Finanza & Mercati

Lactalis travolta dalla salmonella nel latte in polvere

il colosso alimentare francese

Lactalis travolta dalla salmonella nel latte in polvere

Lactalis è la più grande azienda di latte in Europa. Nella piccola cittadina di Laval, nelle campagne a ovest di Parigi, Emmanuel Besnier, terza generazione di una famiglia borghese di imprenditori del latte, ha costruito un impero nel più totale culto della segretezza. Mai un'informazione al mercato, mai un bilancio reso pubblico, mai un'intervista e nemmeno una foto.

Ma una mattina di gennaio, uno squarcio ha costretto il “Signore del Latte” ad alzare il velo di segretezza: Lactalis travolta da un brutto scandalo alimentare, latte in polvere contaminato e 35 casi in Francia più altri tra Spagna e Grecia. Ci voleva la salmonella per far uscire allo scoperto, e metterci la faccia in un'intervista, per rassicurare che tutti saranno risarciti. Osservazione cinica, ma i mercati sono cinici: dello scandalo guardano solo ai numeri e agli eventuali contraccolpi. Resisterà Lactalis all'onda d’urto delle line evitabili cause? E in Italia, poi, gli interrogativi raddoppiano: la tempesta scoppiata a Laval arriverà a investire pure Parmalat?

Bufera su Lactalis

Il contraccolpo più immediato, e anche il più incalcolabile, è il danno di immagine. Quando ci sono di mezzo gli alimenti per i bambini, la fiducia, asset immateriale ma inestimabile, è fondamentale. Dovessero i clienti perdere la fiducia in Lactalis, si potrebbe avere un calo delle vendite. A quanto ammonterebbe il danno? A quello, poi, seguono le tonnellate di prodotti ritirati e invenduti.

Quello che però spaventa di più a Laval, e che Besnier ha cercato di esorcizzare nella sua storica intervista giocando d'anticipo, sono i risarcimenti dei danni. E non tanto quelli dei consumatori, perché una class action potrebbe in fin dei conti ammontare a qualche decina di milioni di euro; ma quelli dei grandi supermercati: multinazionali come Carrefour ed Auchan, che avevano i prodotti infetti sui loro scaffali senza saperlo, potrebbero scatenare un'offensiva legale. Impossibile al momento quantificare il rischio, ma Lactalis ha un problema: è molto meno solida di quello che appare e un eventuale maxi-risarcimento ne potrebbe minare la solidità finanziaria.

Non è facile muoversi nei meandri della multinazionale: di bilanci a Laval non ne depositano e non sono nemmeno quotati. Gli unici numeri disponibili risalgono al 2015 (resi noti per l’imposizione della Consob italiana) e la fotografia di due anni fa mostrava un colosso dai piedi d’argilla: Lactalis sfiorava i 17 miliardi di euro di giro d'affari, ma con un utile risicato di “appena” 366 milioni, solo il 2% dei ricavi; e pure un indebitamento finanziario (sul quale però non esistono dati aggiornati, anni fa era di circa 9 miliardi). L’industria alimentare soffre da sempre di margini molto bassi: fare i soldi con il cibo, che è una commodity, è difficile. E questo è ancor più vero nel latte.

A Collecchio, tra delisting e contraccolpi
Nella primavera di sette anni fa, Lactalis conquista Parmalat, allora appena uscita dal crack e sotto la guida di Enrico Bondi: il colosso italiano del latte è una public Company con 1,4 miliardi di cassa. La preda perfetta per una scalata. Seppur un nano rispetto al gruppo francese, con un fatturato di soli 6 miliardi, Parmalat ha due jolly che a Laval non hanno e che fanno gola: la redditività (attorno al 4%, il doppio dei francesi) e la liquidità. Ecco perché il re del latte si lancia in una scalata da quasi 4 miliardi; e perché 5 anni dopo ha provato a prendersela tutta.

A Natale del 2016, con tutta Europa riunita nelle proprie case a festeggiare le vacanze in famiglia, Lactalis se ne esce con una mossa a sorpresa: portar via Parmalat da Piazza Affari. Ma l'Opa per il delisting (il nome nel gergo della finanza) fallisce per una manciata di voti: il fondo Amber (con la complicità involontaria della Banca d'Italia) si mette di traverso. Parmalat rimane quotata, in attesa delle prossime mosse dei francesi: tutti si aspettano un secondo tentativo da parte di Lactalis, visto che comprando una manciata di titoli, i francesi potrebbero far scattare automaticamente il delisting. Intanto, però, gli azionisti di minoranza di Parmalat sono in fibrillazione: il terremoto scoppiato a Laval rischia di arrivare fino a Collecchio? Di certo con uno scandalo di tali proporzioni in Francia, il dossier del delisting di Parmalat finisce in un cassetto.

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