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Veronica contro la revoca dell’assegno: «Per Silvio ho smesso di…

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Veronica contro la revoca dell’assegno: «Per Silvio ho smesso di fare l'attrice»

Se Silvio Berlusconi è diventato un imprenditore e un politico di successo lo deve anche all'unione trentennale con Veronica Lario, che si è occupata della prole e gli ha permesso di concentrarsi sulla sua carriera. Si chiude con questa considerazione il ricorso in Cassazione della ex first Lady contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che a novembre ha azzerato il suo maxi assegno di mantenimento post divorzio da 1,4 milioni mensili e le ha imposto di restituire al Cavaliere tre annualità del maxi assegno (circa 45 milioni), richiesta definita «surreale e iniqua». La Lario, fanno notare i suoi legali, su richiesta di

Berlusconi, «ha rinunciato in giovane età alla carriera di attrice per dedicarsi interamente alla casa, alla famiglia e all’allevamento dei tre figli Barbara, Eleonora e Luigi». Una situazione da cui il Cavaliere ha tratto due vantaggi: «Potersi dedicare più liberamente e intensamente alle molteplici attività imprenditoriali» e «costruirsi un’immagine di capo di una famiglia felice, largamente sfruttata nella propria vita politica». In realtà, per gli avvocati di Veronica, la sentenza della Corte d'Appello di Milano, merita di essere annullata per svariati motivi. In estrema sintesi, come ha potuto ricostruire l’agenzia Radiocor, essi contestano sia il nuovo orientamento inaugurato dalla famosa “sentenza Grilli” (l’anno scorso il noto economista si era visto riconoscere dalla Cassazione il diritto a non dovere mantenere la moglie perché «economicamente autonoma»), sia i calcoli effettuati sul patrimonio di Veronica Lario, su cui oltre al vizio di «omesso esame» - secondo i suoi avvocati - sono stati commessi «gravi errori di diritto» oltre che puramente tecnici.

Il maxi assegno degli ultimi tre anni «destinato al consumo»

Per questo «è surreale e iniqua» l’ipotesi che la ex first Lady, come invece stabilito dal Tribunale di Milano, sia obbligata a restituire tre annualità del maxi assegno (circa 45 milioni) a Berlusconi «compresi gli importi da lei doverosamente versati al Fisco e praticamente irrecuperabili». È proprio questo il punto che più preoccupa i legali della Lario i quali, infatti, chiedono alla Suprema Corte «anche qualora non condividessero» altri motivi di annullamento della sentenza del Tribunale di Milano, quanto meno di cassare il capo «relativo alla decorrenza della revoca dell’assegno» divorzile, poiché quest’ultimo va considerato per sua natura «destinato al consumo anche indipendentemente dalla sua misura» e «irripetibile».

Sentenza d'Appello basata su «preconcetti e clamore mediatico»
Secondo i legali della Lario, la sentenza del Tribunale di Milano «si fonda su due preconcetti che sembrano riflettere il clamore mediatico che ha circondato il contenzioso, più che un'attenta analisi delle posizioni e ragioni delle parti». Il primo preconcetto è «l'immotivata convinzione che l'ormai famosa sentenza Grilli abbia mutato un importante settore del nostro diritto di famiglia»: al massimo, «può solo avere interpretato norme preesistenti che come tali sono
rimaste immutate». Inoltre, osservano, dato che la sentenza Grilli è stato più che altro un «astratto esercizio» di interpretazione della legge, l'avrebbero dovuta emettere le Sezioni Unite della Cassazione (considerato il giudice
supremo sull'interpretazione della legge e del diritto) e non la I Sezione, come invece avvenuto. Il secondo preconcetto è «l'immotivata convinzione che Veronica Lario sia una donna scandalosamente ricca, senza altri meriti se non quello di avere sposato uno degli uomini più ricchi del Paese e titolare di un patrimonio di oltre 10 miliardi di euro», su cui invece la Corte «tace pudicamente».

Gli immobili di Veronica? «In perdita e con debiti di pari importo»
Secondo il ricorso, inoltre, la Corte d'Appello di Milano ha commesso vari errori anche nella valutazione del patrimonio stesso della Lario, composto principalmente da tre elementi. Innanzitutto la proprietà di numerosi e prestigiosi immobili controllati dalla società Il Poggio, che ha un attivo di
oltre 50 milioni di euro ma anche «continuità di perdite» e passività tali «da elidere il valore della partecipazione». In secondo luogo gli assegni versati negli anni scorsi da Berlusconi, che tuttavia è «assurdo» computare nell'attuale
patrimonio della Lario perchè «destinati al consumo e come tali effettivamente consumati (dunque né investiti, né accantonati) per conservare «quell'eccezionale e magnifico tenore di vita» che le era proprio durante la vita
coniugale. Il terzo elemento del patrimonio sono i gioielli donati da Berlusconi alla Lario, di cui vengono contestate le valutazioni «iperboliche» date dal Cavaliere (decine di milioni): inoltre, si chiedono i legali, «un uomo tra i più
ricchi del mondo, impegnato anche come leader politico, desidera davvero che la ex moglie, anzichè destinare i gioielli alle loro due figlie, li venda per andare avanti?».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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