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Quando le buone notizie in economia fanno male alle Borse

EFFETTI INDESIDERATI

Quando le buone notizie in economia fanno male alle Borse

Come possono belle notizie che riguardano le persone comuni far crollare le Borse? Come possono notizie che segnalano un’economia in crescita più del previsto far piombare Wall Street nel peggior ribasso dal 2011? Sono domande che è giusto porsi in queste ultime ore quando, sembra un paradosso, sta accadendo proprio questo. Ma prima vediamo quali sono state queste good news che si sono rivelate molto bad per le Borse e per i mercati in senso lato.

1. La prima arriva dagli Stati Uniti: a gennaio i salari medi per ora lavorata sono aumentati più del previsto: +2,9% annuo anziché +2,6% previsto. Una bella notizia no? La crescita dei salari indica infatti che le imprese fanno più utili e che allo stesso tempo l'occupazione è molto buona, tanto che le imprese per continuare a fare profitti sono “costrette” a corteggiare la nuova forza lavoro (o quella esistente per non farsela sfuggire) aumentando la leva della gratificazione economica (stipendi). Una notizia che indica quindi che le imprese fanno profitti, che il livello occupazionale è vicino al suo potenziale, che i lavoratori guadagneranno di più e che, in ultima istanza, potranno aumentare i consumi inanellando un circolo virtuoso per i vari attori economici in campo;

2. Sempre i salari sono protagonisti del nuovo flusso di notizie in Germania. Dopo anni di salari reali piatti - che a fronte di una svalutazione competitiva del marco attraverso l'euro hanno consentito alla Germania di arrivare al record di surplus di 700 miliardi di euro - le rivendicazioni dei lavoratori da quelle parti iniziano a fare breccia. Da poche ore è stato raggiunto un accordo pilota alla IGMetall - industriali: i salari aumenteranno del 4,3% per 27 mesi. La vera svolta è l'intesa sulla settimana da 28 ore, che sarà concessa ai dipendenti fino a un massimo di due anni per assistere anziani e bambini. Questo accordo ne segnerà in scia degli altri. Un'altra bella notizia no?
E invece il Dax 30 della Borsa di Francoforte dopo aver perso il 4% la scorsa settimana sta perdendo altrettanto tra ieri e oggi, come del resto i principali indici statunitensi ed europei.

Osservando il grafico delle Borse e quello dell'espansione economica sembra quindi che appartengano a mondi e logiche diverse. Sembra che alle Borse non piaccia un'economia reale che cresca più del previsto. È davvero così?
La risposta è «Ni». Borse ed economia reale non sono del tutto scollegate. Anzi, se le aziende quotate in un listino battono gli utili attesi quel listino cresce e continua a crescere fintanto che le aspettative degli investitori siano per ulteriori aumenti degli utili. Quando non poche ma tante aziende battono gli utili vuol dire che l'economia reale cresce. Quindi c'è un livello in cui Borse ed espansione economica convivono felicemente e vanno d'accordo.

Ma se l'economia cresce troppo, tale da generare attraverso l'aumento dei salari un'elevata inflazione le Borse iniziano ad avere paura. Per due motivi:

1. L'inflazione è come il colesterolo. C'è quella cattiva (da materie prime) e quella buona (da salari). La seconda è il nemico giurato degli investitori e dei creditori perché erode per un periodo più lungo (rispetto a quella da materie prime) il valore dell'investimento/credito; al contrario è amica dei debitori perché cancella una parte del debito reale contratto;

2. in seconda battuta l'inflazione fa salire i tassi delle obbligazioni rendendo questa classe di investimento una seria rivale delle azioni. In uno scenario di tassi in rialzo (come quello attuale) la sfida tra cedole (obbligazionarie) e dividendi (azionari) che negli ultimi anni è stata appannaggio dei secondi (visti i tassi bassissimi alimentati dalle politiche espansive della banche centrali) torna avvincente e può penalizzare l'azionario.

Insomma, salari e inflazione sono i nemici storici di Wall Street. Ed è per questo che in questa fase in cui sia i salari che l'inflazione stanno dando segni di risveglio dopo un decennio di calma piatta, le Borse stanno accusando letteralmente il colpo. Quel che sta accadendo nelle ultime sedute è la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i “mercati” non vanno nai troppo divinizzati quando salgono. Ne vanno sempre analizzate le ragioni sottostanti. Per il semplice motivo che essi non possono inglobare il concetto di felicità.

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