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Segnali ribassisti per il petrolio, ma proprio ora le banche Usa credono…

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Segnali ribassisti per il petrolio, ma proprio ora le banche Usa credono nel rally

Sede  della Goldman Sachs, New York. (Bloomberg)
Sede della Goldman Sachs, New York. (Bloomberg)

Il rally del petrolio appare sempre più fragile, sia dal punto di vista tecnico, sia sul fronte dei fondamentali. Ma proprio mentre i campanelli di allarme si stanno moltiplicando, il partito dei rialzisti guadagna consensi. Gli hedge funds, nonostante un’esposizione lunga da record, continuano imperterriti ad accumulare posizioni in acquisto. E le grandi banche di Wall Street, dopo anni di cautela e di scetticismo sulle sorti del mercato, stanno improvvisamente cambiando bandiera.

Il caso più clamoroso è quello di Goldman Sachs che – osservando una crescita «stellare» della domanda e riconoscendo all’Opec un inedito rigore nei tagli produttivi – ha appena alzato di un terzo la previsione a sei mesi sul prezzo del Brent, portandola a 82,50 dollari al barile, il 20% in più rispetto ai livelli attuali .

Il cambio di prospettiva è stato interpretato da qualcuno come un segnale contrarian: in effetti ieri il Brent è scivolato di circa l’1%, sotto 69 $. Ma Goldman non è isolata nel prevedere ulteriori rialzi.

Anche Citigroup non esclude che il greggio possa presto spingersi a 80 $, per effetto di tensioni geopolitiche e in particolare dell’aggravarsi della crisi in Venezuela, mentre JpMorgan ora si aspetta una media di 70 $ nel 2018 (un aumento del 50% dalle previsioni di ottobre) con una puntata a 78 $ nella prima metà dell’anno.

Poche settimane fa anche BofA-Merrill Lynch aveva alzato la stima sul prezzo 2018 (anche se con maggiore prudenza si aspetta 64 $ per il Brent), argomentando che dopo anni di surplus quest’anno potrebbero mancare all’appello 430mila barili al giorno: «Le scorte stanno calando più in fretta delle attese», assicura Francisco Blanch, head of commodities research.

Morgan Stanley – che vede il Brent a 75 $ nel terzo trimestre, contro una precedente previsione di 63 $ – ritiene che un forte defcit di offerta manterrà il greggio in backwardation (quotazioni a pronti più alte di quelle a futuri), alimentando gli acquisti speculativi. Flussi finanziari molto più ampi del mercato fisico «dovrebbero spingere il prezzo dei futures in rialzo nel corso dell’anno», sostiene Martijn Rats, equity analyst della banca.

Il rally del petrolio avrebbe insomma la possibilità di autoalimentarsi, grazie alla grande massa di denaro speculativo sul mercato. L’estremo sbilanciamento su posizioni rialziste tuttavia è di per sè fonte di rischio, quanto meno nel breve termine: magari non si invertirà la tendenza, ma una correzione dei prezzi potrebbe essere vicina.

Il petrolio finora ha resistito bene, ma ci sono già stati diversi segnali potenzialmente in grado di innescare una fase di liquidazioni, dai record dello shale oil – che hanno spinto la produzione americana ai massimi da 47 anni, oltre 10 mbg – all’improvvisa risalita delle scorte di greggio negli Usa (+6,8 mb la settimana scorsa).

Anche le trimestrali delle Major hanno acceso una spia rossa, evidenziando un diffuso indebolimento nel settore della raffinazione, che potrebbe finire col rallentare la domanda di greggio.

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