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Saipem e St spingono Milano a nuovi massimi. Il Brent supera i 70 dollari

la giornata dei mercati

Saipem e St spingono Milano a nuovi massimi. Il Brent supera i 70 dollari

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Seduta contrastata per le Borse europee (qui i principali indici). Se Piazza Affari ha aggiornato i massimi da agosto 2015 beneficiando delle indicazioni incoraggianti arrivate dai verbali dell'ultimo consiglio direttivo della Bce sul fronte della ripresa economica (e non lasciandosi spaventare da quelle su un possibile cambio della guidance di politica monetaria), Francoforte ha chiuso in rosso, risentendo ancora dell'incertezza politica. Il FTSE MIB milanese ha registrato la migliore prestazione del Vecchio Continente guadagnando lo 0,64% al traino di Saipem (+3,65%), premiata dal rialzo del prezzo del petrolio, e Stmicroelectronics (+2,2%), sostenuta dal giudizio degli analisti del Credit Suisse. Positivi anche in bancari, mentre le vendite hanno colpito il lusso, con Monclergiù dell'1,64% e Yoox Net-A-Porter Group del 3,58%. Sul mercato dei cambi, l'euro chiude sopra quota 1,20 dollari, riconquistata dopo la pubblicazione delle minute Bce. In Germania, Angela Merkel, ha dichiarato di vedere ancora «grandi ostacoli» di fronte alla possibilità di un accordo di governo tra conservatori e social-democratici, che comunque è atteso oggi in serata. In più in mattinata l'istituto tedesco di statistica ha indicato che nel 2017 il pil è salito del 2,2%, contro attese attorno al 2,3%.
Intanto il Brent ha superato i 70 dollari al barile per la prima volta dal dicembre 2014. La consegna marzo 2018 ha toccato un massimo a 70,05 dollari ancora sotto l'effetto delle scorte settimanali di greggio Usa diffuse ieri, che hanno segnato l'ottavo calo consecutivo. Parallelamente aggiorna il top da oltre tre anni anche il Wti: il contratto febbraio raggiungendo un massimo a 64,77 dollari al barile.

Oltreoceano, in rialzo Wall Street, segno che gli investitori sono tornati a concentrarsi con ottimismo sulla stagione delle trimestrali che comincia formalmente domani con i conti di JpMorgan, Wells Fargo e BlackRock. A parte l'impatto negativo - già annunciato da vari gruppi come AmEx, Goldman Sachs e Morgan Stanley - che si osserverà nei bilanci relativi agli ultimi tre mesi del 2017 sulla scia della riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale, in generale gli analisti si aspettano dalla Corporate America utili e guidance migliori del previsto. La Cina, inoltre, per il momento non preoccupa più: Pechino ha smentito indiscrezioni secondo cui stava pensando di rallentare o fermare l'acquisto di Treasury, che oggi restano comunque in calo dopo i verbali della riunione di dicembre della Banca centrale europea.

Focus sulle banche , allunga St
A Piazza Affari il focus resta sulle banche, che hanno rialzato la testa dopo una partenza con il segno meno, provocata dalla pressione dei realizzi dopo la volata messa a punto la vigilia. In particolar modo si mettono in evidenza le azioni di Intesa Sanpaolo, dopo che ieri l'istituto ha comunicato che sono in corso trattative con il colosso finanziario scandinavo, Intrum Justitia, per la compravendita della piattaforma di servicing e di un portafoglio di Npl. Bene anche Banco Bpm, Banca Pop Er e Ubi Banca, così come Unicredit . Occhi puntati inoltre su Mediobanca, sull’onda della notizia che Pirelli & C ha venduto con un private placement la sua partecipazione pari all’1,78% del capitale sociale. La società della Bicocca ha incassato 152,8 milioni. Si mette in evidenza Stmicroelectronics che , dopo un avvio in linea con il mercato, allunga decisamente il passo con un progresso di oltre il 3%, sostenuta da un report di Credit Suisse.

Fca sale ancora, bene i petroliferi

Fiat Chrysler Automobiles è tornata a salire dopo una seduta in altalena. Il titolo ha chiuso a 19 euro. L'andamento del prezzo del greggio, ai massimi da fine 2014, sostiene le Eni e le Saipem, oltre che le Tenaris. E' debole invece il settore della moda con Moncler e Salvatore Ferragamo in calo. Yoox Net-A-Porter Group registra la performance peggiore del Ftse Mib.

