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La nuova Detroit dell’automotive è la Silicon Valley

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La nuova Detroit dell’automotive è la Silicon Valley

La generazione dei baby boomers, cresciuta negli anni Sessanta, ricorda i cartoni animati dei «Jetsons». In Italia «I Pronipoti». Una normale famiglia americana che abitava nel futuro e viaggiava su auto volanti che si guidavano da sole. Un futuro ora vicino.

La scorsa settimana il ceo di Uber, Dara Khosrowshahi, figlio di immigrati iraniani, vestito con una t-shirt anti-Trump che recava la scritta «We all are dreamers», nella sua prima uscita pubblica in Europa, a Monaco, ha annunciato che tra dieci anni la sua società offrirà un servizio di taxi volanti elettrici nelle metropoli. Le prime città saranno Los Angeles, Dallas e Dubai. I test delle auto volanti di Uber cominceranno nel 2020. E sono il frutto di un’alleanza tecnologica-industriale con la Nasa.

Non è l’unica società al lavoro sull’«auto dei Jetsons». Larry Page, uno dei due fondatori di Google, dal 2010 ha investito circa 100 milioni di dollari in Zee-Aero, startup che sta sperimentando prototipi di auto volanti nel piccolo aeroporto californiano di Hollister. Ma le cose non vanno come dovrebbero andare, e lo scorso anno Page ha fondato una nuova startup per le auto volanti, chiamata Kitty Hawk.

L’industria dell’auto è la nuova frontiera dell’hi-tech. Le società tecnologiche nate sull’onda della rivoluzione digitale stanno ridisegnando il futuro dell’auto e della mobilità. Una partita che si gioca attorno a tre grandi filoni di innovazione: l’auto a guida autonoma, l’elettrificazione e l’auto condivisa, cosiddetta «shared transport», controllata via app con lo smartphone. La Silicon Valley si propone come centro di riferimento – Cina ed Europa permettendo – per dominare tutti e tre i settori di ricerca avanzata dell’automotive. La nuova Detroit. Ci sono tutti: i carmaker globali, i componentisti e le società hi-tech hanno investito e continuano a farlo per essere presenti dove si sta creando il futuro. San Francisco, Mountain View, Palo Alto, Sunnyvale, Santa Clara, Cupertino, Los Altos, Menlo Park, Sonoma e San Bruno sono alcune delle località dove sono presenti le società. E sono almeno 64 le startup di car maker e componentisti al lavoro nella Silicon Valley, secondo i dati della società di real estate Cbre. Molte altre arriveranno. Con investimenti, acquisizioni – come quella di Gm che ha speso quasi un miliardo di dollari per comprarsi la startup Cruise Automation, e che ha investito altri 500 milioni di dollari in Lyft – con scoperte, intuizioni e sviluppi pionieristici che impatteranno sul settore.

Qualche nome, l’elenco è lunghissimo e per forza di cose incompleto: a Palo Alto, ad esempio, ci sono le startup di Uber, il Ford Silicon Valley Lab, la General Motors Advanced Technology, Nauto. Mountain View, oltre a essere la sede di Google e di Waymo la società dedicata del gruppo che sta sviluppando l’auto a guida autonoma con cui collabora Fca, ospita anche le sedi di Volvo tech e il ToyotaInfoTechnology Center. A Santa Clara hanno sede Porsche Digital e ST Microelectronics. A San Bruno Valeo North America. Nella geo toponomastica dell’auto del futuro un posto importante lo ha San Francisco dove hanno sede Starsky Robotics, Uber, Tesla, Telenav, Swift Navigation, Strobe, Step Al, RedeCell, le startup di Google, Intel, Lyft, Microsoft, Otto, Vivify Truck, Zendrive e VoicePark.

Volkswagen ha il suo Electronics Research Lab a Belmont. Hyundai a Menlo Park. Mercedes Benz ha il suo Centro di ricerca e sviluppo a Sunnyvale. Nella stessa città sorge il Centro di ricerca di Bosch e di Nissan-Renault. Apple, a Cupertino, sta collaborando con Bmw nel progetto Titan che è stato ridimensionato: la casa della Mela non farà più l’auto che si guida da sola per far concorrenza a Google-Waymo, progetto troppo complesso e costoso, ma continua a lavorare allo sviluppo di un software innovativo per l’auto connessa del futuro.

Il Centro di ricerca per l’automotive americano (Car), prevede che l’auto a guida autonoma, l’auto connessa, l’elettrificazione e la «sharing car» porteranno dei cambiamenti nel settore senza precedenti. Saranno i «game changer» dell’industria dell’auto. Tesla è il portabandiera che guida il gruppo. Ma tutte le case automobilistiche si stanno muovendo in questa direzione. E rischiano di superarla.

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