Finanza & Mercati

Il Madoff cinese che ha truffato 5 miliardi di dollari con un sito

  • Abbonati
  • Accedi
Credito facile

Il Madoff cinese che ha truffato 5 miliardi di dollari con un sito

Prometteva rendimenti annui dal 40% al 60% grazie alla sua piattaforma online di investimento Qianbao.com. Un sito che negli anni era diventato noto nel paese e all'estero. Sosteneva con le sue pubblicità la maratona locale, a Nanchino. Il logo di Qianbao appariva anche tra gli sponsor di due squadre di calcio della Liga spagnola. Zhang Xialoei, il giovane fondatore, veniva spesso intervistato e lodato nei telegiornali pubblici per il suo fiuto negli affari e le sue capacità imprenditoriali. Fino a quando, qualche settimana fa, si è presentato alla polizia e ha confessato di aver tratto in inganno milioni di piccoli risparmiatori cinesi, lasciando dietro sé un buco clamoroso di oltre 5 miliardi di dollari. Scomparsi nel nulla. In un gigantesco Schema Ponzi, alla Bernie Madoff.

L'ultima sua immagine mostrata nei telegiornali della sera alla tv di stato Cctv, lo vede apparire dietro le sbarre: la faccia sbattuta, la smorfia come un leggero sorriso, gli occhiali calati sul naso, i pochi capelli, tutti all'insù, e la divisa da carcerato con il numero 11. Scherzo della sorte: il numero dell'attaccante.

Zhang Xialoei è in prigione. Mentre i risparmiatori truffati protestano arrabbiati per le strade di Nanchino. E chiedono di essere risarciti. In questi anni attraverso la sua piattaforma di investimento, ha creato un sistema piramidale che ha raggirato milioni di investitori in tutta la Cina. Ha raccolto fondi per circa 70 miliardi di yuan, oltre 11 miliardi di dollari. Promettendo rendimenti annui stellari. Il sistema, secondo quanto rivelato dal periodico finanziario Caixin, funzionava più o meno così: gli utenti dovevano iscriversi, cliccare sugli annunci pubblicitari, partecipare a sondaggi, pubblicare recensioni. Ma per farlo dovevano pagare, depositando una somma. Al completamento delle attività sarebbero stati ricompensati con profitti a due cifre, tra il 40% e il 60% delle somme investite. Come in un gigantesco Schema Ponzi, un sistema piramidale che ricorda quello che qualche anno fa mise in ginocchio l'Albania, milioni di piccoli risparmiatori allettati dagli alti rendimenti ci hanno messo tutti i loro soldi. Gli investimenti dei nuovi clienti venivano usati per ricompensare i vecchi clienti. Fino a quando la “bolla” è esplosa.

Ora in Cina in tanti sono a denunciare la frode finanziaria. Il sistema bancario che nell'ultimo anno è stato investito dall'esplosione del micro credito online, si interroga sulla tenuta. E sul rischio di altre piramidi simili a quella di Qianbao.com nel futuro prossimo.

Molti sono stati tratti in inganno dal fatto che Qianbao.com all'apparenza sembrava un sito come tanti altri. Proponeva progetti di investimento. Ma vendeva anche telefonini e altri oggetti tecnologici, con ovviamente sconti per chi si iscriveva, ed elevati rendimenti per chi decideva di collaborare attivamente al suo successo, depositandoci pure i risparmi. Gente comune, giovani laureati. Il New York Times, ad esempio, ha raccontato la storia di Walter Xu, neo laureato che ha investito tutti i suoi risparmi, pari a 32mila dollari, sul Qianbao.com. E ora si ritrova con niente in mano.

Zhang Xiaolei, in una confessione fiume davanti alle autorità cinesi durata fino alle 3 del mattino, ha raccontato che il suo sito, in realtà, per promuovere i suoi marchi, non lavorava con aziende esterne. Gli annunci pubblicitari erano presi casualmente da internet, o erano video girati all'interno dell'azienda. Tutto falso. Tutto fumo. Il signor Zhang, peraltro, nelle interviste dichiarava di possedere un impero commerciale, con 70 diverse attività che comprendevano di tutto, dalle società immobiliari, a una finanziaria, una squadra di calcio locale fino a una società di bike-sharing. Un gigantesco castello costruito sulla sabbia.