Telecom e Mediaset sotto la lente

Telecom Italia rimane sotto la lente, mentre il mercato si interroga sulla strategia del gruppo alle prese con il nuovo piano industriale che verrà svelato a inizio marzo, le trattative con il governo per la gestione della golden power e l’attesa per un eventuale accordo con Mediaset sul fronte dei contenuti, mentre tra l’altro si avvicina la scadenza del 22 gennaio entro la quale dovranno essere presentate le offerte per i diritti tv sulla serie A.

I vertici del gruppo di tlc stanno trattando con i sindacati per ridurre e svecchiare il personale del gruppo e secondo le indiscrezioni raccolte da Radiocor Plus l’azienda di tlc mette in conto ben 700 milioni di euro per poter pagare da quest'anno il piano di turn over generazionale. I numeri esatti, molto probabilmente, verranno annunciati il 6 marzo, in occasione della presentazione del piano industriale. Piano che dovrebbe mettere al centro A accordi sui contenuti con le principali emittenti tv tra le quali anche Mediaset, sempre che si sblocchi l'impasse legata alle cause intentate dal Biscione contro Vivendi. Mediobanca ritiene che alla fine verrà siglato in tempi brevi un accordo tra Vivendi e Mediaset, in considerazione delle scadenze per i diritti sulla serie A e dell’approssimarsi delle elezioni politiche in Italia. Gli analisti di Piazzetta Cuccia hanno emesso giudizi positivi sia sulle azioni di Telecom, sia su quelle di Mediaset. Per altro hanno una raccomandazione favorevole su Telecom anche gli esperti di Equita, che puntano l’indice sulle indiscrezioni riportate oggi dal Sole 24 ore, secondo le quali Tim avrebbe già presentato a fine dicembre il piano per l`implementazione delle prescrizioni richieste dal governo nell`ambito dell`esercizio del golden power.

Tra le piccole società, sale Unieuro dopo i conti
Fuori dal paniere principale Unieuro guadagna terreno, dopo che l’azienda ieri a mercati chiusi ha comunicato i conti dei suoi primi nove mesi, archiviati con un giro d’affari di 1,3 miliardi, in rialzo del 10,9%, e un utile di 19,2 milioni, in progresso del 4,3%.

Spread BTp-Bund sotto 150 punti, vola il rendimento del decennale tedesco

Sull'0bbligazionario, si stringe lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario telematico dei titoli di Stato, che torna sotto quota 150 punti in una giornata che, dopo la diffusione della minute Bce, ha visto in forte risalita il rendimento del Bund tedesco. Sul circuito Mts il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco termina, infatti, a 146 punti base dai 156 punti base registrati al closing ieri. Ma sono da evidenziare soprattutto i movimenti sulla curva dei rendimenti che vede il rendimento del decennale italiano in rialzo al 2,06% dal 2,04% del riferimento della vigilia e il rendimento del Bund tedesco impennarsi allo 0,60% dallo 0,48%, tornando sui livelli di agosto.

Negli Usa dati macro deludenti

Nei sette giorni conclusi il 6 gennaio il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è cresciuto per la quarta settimana di fila, deludendo le aspettative, ma gli esperti restano convinti che i progressi del mercato del lavoro continueranno anche nel 2018. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite di 11.000 unità a 261.000, il massimo in quasi quattro mesi, dopo le 150.000 della settimana precedente (invariato rispetto alla prima stima). Gli analisti attendevano un calo a 245.000. Il valore si attesta in media sotto quota 300.000 da quasi tre anni, la serie migliore dal 1970. La media delle quattro settimane, più attendibile in quanto non soggetta alle fluttuazioni del mercato, è salita di 9.000 a 250.750 unità. Sempre Oltreoceano è stato annunciato che i prezzi alla produzione sono calati a sorpresa in dicembre e per la prima volta in oltre un anno, ovvero dal 2016. Il dato segnala che le pressioni inflazionistiche restano nel complesso basse, nonostante i miglioramenti dell'economia. Come reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,1%, mentre le stime erano per un rialzo dello 0,2%. In novembre l'indice era salito dello 0,4% (invariato rispetto alla prima stima). Rispetto a dicembre 2016 il dato è salito del 2,6%, l'aumento annuale maggiore dal 2011.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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