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«La nuova Consob agirà prima, sinergia con Bankitalia»

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«La nuova Consob agirà prima, sinergia con Bankitalia»

  • –Celestina Dominelli

Non un organismo «verticistico», ma «un motore del cambiamento dei mercati finanziari» che agisca «in strettissima sinergia» con Banca d’Italia, Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) e Tesoro e che abbia ampi poteri d’indagine e d’intervento sul modello delle omologhe francese e americana. D avanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato, convocate ieri per un parere non vincolante sulla sua nomina, Mario Nava, presidente designato della Consob, ha tratteggiato così il futuro dell’Authority di cui assumerà la guida tra qualche settimana. Dopo il via libera delle commissioni (che hanno dato l’ok anche al nuovo membro, Paolo Ciocca), il decreto di nomina dovrà infatti tornare a Palazzo Chigi per il disco verde definitivo.

E ieri, in Parlamento, il presidente in pectore ha voluto lanciare un messaggio di forte rilancio, funzionale e organizzativo, per la “sentinella” dei mercati. «Non voglio fare il presidente della Consob che diventi il notaio delle proposte della struttura - ha spiegato Nava, una lunga carriera alla Commissione europea, dove nell’ultimo anno e mezzo è stato direttore per il Monitoraggio del sistema finanziario e la gestione delle crisi -, ma il presidente di una Consob che sia il motore del cambiamento dei mercati finanziari, che permetta ai mercati finanziari di funzionare». Una Consob, ha rimarcato, «non verticistica o presidenziale», ma basata su un modello completamente diverso, quello della commissione europea, che conosce a menadito, «dove c’è osmosi nettissima tra collegio e struttura».

Una ricetta precisa, dunque, che passa per uno snodo obbligato su cui in passato si è soffermato anche il suo predecessore Giuseppe Vegas, lamentando i poteri limitati della Consob ed evidenziando la necessità di un modello simile a quello dell’americana Sec o dell’Amf francese, dotate di un ampio margine d’azione. «Dobbiamo realizzare - ha chiarito - un passaggio da una cultura “de iure” a una cultura “de facto”, della sostanza: rispettare i requisiti formali delle direttive va benissimo, ma non è quello che protegge le famiglie e le imprese. Quello che le protegge è una vigilanza integrata e dinamica». Time is money (il tempo è denaro), è il suo mantra, «intervenire in ritardo serve a poco». E, se la prevenzione delle crisi non fosse sufficiente e si ritenesse necessario intervenire “ex post”, è pronto a proporre l’affiancamento «alla tradizionale sanzione pecuniaria» di quanto già sperimentato, per l’appunto, dalle Authority francese e americana: «un meccanismo di repressione degli illeciti finanziari che permette una maggiore velocità ed efficacia». Secondo Nava, il modello di vigilanza degli emittenti «dovrà puntare sull’informazione e sull’educazione finanziaria» da realizzare «a tutti i livelli» e «su un dialogo onesto e trasparente con tutti gli stakeholder», anche mediante «gruppi di dialogo». «Non intendo stare chiuso nel mio ufficio, ma uscire e parlare con tutti».

Una Consob in prima linea, quindi, che si muova in raccordo con gli altri soggetti. «Per la difesa degli investitori e dei risparmiatori e il ruolo internazionale, è fondamentale una sinergia strettissima con la Banca d’Italia, l’Ivass e il Tesoro e m’impegno affinché questa sinergia funzioni fin da subito», ha rimarcato Nava, che si è detto «completamente europeista». Non c’è contraddizione, ha precisato, «tra l’Europa e gli Stati», per poi sottolineare l’impossibilità di limitarci «alle nostre regolette», poiché «se vogliamo fare una piazza finanziaria di alto livello internazionale dobbiamo giocare in Europa e nel mondo, altrimenti facciamo l’orticello di casa dove vanno in quattro».

Quanto alla passata gestione, Nava ha detto di «voler fare certamente un’azione di ristrutturazione» e ha ammesso «la non eleganza» di eventuali valutazioni sul mandato di Vegas, ma, ha aggiunto, «nel tempo e nello spazio la Consob è stata migliore. C’è stata quella di Tps, Tommaso Padoa-Schioppa, come lo chiamavano in Europa, e di Spaventa. Si può tornare lì e non c’è motivo -ha chiosato - per cui non si possa tornare a quei livelli».

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