Un giornalista dell'agenzia di stampa cinese Xinhua ha scoperto, ad esempio, che nel luogo dove ci sarebbe dovuto essere uno dei suoi mega progetti immobiliari da 2,5 miliardi di dollari, c'era solo un terreno semideserto con due edifici non ancora terminati. Il terreno apparteneva in realtà a una società aeronautica statale, ma era inutilizzato.

Negli ultimi anni, sistemi piramidali sospetti si sono diffusi in tutta la Cina. Bande ingaggiate dalla mafia cinese costringono i risparmiatori a versare i soldi promessi, in una sorta di recupero-crediti “sotto minaccia”. E sembra che la morte in circostanze misteriose di decine di giovani laureati, entrati in sistemi piramidali come Qianbao, sia da collegare a fenomeni come questo.

Nel febbraio 2016 furono arrestate 21 persone per una mega truffa simile, legata al sito eZubao.com. Un sito creati dal nulla dal giovane trentenne Ding Ning, diventato in un paio d'anni la più grande piattaforma di investimento cinese. I risparmiatori truffati in quel caso furono 900mila, con perdite accertate superiori ai 6 miliardi di dollari. Sempre con lo stesso ritornello: la promessa di profitti facili, attraverso investimenti pubblicizzati sul sito, ma inesistenti. Anche lì il sistema si basava sullo Schema Ponzi - i nuovi clienti pagano i vecchi - sino a quando il castello di carte non è crollato.
Le piattaforme di investimento online in Cina sono migliaia. Siti che operano al di fuori dei canali di intermediazione tradizionale e sfuggono ai controlli delle autorità bancarie, con rischi altissimi per chi investe.

Grazie al digitale e a tutti i nuovi operatori finanziari (oltre 2500 registrati) il volume del credito al consumo in Cina negli ultimi due anni è aumentato di oltre 35 volte. Secondo China Securitization Analytics, nel 2017 i prestiti sono saliti a 489,4 miliardi di yuan (75,3 miliardi di dollari). Un vero e proprio boom. Confrontato con i 98,9 miliardi di yuan di fatturato del 2016.

A parte i casi delle truffe finanziarie come i siti di Qianbao ed eZubao, c'è un problema di indebitamento troppo elevato nel credito al consumo online. Con evidenti rischi sistemici. Anche nelle società che operano in maniera lecita. Gran parte delle aziende cinesi attive su Internet ha infatti delle divisioni dedicate al credito al consumo e al micro-credito: Ant Financial, controllata da Alibaba, domina il mercato, ma ci sono anche le società di JD.com, Baidu, VipShop Holding e Xiaomi Technology. Ant Financial (gruppo Alibaba) che ha il 60% del mercato, ad esempio, ha un capitale sociale di 10,6 miliardi di yuan, ma nei soli primi sei mesi del 2017 ha concesso prestiti per 265,1 miliardi di yuan (dati di Cib Research). Con un effetto leva che balza agli occhi.

Qualcuno protesta. Molti, troppi - milioni di piccoli investitori fai da te, soprannominati “trader in pigiama” - si leccano le ferite. La settimana scorsa duemila piccoli risparmiatori truffati da Qianbao.com hanno manifestato per le vie di Nanchino: chiedevano alle autorità cinesi di farsi carico delle perdite. Uno dei truffati da Zhang Xiaolei ha dichiarato a Radio Free Asia che ha deciso di investire dopo aver verificato che Qianbao.com aveva un'approvazione statale per operare, e dopo aver visto i suoi spot pubblicitari sulla tv di Stato: «Abbiamo usato tutti i nostri soldi per investire in Qianbao perché abbiamo creduto al governo e al canale statale Cctv. Oggi dopo aver perso i nostri risparmi ci dicono che era tutto illegale».

© Riproduzione riservata