Finanza & Mercati

Crescita globale 2018 al 3,9%, Italia bene ma pesa…

FMI World Economic Outlook

Crescita globale 2018 al 3,9%, Italia bene ma pesa l’incognita elettorale

(Ap)
(Ap)

New York - La crescita globale accelererà nel 2018 al massimo degli ultimi sette anni, parola del Fondo Monetario Internazionale. Il tutto grazie al contributivo degli Stati Uniti di Donald Trump ma anche di una performance notevole della vecchia Europa, Italia compresa. Nella sua ultima revisione del World Economic Outlook, l’Fmi ha indicato che l’espansione mondiale marcerà a un passo del 3,9% nel corso del 2018, un miglioramento di 0,2 punti percentuali rispetto a quanto finora anticipato dai suoi analisti. Una cifra che rappresenta un record dal 2011, quando l’economia globale stava ancora mettendo a segno la sua riscossa dalla grave debacle del 2008.
Spinta immediata e decisiva alla revisione al rialzo arriva dall’America, o più precisamente dall’impatto atteso dalla riforma delle tasse varata da Congresso e Casa Bianca. Le ripercussioni positive maggiori dovrebbero giungere dalla riduzione delle aliquote delle azienda, vero focus della riforma. Grazie a questo, gli Stati Uniti dovrebbero crescere del 2,7% nell’anno in corso, 0,4 punti percentuali in più rispetto ai calcoli di ottobre. Quel 2,7% è la crescita più solida di tutti i paesi con economie avanzate.

In Italia performance del + 1,4%
Ma il Fondo è oggi decisamente più ottimista anche sull’Europa, dove ha alzato le previsioni di 0,3 punti percentuali - al 2,2% nel 2018 e 2% nel 2019 - per l’intera Eurozona. In Italia la crescita, dopo un migliorato 1,6% nel 2017, quest’anno si attesterà all’1,4% contro l’1,1% stimato in precedenza e nel 2019 sarà dell’1,1% invece che dello 0,9 per cento. «I tassi di crescita per molti paesi dell’area sono stati ritoccati al rialzo, in particolare Germania, Italia e Paesi Bassi, per riflettere l’andamento più robusto della domanda interna e la più elevata domanda esterna», ha fatto sapere l’organizzazione. Sull’Italia incombe tuttavia l’incognita elettorale: «L’incertezza politica aumenta i rischio per la realizzazione delle riforma o per un cambio di rotta nell’agenda». La Germania migliora di 0,5% al 2,3% e 2% nel 2018 e 2019. La Francia è sostanzialmente invariata. In calo solo la Spagna, al 2,4% dal 2,5% nel 2018. La Gran Betagna di Brexit è all’1,5 per cento. In Asia il Giappone migliorerà di mezzo punto percentuale, seppur rimanendo all’1,5 per cento. La Cina è vista crescere del 6,6%, un rialzo di 0,1 punti.

Gli ottimismi dell’era Trump
La previsione del Fondo per Washington rimane ancora al di sotto di quella degli economisti privati più ottimisti, che ritengono possa invece avvicinarsi al 3 per cento. Ma data la cauta natura dell’istituzione multilaterale, il rialzo delle stime è stato il benvenuto. Non sono però solo gli entusiasmi a essere portati in dote dagli Stati Uniti nell’era di Trump e della riforma fiscale. Il deficit commerciale e delle partite correnti, che il Presidente ha preso di mira per drastiche riduzioni, dovrebbe in realtà aumentare nello scenario dipinto dal Fondo Monetario, salendo rispetto agli attuali 505 miliardi di dollari. Ostacoli e tensioni per l’economia emergono nei prossimi anni: dopo il 2022, con la scadenza di numerosi sgravi per famiglie e individui che non sono permanenti al contrario di quelli per le imprese, l’Fmi pronostica una nuova frenata della crescita.

Aspettando il Forum di Davos
Un effetto negativo sull’espansione dovrebbero averlo probabili tagli di spesa resi necessari dall’aumento del debito a causa delle riduzioni nelle imposte. L’Fmi mette inoltre in guarda da rischi al suo scenario ideale: tra questi gli eccessivi prezzi degli asset finanziari, quali le azioni, protezionismo, tensioni geopolitiche e disastri naturali legati al cambiamento climatico. Numerosi economisti ammoniscono che gli Stati Uniti potrebbero accelerare nel breve periodo davanti allo stimolo fiscale, per poi tornare a un ritmo di crescita deludente in futuro, forse non troppo distante dal 2% del cosiddetto «new normal» o da ipotesi di stagnazione secolare. Il messaggio giunto dal Fondo Monetario arriva però in un momento cruciale per la Casa Bianca i cerca di successi. Trump dovrebbe parlare al Forum di Davos in Svizzera il 26 gennaio, sempre che non ci siano cancellazioni legate allo shutdown del governo Usa. In quell’occasione ha programmato di rilanciare la sua politica di America First e i suoi risultati economici che, seppur forse temporanei, appaiono ora messi nero su bianco dall’outlook dell’Fmi.

© Riproduzione riservata