. La finestra favorevole durerà ancora una decina di giorni, prima dell’inizio del black out period che anticipa la pubblicazione dei dati di bilancio a cui seguirà in Italia la fase pre elettorale. Quindi è probabile che chi abbia in programma di fare funding, scelga questi primi giorni dell’anno.

Ad approfittare del momento favorevole è stato Monte Paschi di Siena che ieri ha iniziato il road show a Londra per la sua emissione inaugurale del bond T2 a 10 anni con call dopo il quinto anno. Finora sono una settantina gli investitori che si sono mostrati interessati al deal al punto che è stato necessario organizzare due giornate sulla piazza di Londra per incontrarli tutti, secondo i coordinator. Domani il roadshow terminerà a Milano. Per Mps questo è il primo prestito sindacato dopo l’ultimo bond senior del 2014 e il covered bond del 2015.

L’emissione servirà per ricostituire il capitale nella parte T2 per un ammontare di 1,4 miliardi di euro da realizzare entro il 2018. Un obiettivo difficilmente raggiungibile con una sola emissione quindi altri bond sono attesi durante l’anno.

L’operazione servirà anche per capire come il mercato percepisca il più antico istituto di credito al mondo dopo il piano di ristrutturazione, la riconversione dei bond per 4,3 miliardi in azioni, l’aumento di capitale e soprattutto l’entrata nel capitale dello Stato che ora controlla il 68% della banca.

Una prima valutazione sarà il prezzo per definire il quale si guarda a un paniere di titoli dal bond di Bper Banca cedola 5,125% a 10 anni che ieri quotava 4,17%, al bond Banco Bpm a 10 anni scambiato al 4% entrambi con una call a 5 anni. Tra i periferici, i titoli di riferimento sono il bond T2 del Banco Commercial Portugues collocato lo scorso novembre e scambiato al 4,21% e la portoghese Caixa General de Depositos che lo scorso anno aveva collocato un T1 e ora viaggia sul 6 per cento. A pesare sull’operazione sono soprattutto gli Npls ancora nel bilancio di Mps,circa 30 miliardi di euro, in fase di cartolarizzazione. Anche per questi elementi di debolezza, gli analisti stimano una cedola superiore al 5 per cento. Per Fitch il rating del bond è stato valutato CCC+ sette punti sotto l’investment grade, per Moody’s Caa2. Global coordinator del deal sono Goldman Sachs e a Mediobanca mentre joint bookrunner sono BofA, Merrill Lynch, Barclays, Jp Morgan, Mps Capital Service e Ubs.

Dopo Credit Agricole-Cariparma che ha collocato un covered bond a 20 anni da 500 milioni di euro, ieri è stata la volta di Ubi Banca con una dual tranche (6,5 anni e 12 anni) da 1 miliardo di euro, raccogliendo richieste per 1,3 miliardi. Entrambe le tranche sono state collocate con uno spread al di sotto del BTp. Le due emissioni sono state sottoscritte da asset managers (41% dell'emissione), banche centrali e supranationals (41%), banche (9%) ed assicurazioni (9%). Complessivamente, la distribuzione geografica ha visto l’Italia con il 43%, Germania e Austria 41%, Francia 9%, Svizzera 3%, Paesi Nordici 2 per cento.

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