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Golden power, Tim consegna il piano

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Golden power, Tim consegna il piano

  • –Antonella Olivieri

Telecom ha consegnato a Palazzo Chigi a fine dicembre il piano per adempiere alle prescrizioni sul golden power, in anticipo rispetto al termine del 16 gennaio. A quanto risulta, l’azienda ha individuato le aree “sensibili” per la sicurezza nazionale con interventi limitati che non comportano problemi per il business n particolari oneri in termini economici, un piano che necessita per un confronto con la controparte statale in quanto non rispetterebbe alla lettera le disposizioni del decreto che pongono questioni di attuabilit.

Il nodo in particolare riguarda l’organizzazione di sicurezza, che dovrebbe essere istituita all’interno di Telecom, dotata di autonomia, struttura dedicata, risorse finanziarie e strumentali e che, secondo il decreto di met ottobre (difesa e sicurezza nazionale), dovrebbe avere voce in capitolo in tutti i processi decisionali riguardanti le attivit giudicate strategiche: Sparkle, Telsy e la stessa rete di tlc che, per, a differenza degli altri due asset, non separata in una societ per azioni. Questa nuova unit organizzativa dovrebbe essere affidata a un funzionario alla sicurezza, scelto tra una terna di nomi proposti dal Dis, il dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio. Se questo prevede il decreto, il problema pratico capire se e come questo funzionario, che guider una struttura con personale aziendale, possa o debba essere un dipendente Telecom e a chi debba rispondere gerarchicamente.

Una questione che richiede riflessioni complesse e che intuitivamente non potr essere risolta in tempi brevi, tanto pi che il Governo non ha ancora costituito il comitato di monitoraggio - con rappresentanti di Palazzo Chigi, del Dipartimento di sicurezza, dei ministeri degli Interni, della Difesa e del Mise - che, come stabilisce il decreto, competente per ricevere e esaminare il piano, riferendone poi al comitato poteri speciali. Salvo che si decida di accettare tout court le misure proposte da Telecom, difficilmente dunque la risposta governativa arriver prima che scada il termine per inoltrare un eventuale ricorso.

Telecom sta cercando di arrivare a una soluzione consensuale, dialogando con il Governo. E per questo ha lasciato scadere i termini (60 giorni) per impugnare davanti al Tar del Lazio sia il primo che il secondo decreto con i quali l’Esecutivo ha esercitato i poteri speciali. Ma ha ancora una seconda possibilit, prevista in alternativa dall’ordinamento, che quella del ricorso al Capo dello Stato che, a differenza del ricorso al Tar, per inappellabile. In compenso i tempi sono pi lunghi (120 giorni): il termine per il ricorso scade il 13 febbraio per il primo decreto ex articolo 1 della legge sul golden power, che il pi problematico, e il 2 marzo per il secondo decreto, relativo agli asset strategici di interesse nazionale.

La compagnia guidata da Amos Genish, che sul dossier assistita dall’avvocato Claudio Tesauro dello studio BonelliErede, spera ancora di definire la questione senza dover fare ricorso che, tuttavia, in caso di non risposta o di risposta negativa al piano presentato, diventerebbe inevitabile a scopo cautelativo. Quanto alla sanzione per la tardiva notifica, con un valore minimo pari all’1% del fatturato - un rischio dell’ordine di 300 milioni -, si aspetter probabilmente di conoscerne l’entit prima di decidere eventuali impugnative. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha spiegato di aver interpellato il Consiglio di Stato per sapere se il Governo debba attenersi a riguardo alla lettera della legge o se invece abbia margini di discrezionalit se Telecom accetter di adempiere a tutte le prescrizioni.

La posizione di Vivendi - che assistita da Filippo Modulo dello studio Chiomenti - invece differente. In quanto gruppo residente all’estero, la media company presieduta da Vincent Bollor ha 90 giorni di tempo per ricorrere: il termine per il Tar, nel suo caso, scade luned prossimo per quanto riguarda il primo decreto e il 31 gennaio per il secondo. Ma Vivendi non sarebbe orientata a fare la prima mossa, anche per non interferire nel dialogo avviato col Governo da Telecom. Del resto la societ transalpina non rischia, come invece l’incumbent, alcuna multa per aver notificato tardivamente l’assunzione del controllo: l’emendamento alla legge sul golden power, a fronte della palese lacuna, non retroattivo. E neppure Vivendi coinvolta nei problemi organizzativi e nell’implementazione delle misure di sicurezza che riguardano la societ che detiene gli asset strategici. Non ultimo, Vivendi ha sposato la linea della diplomazia nei rapporti col Governo. La palla quindi nel campo di Telecom ed probabile che Vivendi interverr solo di rimessa, appoggiando le decisioni della partecipata. Anche per i francesi, dunque, la scadenza “vera” si prospetta quella del 13 febbraio col ricorso al Capo dello Stato. Il suo interesse da “azionista” che non si arrivi a un’interpretazione delle disposizioni del golden power che sconfini nel “commissariamento”, perch a quel punto ne soffrirebbe il valore del suo investimento.

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