Finanza & Mercati

Tonfo a Wall Street. Ecco perché è cambiato il vento sui mercati

Le giornate difficili delle borse

Tonfo a Wall Street. Ecco perché è cambiato il vento sui mercati

(Afp)
(Afp)

La narrazione che per mesi ha guidato le Borse sui massimi storici, negli ultimi due giorni è stata scossa dalle fondamenta. È per questo che i listini nell'ultima seduta della settimana hanno chiuso in forte calo, con Wall Street che ha registrato la peggior performance da quando Donald Trump è stato eletto presidente: perché il film che nelle sale operative tutti proiettano da mesi ha subìto un'improvviso cambio di copione. Forse nei prossimi giorni tutto tornerà come prima. Forse i campanelli d'allarme smetteranno di suonare. Ma ciò che è accaduto in questi ultimi giorni dimostra quanto i mercati finanziari siano appesi a un filo sottile. È infatti bastato un venticello contrario per far cadere non solo Wall Street di oltre il 2% (Dow Jones -2,54%, S&P500 -2,12%, Nasdaq -1,96%), ma anche tutti gli altri listini: Londra -0,63%, Parigi -1,64%, Francoforte -1,68%, Madrid - 1,81% e Milano -1,44%. Ed è bastato per far salire i rendimenti dei titoli di Stato bruscamente, sia negli Usa (dove il Treasury decennale è arrivato al 2,85%) sia in Europa (il BTp decennale è arrivato al 2,04%).

Per capire la caduta delle Borse di questi ultimi giorni bisogna prima comprendere i motivi per cui fino alla settimana scorsa Wall Street e i listini di tutto il mondo correvano come forsennati. A guidare le Borse sui massimi storici sono stati per molti mesi quattro concetti condivisi da tutto il mondo finanziario.

Uno: che l'economia anche quest'anno crescerà in tutto il mondo sincronizzata. Si stima che solo 6 Paesi su 206 al mondo possano chiudere il 2018 ancora in recessione. Se così fosse sarebbe il record da molti decenni.

Due: che l'inflazione, pur più elevata rispetto a qualche anno fa, resterà bassa e sotto gli obiettivi delle banche centrali.

Tre: che proprio grazie alla bassa inflazione le banche centrali potranno ridurre gli stimoli monetari molto, ma molto, lentamente.

Quattro: che questo contesto di crescita economica e di tassi ancora bassi possa pompare gli utili delle aziende. A livello mondiale si attende per il 2018 una crescita dei profitti del 12%: quasi il doppio della media storica.

Questo scenario ha guidato le Borse sui massimi storici. Ma negli ultimi giorni alcune notizie hanno cambiato la percezione dei mercati. O meglio: hanno insinuato qualche dubbio su uno scenario tanto ottimistico.

Le preoccupazioni sono partite in Germania (non a caso quella di Francoforte è tra le Borse peggiori nelle ultime sedute), dove il sindacato IG Metall chiede consistenti aumenti salariali: questo - teme il mercato - potrebbe far salire l'inflazione nel Paese oltre le attese, spingendo la Bce a chiudere il quantitative easing (cioè la politica di stimoli) prima del previsto. Ieri questi stessi timori si sono estesi agli Stati Uniti, dove si è appreso che a gennaio i salari sono aumentati del 2,9%. Una buona notizia per i lavoratori (si tratta dell'incremento maggiore dal 2009) è subito diventata un pessimo segnale per i mercati: se salgono i salari - si pensa in Borsa - l'inflazione può crescere davvero, e questo potrebbe indurre la Federal Reserve ad alzare i tassi più velocemente del previsto.

Questo timore è diventato ancora più pressante quando il presidente della Fed di Dallas, Robert Kaplan, ha lasciato intendere che nel 2018 la Fed potrebbe alzare i tassi più di tre volte. Apriti cielo: per mercati ormai anestetizzati dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali e dalla politica dei tassi bassi, si è trattato di un sonoro schiaffo. In questo contesto, anche la convinzione che gli utili aziendali saliranno abbondantemente nel 2018 è stata incrinata ieri da alcune notizie controcorrente: Deutsche Bank e BT Group hanno deluso sui conti in Europa, mentre Exxon Mobil e Chevron l'hanno fatto in America.

Morale: lo storytelling che per mesi ha guidato i mercati verso l'alto improvvisamente si è incrinato. E il mercato, che è tutto orientato verso il rialzo delle Borse, è stato preso in contropiede. In molti casi sono anche scattate le vendite degli algoritmi, che producono il 66% degli scambi sulle Borse mondiali, alimentando i ribassi. Forse lunedì il cielo tornerà sereno. Ma i mercati in questi giorno un monito l'hanno lanciato.

@MoryaLongo

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