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Fmi: privatizzare Cassa San Marino

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Fmi: privatizzare Cassa San Marino

  • –Ilaria Vesentini

«Ricapitalizzare e privatizzare il sistema bancario, spingere l’Asset quality review, esternalizzare la gestione degli Npl e accelerare le riforme strutturali, a partire dall’introduzione dell’Iva e dalla spending review». È un appello al Governo di San Marino a intervenire – e in fretta – per salvare la stabilità della città-Stato, quello che il Fondo monetario internazionale ha lanciato chiudendo questa settimana la sua 12esima missione annuale (ex articolo IV) sul Titano.

Il report dettagliato, come mai nelle precedenti visite della delegazione da Washington, riconosce il miglioramento del contesto economico sammarinese dopo il decennio di crisi che ha falcidiato un terzo del Pil (+2% la crescita dell’output nel 2016, +1,5% nel 2017 e un +1,3% previsto quest’anno), ma mette in guardia dal rischio al ribasso legato alla situazione bancaria fragilissima: i sei istituti di credito superstiti a fine 2016 hanno in pancia crediti deteriorati lordi per 1,8 miliardi, pari al 113% del Pil (stime Fmi) e a oltre la metà degli impieghi. Ed è la statalizzata Cassa di risparmio di San Marino (Crsm), che da sola vale la metà del sistema bancario della nanorepubblica, il vulnus preoccupante: il ripianamento delle perdite (534 milioni di euro, di cui 480 milioni da spalmare nei prossimi 25 anni) porterà il rapporto debito/Pil di San marino dall’attuale 22% al 50 per cento. Si capisce perciò l’alert del Fmi a intervenire con riforme strutturali a 360 gradi sull’economia per salvaguardare il bilancio pubblico.

«Una privatizzazione di Crsm non è all’agenda del Governo, prima va ricapitalizzata e riportata in bonis», avverte il segretario di Stato alle Finanze, Simone Celli, rispondendo all’indicazioni in tal senso del Fmi. Che nel report sollecita il Governo (in carica dal dicembre 2016) a recuperare il ritardo nel processo di Aqr e di accountability ma anche a riformare la Banca centrale, poco trasparente, indipendente ed efficace nel monitorare e gestire i rischi.

«Il 2018 sarà l’anno delle riforme strutturali e di una strategia complessiva su tutto il settore bancario», assicura Celli, che legge il report del Fmi come stimolo a velocizzare un cammino già intrapreso, non come reprimenda. «Entro l’anno sarà approvata la legge quadro delega per passare dal sistema monofase all’Iva europea, con un periodo transitorio di 12-14 mesi. Sempre entro dicembre approveremo la riforma delle pensioni, con un innalzamento dell’età pensionistica e la revisione delle prestazioni in corso attraverso un patto intergenerazionale. Infine c’è il capitolo spending review con 8-10 milioni di tagli già quest’anno per abbattere di due punti la spesa corrente (oggi al 91%)», spiega il segretario alle Finanze.

Sul fronte banche, invece, Celli fa tre promesse: «Innanzitutto puliremo i bilanci, entro aprile sarà terminata l’Aqr da cui non ci aspettiamo altre sorprese negative. A quel punto avremo il quadro chiaro dei crediti deteriorati ed entro l’estate lanceremo un asset management company di sistema per gestire gli Npl. Infine, ci impegneremo per una revisione totale della competitività e della governance del sistema bancario per potenziare il risk management ed evitare gli errori degli ultimi dieci anni».

Ed è di ieri la notizia che è stato aperto un bando d’asta vincolante che si chiuderà il 29 gennaio, per l’acquisizione dei 2,2 miliardi di crediti non performanti del gruppo bancario bolognese Delta, per metà in mano alla Cassa di risparmio di San Marino.

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