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Bitcoin, accordo fra piattaforme per ridurre i divari di prezzo

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Bitcoin, accordo fra piattaforme per ridurre i divari di prezzo

Mentre c’è chi disegna una stretta sulle criptovalute (ha fatto notizia in settimana l’intenzione della Corea del Sud di vietare le piattaforme di scambio) c’è un’altra parte della finanza che procede nella direzione di “istituzionalizzare” il Bitcoin, che delle criptovalute né il simbolo. Intercontinental exchange (Ice), proprietario del New York stock exchange, ha infatti annunciato che lancerà un servizio per fornire dati su Bitcoin a hedge fund e altre società di trading.

Come riporta il Wsj, Ice lavorerà con la startup Blockstream a un “data feed”, un flusso di informazioni raccolte da oltre 15 piattaforme di valute digitali nel mondo . Il servizio, secondo le previsioni, sarà pronto a marzo e trasmetterà i dati utilizzando il network dati ad alta velocità di Ice e nello stesso formato digitale usato per il trading elettronico di azioni, in modo da inserirsi senza problemi nei sistemi di banche, gestori e trader che usano le tecnologie ad alta velocità. La mossa potrebbe convincere altri pesi massimi a entrare nel settore rischioso e in rapida evoluzione di Bitcoin, confinato per lungo tempo a investitori di nicchia.

Bitcoin: bolla o blockchain?

È un nuovo segnale del fatto che Wall Street prende molto seriamente le valute digitali. Dopo il lancio - lo scorso dicembre - dei primi contratti future sul Bitcoin, sui mercati statunitensi Cboe e Cme. Future che sembra stiano avendo una certa influenza sulle quotazioni. Il Bitcoin ha infatti toccato il suo massimo storico (sfiorando i 20mila dollari) proprio a ridosso del lancio del future (nel più classico buy on rumor and sell on news).

Mentre ha toccato il minimo di periodo (a 9.199 dollari) due giorni fa, in concomitanza con la scadenza del future. Mentre ieri è rimbalzato di circa il 20%, “libero” dalle scadenze tecniche. Molti analisti hanno infatti avanzato l’ipotesi che il -50% accusato dal Bitcoin dai massimi di metà dicembre al 17 gennaio sia la dimostrazione di una bolla che sta scoppiando. Non tutti però sono d’accordo. Il fattore “scadenza del future” (confermato dall’aumento dei volumi sul contratto proprio nel momento di maggiore ribasso del Bitcoin) potrebbe aver avuto un ruolo.

«A prescindere dalla fortissima volatilità, che ha il sapore della speculazione, giova ricordare che Bitcoin è uno strumento finanziario relativamente giovane e soprattutto che da un solo mese si confronta con la finanza che conta, grazie al future quotato a Chicago, che ci consente di sapere con ufficialità quanto vale in dollari questa criptomenta - spiega Davide Biocchi, trader professionista -. La finanza tradizionale ha le sue scadenze e su questo fronte Bitcoin deve ancora fare esperienza. Per questo è plausibile che non sia un caso che il picco rialzista di dicembre e quello attuale a ribasso siano concomitanti proprio con il lancio e con il primo “expiry day” del derivato». A questo punto, per avere la prova del nove di questa ipotesi, non resta che attendere metà febbraio, quando scadrà il prossimo future.

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