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«Per i mercati si avvicina una svolta epocale»

Obbligazioni

«Per i mercati si avvicina una svolta epocale»

  • –Morya Longo

«Sul mercato si pensa che il cambio di passo delle politiche monetarie possa non essere problematico, perché quando è stata la Fed a ritirare gli stimoli e ad alzare i tassi non ci sono stati contraccolpi su Borse e bond. Ma questa volta è diverso: nel 2018 per la prima volta tutte le maggiori banche centrali ridurranno gli stimoli monetari. Tutte insieme. Questo è un cambio epocale per mercati finanziari abituati, fino al 2017, ad avere iniezioni di liquidità a livello mondiale per qualcosa come 2mila miliardi di dollari l’anno». Scott Mather, chief investment officer e managing director di Pimco, non ostenta imperturbabile ottimismo come tanti suoi colleghi gestori di fondi. Sa anzi benissimo che nel 2018 e nel 2019, quando verranno meno le “stampelle” delle banche centrali che hanno sostenuto i mercati per anni, si giocherà una partita delicata per i mercati finanziari. E Pimco, la più grande società di gestione sul mercato obbligazionario al mondo con attivi per 1.700 miliardi di dollari, dovrà cogliere la sfida.

Oggi i rendimenti reali della maggior parte dei titoli di Stato occidentali sono negativi, le obbligazioni high yield europee o i bond della Grecia rendono meno dei titoli di Stato Usa. Non crede che si tratti di forzature eccessive in un contesto di crescita economica e di banche centrali in ritirata?

Certo. Negli Stati Uniti i rendimenti si sono già adattati al nuovo scenario, per cui si può dire che i titoli di Stato siano prezzati correttamente. Ma nel resto del mondo non è così: i mercati obbligazionari hanno prezzi e rendimenti non coerenti con lo scenario economico. Dovranno correggere.

Lei è dunque tra coloro che ritengono che ci sia una bolla sul mercato?

I rendimenti così bassi dei bond e le quotazioni così elevate delle Borse si giustificherebbero solo se dovesse permanere un contesto di bassa volatilità, bassa inflazione e crescita economica reale contenuta. Ma già la volatilità in aumento dimostra che questo equilibrio sta venendo meno: del resto la volatilità è stata bassa per anni per effetto proprio delle politiche monetarie ultraespansive delle banche centrali, ma ora che vengono ritirate è destinata certamente ad aumentare. Sul mercato tanti credono che questo scenario di calma piatta sia destinato a durare a lungo: questo è a mio avviso un errore. Quando la volatilità aumenterà, sarà uno shock.

Tanti sono convinti che se la situazione sui mercati dovesse degenerare, le banche centrali potrebbero tornare a stampare moneta. Dunque il mercato avrebbe un paracadute...

Non sono d’accordo. Le banche centrali non hanno più molti colpi in canna. Innanzitutto ci sono limiti tecnici alle politiche ultraespansive, per esempio prima o poi finiscono i bond da comprare, per di più le banche centrali non possono certo intervenire ogni qualvolta aumenta la volatilità sui mercati.

Dobbiamo dunque prepararci a un terremoto sui mercati?

Non credo che sull’obbligazionario lo storno possa essere violento. Perché appena scendono i prezzi e salgono i rendimenti, i bond tornano ad essere appetibili e ad attirare capitali oggi investiti in Borsa. Non prevedo panico, semmai un riaggiustamento del mercato. Più che altro le Borse potrebbero soffrire.

Tra i rischi che il mercato non valuta c’è quello politico, che quest’anno riguarda anche l’Italia. Pensa che in vista delle elezioni di marzo ci possano essere problemi per i BTp?

È possibile, ma non mi aspetto nulla di eclatante sui mercati. Oggi il rischio politico è meno in grado di muovere Borse e bond rispetto a qualche anno fa. Gli investitori ormai sono abituati a deboli coalizioni di governo, le hanno sperimentate in molte occasioni. Il fenomeno è globale, non italiano.

Però le elezioni arrivano proprio nell’anno in cui la Bce riduce gli acquisti di BTp...

Certo, lo spread sui Bund potrebbe allargarsi. Dipende comunque da quale sarà l’esito elettorale.

.@MoryaLongo

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