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Una spinta che sfida le nuove regole sul capitale

L'Analisi|analisi

Una spinta che sfida le nuove regole sul capitale

L’erogazione di mutui immobiliari, soprattutto per l’acquisto della prima casa, rappresenta da anni una fetta importante del volume degli impieghi delle banche italiane. Anche in presenza di tassi e spread ai minimi, e quindi con guadagni ridotti per i creditori, le banche hanno continuato a considerare commercialmente il mutuo come il prodotto finanziario più adatto a fidelizzare il cliente, a cui poi proporre una serie di altri prodotti finanziari che generano commissioni.

Nel 2017 le richieste dei mutui da parte delle famiglie sono scese nel complesso del 10,7%, principalmente a causa della riduzione delle surroghe, ma la componente relativa alle nuove erogazioni ha mostrato ancora un trend robusto che pare destinato a proseguire anche nel 2018. Quando saranno noti i volumi sul totale degli impieghi bancari del 2017, è possibile che anche l’incidenza dei mutui sul totale dei prestiti sia inferiore a quella del 2016 per la spinta degli ultimi mesi dei finanziamenti Tltro di Bce (da cui è esclusa proprio la destinazione ai mutui residenziali).

Le nuove regole sul capitale delle banche che scattano a partire dal 2018 freneranno l’erogazione di nuovi mutui? Come tutti i prestiti bancari, anche i finanziamenti per la casa assorbono capitale. Ma all’orizzonte non si profila un credit crunch dovuto alla regulation. Le nuove regole di Basilea 4, dopo un lungo confronto tra Autorità europee e statunitensi, sono risultate per l’Europa più lievi del previsto sui mutui residenziali.

L’incognita regolamentare tuttora esistente è piuttosto quella relativa al cosiddetto addendum Bce che riguarda il trattamento futuro dei Non performing loans (Npl). L’intervento è stato rinviato grazie allo stop di Parlamento europeo e Commissione Ue. Ma entro poche settimane Bce, che in dicembre ha chiuso la consultazione accogliendo le osservazioni critiche, si pronuncerà con il testo finale. E bisognerà vedere se sarà mantenuta l’impostazione di svalutare a zero entro sette anni i crediti garantiti da collaterale (tra cui i mutui). Una disposizione che, se dovesse essere confermata, potrebbe rallentare l’erogazione di nuovi prestiti per la casa da
parte delle banche.

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