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Tim-Canal+ da rifare: dentro anche Mediaset

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Tim-Canal+ da rifare: dentro anche Mediaset

  • –Antonella Olivieri

Tutto da rifare sulla joint Tim-Canal plus. Le contestazioni di sindaci e Consob sulla procedura seguita finora hanno fatto breccia. A questo punto, tanto vale risottoporre all’iter autorizzativo corretto (quello previsto per le operazioni con parti correlate di maggiore rilevanza) un accordo “definitivo” che comprenda anche Mediaset e che sia in grado di chiudere transattivamente il contenzioso che Vivendi ha in piedi su Premium.

A quanto risulta, da mercoledì il legale che assiste i francesi nella diatriba con Mediaset - Giuseppe Scasselati, partner dello studio Cleary Gottlieb - ha sul tavolo una bozza di term-sheet a tre, con impegno triennale, per la joint venture nei contenuti, nella quale Tim avrebbe sempre il 60%, la pay-tv di Vivendi poco più del 20% e Mediaset poco meno del 20%. La quota del Biscione sarebbe assistita inoltre da un’opzione put& call verso Vivendi che consentirebbe a Mediaset di uscire dalla joint a un prezzo più alto rispetto al biglietto d’ingresso.

Nell’ambito della pace con Mediaset, dunque, Telecom acquisterebbe contenuti per 460 milioni in sei anni, mentre Vivendi si farebbe carico di pagare l’opzione, riacquistando la quota di Cologno, nel caso in cui decidesse di uscire dalla joint, slegando così l’esborso dal concetto di risarcimento per il mancato rispetto del contratto su Premium, del quale i francesi non vogliono sentir parlare.

Un accordo pronto da firmare da tra le due parti in lite, però, ancora non c’è, mentre i tempi stringono. Mediaset considera infatti ultimativa la scadenza del 27 febbraio, quando si terrà l’udienza, già rinviata una volta, davanti al Tribunale di Milano: se non si raggiungerà un accordo per quella data, la causa proseguirà il suo corso. Lo schema oggi sul tavolo dovrà quindi essere in grado di saltare tutti gli ostacoli entro le prossime sei settimane, oppure non se ne farà nulla.

Nell’impresa Vivendi deve convincere non solo Mediaset - che non vuole vincolarsi a un progetto che non abbia ottenuto tutte le regolari autorizzazioni -, ma anche i consiglieri di minoranza di Telecom, che finora hanno avanzato più di un dubbio sui termini della joint nei contenuti, al punto di spingere il presidente Arnaud de Puyfontaine (nonchè ceo di Vivendi) a lamentarsi con Assogestioni dell’atteggiamento “poco collaborativo” dei rappresentanti del mercato (con una lettera che, pare, i fondi hanno poi girato alla Consob).

Per avere chance di concretizzarsi, la nuova ipotesi di joint venture a tre dovrebbe essere portata in discussione al consiglio Telecom entro fine mese per poter riavviare l’iter - nei nuovi termini - secondo la procedura giudicata corretta dal collegio sindacale e da Consob, con i primi che minacciano di impugnare in Tribunale le precedenti delibere del board e la seconda che ha avviato una procedura sanzionatoria per le presunte irregolarità nel percorso seguito finora.

La procedura aziendale per le operazioni con parti correlate di maggiore rilevanza - così come risulta nella versione aggiornata dal consiglio il 27 settembre scorso - prevede poi, all’articolo 12 b, il parere preventivo (e vincolante) da parte della collegialità dei consiglieri indipendenti «senza la partecipazione dei consiglieri correlati rispetto alla specifica operazione». Formula che si presta a una doppia interpretazione, foriera di nuove discussioni con l’organo di controllo e l’autorità di vigilanza, nel caso in cui ci si trovasse di fronte a un altro muro contro muro. Una lettura restrittiva della disposizione porterebbe infatti a escludere dal voto i consiglieri tratti dalla lista Vivendi, in quanto quest’ultima è parte correlata avendo in pancia Canal Plus. E i consiglieri di minoranza finora si sono astenuti o hanno votato contro, in tutte le sedi nelle quali è stata affrontata la questione, mentre due dei componenti del comitato controllo e rischi - la presidente Lucia Calvosa e la collega Francesca Cornelli - hanno messo agli atti addirittura una dissenting opinion sulla joint. Ma se anche si ammettesse che possano votare tutti e dieci gli amministratori indipendenti (cinque della lista Vivendi e cinque della lista Assogestioni), la parità varrebbe come una bocciatura e determinante in ogni caso sarà quindi la posizione dei consiglieri espressi dai fondi.

Ad ogni modo il calcio è destinato ad avere un ruolo solo marginale nella partita. I vecchi diritti in mano a Premium sono in scadenza, la Champions league è stata aggiudicata a Sky, mentre per la serie A Mediaset sta ancora cercando di verificare se tornano i conti sulla base d’asta fissata in 260 milioni annui per il prossimo triennio per il digitale terrestre. In ogni caso, per come è stato formulato il bando dell’asta che si terrà lunedì 22, i diritti per la piattaforma digitale non sarebbero validi per l’online. E da parte sua Telecom non ritiene di avere ancora, con Tim vision, clienti sufficienti per giustificare l’esborso dei 160 milioni annui minimi previsti per il pacchetto Internet, e quindi non parteciperà.

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