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Cellularline in Borsa con Spac Crescita

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Cellularline in Borsa con Spac Crescita

  • –Andrea Biondi

Per custodie, cover, accessori per smartphone e tablet di Cellularline, marchio di proprietà del Gruppo Cellular di Reggio Emilia, arriva lo sbarco in Borsa. Un approdo a Piazza Affari grazie alla “business combination” con Crescita: Spac promossa nel marzo 2017 da Massimo Armanini, Cristian D’Ippolito, Marco Drago, Carlo Moser, Antonio Tazartes e Alberto Toffoletto, attraverso Crescita Holding e DeA Capital.

La raccolta della Spac Crescita si è attestata sui 130 milioni. Di questi, parte sarà utilizzata per l’acquisizione del 49,87% di Ginetta (80 milioni) – che è la holding partecipata dalle famiglie Aleotti e Foglio, fondatrici del Gruppo Cellular, e dai fondi di private equity L Catterton, Motion e Dvr – e per il residuo, fino a circa 50 milioni, andrà a finanziare lo sviluppo del Gruppo Cellular. Alla fine i fondatori del Gruppo Cellular manterranno il 15% (lock-up di 24 mesi), i fondi il 13% (18 mesi) e i manager il 9% (36 mesi).

«Con l’apertura del capitale al mercato Cellularline compie un passaggio significativo nel suo percorso di sviluppo», commentano Christian Aleotti e Marco Cagnetta, co-ceo del Gruppo Cellular. «Sottoponiamo ai nostri investitori, a meno di un anno dalla quotazione, un’opportunità che crediamo rispetti gli obiettivi dichiarati in sede di fund raising» spiega dal canto suo Antonio Tazartes, ceo di Crescita.

Una storia lunga quella del Gruppo Cellular, fondato nel 1990 a Reggio Emilia. Gli esordi sono come società di distribuzione per i primi telefoni cellulari. La scarsa autonomia delle batterie dei telefoni “Tacs” ha spinto verso la produzione di caricabatterie, con marchio dedicato. Da lì il business si è presto aperto agli accessori e a partire dalla metà degli anni Duemila la società Cellular Italia si è fatta gruppo allargando il suo raggio di azione: mp3, smartphone, tablet ma anche cuffie, interfoni per caschi da moto, altoparlanti bluetooth, braccialetti per sport e fitness oltre che custodie e batterie. Poi l’ingresso dei fondi e la situazione attuale: sede a Reggio Emilia; filiali in Spagna e Svizzera; 200 dipendenti; 164,5 milioni di valore della produzione a fine 2016 ed Ebitda margin del 23 per cento. Circa il 50% dei volumi di vendita nel 2016 è stato generato all’estero.

Lo sviluppo al’estero, ma anche una maggiore penetrazione nei canali distributivi tradizionali e online oltre che possibili acquisizioni, rappresentano la base in cui questa operazione prende corpo, attribuendo al Gruppo Cellular, ai fini del concambio, un enterprise value di 244 milioni: 6,3 volte l’Ebitda adjusted. Il tutto per un’azienda che è una delle poche realtà del nostro Paese attive in un settore dominato da produttori stranieri, cinesi e coreani, e in cui l’impatto di Amazon si è fatto sentire. In questo quadro a vantaggio di Cellularline, al contrario di brand come Spigen, c’è il fatto di essere forte sui canali di vendita tradizionale ma di vantare comunque anche un’importante presenza online.

Crescita (che ha Banca Imi come Nomad e Specialist) è stata assistita da Deloitte, Ernst & Young, Bain & Company e Nctm Studio Legale. Il Gruppo Cellular è stato assistito da Rothschild, Ethica Corporate Finance, Electa Group e dallo Studio Legale LMS.

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