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Da Sanofi a Bacardi è febbre di acquisizioni. Mai così bene dal…

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Mergers and acquisitions

Da Sanofi a Bacardi è febbre di acquisizioni. Mai così bene dal 2000

(Agf creative)
(Agf creative)

Il 2018 sembra essere iniziato all’insegna di una vera e propria frenesia da M&A come non se ne vedeva dall’epoca del boom della new economy nel 2000. L’ultima acquisizione annunciata da Sanofi, che ha raggiunto un accordo per rilevare la biotech belga Ablynx per 3,9 miliardi di euro, è infatti solo l’ultima di una lunga serie che nei soli primi 29 giorni di gennaio ha visto - secondo i dati di Dealogic - operazioni a livello globale per 273 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto a un anno fa.

L’M&A frenzy sta riguardando ogni settore, da quello energetico dove Dominion Energy ha acquisito per 14,6 miliardi di dollari la utility americana Scana a quello del beverage, che ha visto Bacardi rilevare per 5,1 miliardi di dollari il gruppo che produce la tequila Patron e proprio in queste ore Keurig Green Mountain e Dr Pepper Snapple accordarsi per un merger che porterà alla creazione di Keurig Dr. Pepper, un gruppo con ricavi combinati per 11 miliardi di dollari.

Nel settore bio-tech grande protagonista è stata proprio la Sanofi che, oltre all’operazione annunciata oggi, a inizio mese ha effettuato la sua acquisizione più grande in 7 anni prendendo il controllo per oltre 11,5 mliardi di dollari di Bioverativ, gruppo che produce medicinali per curare l’emofilia.
Le ragioni di questa rinnovata fame di M&A sono molteplici. Da una parte l’economia globale sta vivendo una fase di forte espansione che promette di durare ancora a lungo. Negli Stati Uniti l’economia lo scorso anno è cresciuta del 2,3% su base annua, in decisa accelerazione rispetto al +1,5% registrato nel 2016 mentre in Europa i dati e le proiezioni della Bce certificano un’espansione economica che al 2,4% (ma la stima sarà probabilmente alzata a marzo) è la più solida ormai da dieci anni e ha permesso di creare oltre 7 milioni di posti di lavoro. Tuttavia, pur in presenza di un indiscutibile miglioramento del quadro economico, le politiche monetarie delle banche centrali rimangono fortemente accomodanti. Se negli Usa la Fed ha già alzato i tassi cinque volte sotto la guida di Janet Yellen portandoli nella forbice compresa tra l’1,25% e 1,50& (ma rimangono ben al di sotto delle media storica), in Europa la Bce sta seguendo un approccio molto più cauto considerata la durata e l’estensione della recessione che ha colpito negli anni scorsi l’eurozona.

Il Qe della Bce e il credito a basso prezzo
Con il tasso interbancario ancora a zero e un programma di quantitative easing che durerà ancora fino a settembre almeno al ritmo di 30 miliardi di euro al mese, il sistema economico continua a essere inondato di liquidità a basso prezzo. Le aziende, sia negli Usa che in Italia, sono dunque nelle condizioni di poter disporre di una ampissima quantità di credito a basso prezzo per finanziare operazioni di espansione che appaiono ora più giustificate a fronte di un outlook economico molto più solido e promettente. Secondo alcune stime, negli Stati Uniti in particolare la facilità di accesso al credito è la più alta dal 1998, quando appunto stava per partire la febbre da New Economy.

La riforma fiscale di Trump
La riforma Trump che ha ridotto l’aliquota fiscale sugli utili aziendali dal 35% al 21% ha infine agito da autentico detonatore perché ha permesso alle aziende di poter disporre di un’enorme quantità di denaro supplementare che consente loro di finanziare operazioni straordinarie di crescita per linee esterne riducendo al tempo la necessità di far ricorso a finanziamenti bancari o al mercato del debito. Da notare infatti che pur a fronte di un balzo delle operazioni di M&A, sempre secondo i dati di Dealogic in questo inizio di 2018 le emissioni di corporate bond sono calate del 12% rispetto a un anno fa a 270 miliardi di dollari. La riforma Trump peraltro non ha solo abbassato l’aliquota fiscale ma anche facilitato il rientro di un’enorme quantità di utili (attorno ai 2600 miliardi di dollari) che le multinazionali con sedi all’estero tenevano parcheggiate al di fuori degli Stati Uniti proprio per non pagare l’aliquota del 35%.

E la corsa continuerà nei prossimi mesi
A meno di eventi inaspettati, la corsa dell’M&A dovrebbe continuare nei prossimi mesi e potenzialmente accelerare ancora. Se alla fine dello scorso anno gli analisti prevedevano un livello di operazioni di fusione e acquisizione per 3mila miliardi di dollari a livello globale nel 2018, ora le stime stono state alzate del 6,7% a 3200 miliardi mentre le operazioni di Ipo, altro importante termometro della salute del settore aziendale, sono attese in crescita di oltre il 50% a livello globale a 290 miliardi di dollari.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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