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Tim, Brasile meglio delle attese

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Tim, Brasile meglio delle attese

Tim Brasil archivia il 2017 in bellezza con i risultati del quarto trimestre superiori alle attese e “aiuta” la capogruppo Telecom Italia ad arginare l’ondata di ribassi che si è abbattuta anche su Piazza Affari. L’operatore carioca, controllato per i due terzi da Telecom, ha riportato per l’intero 2017 ricavi netti in aumento del 3,9% a 16,234 miliardi di reais (circa 4 miliardi di euro), con un’accelerazione nell’ultimo trimestre quando i ricavi sono cresciuti del 5,3% a 4,257 miliardi di reais (+6,1% i ricavi da servizi). L’utile netto ha registrato un incremento del 64,5% a 1,235 miliardi di reais (circa 312 milioni di euro), con un aumento del 66% a 604 milioni di reais nell’ultima parte dell’anno. Il margine Ebitda, pari al 36,6% nel 2017, ha toccato un picco del 41,6% nel periodo ottobre-dicembre. Gli abbonati post-paid sono aumentati nell’anno del 19,6% a 17,8 milioni e rappresentano il 30% della base-clienti. Con l’Lte - il traffico dati sulla rete 4G rappresenta il 60% del traffico dati complessivo della compagnia - Tim Brasil copre oggi il 91% della popolazione urbana del Paese sudamericano. Una nota della società sottolinea che Tim Brasil ha già raggiunto nel 2017 i target fissati per il 2019 dal piano industriale triennale.

Questi in sintesi i conti esaminati lunedì scorso dal consiglio della compagnia di Rio de Janeiro che ha anche ratificato il cambio della guardia alla direzione acquisti dove è arrivato Bruno Mutzenbecher Gentil, manager di fiducia dell’ad Telecom Amos Genish col quale ha lavorato prima in Gvt e poi in Telefonica Brasil che entra a far parte anche del comitato di direzione dove siedono i top manager della compagnia guidata da Stefano De Angelis.

Contrariamente alla prassi degli anni scorsi, per i conti dell’intero gruppo, saltando l’esame dei risultati preliminari, si dovrà aspettare fino al 6 marzo quando al consiglio Telecom sarà portato anche il piano strategico-industriale che Genish sta mettendo a punto con l’ausilio di McKinsey, puntando in particolare sulla “digitalizzazione”. I risultati di Tim Brasil hanno comunque contribuito ad arginare la caduta di Telecom in Piazza Affari: il titolo, dopo aver segnato un minimo subito dopo l’apertura a 0,647 euro, ha chiuso alla fine 0,6806 euro, in flessione dell’1,7%, un po’ meno rispetto all’indice delle blue chip che ha ceduto il 2,08%. L’aria di rialzo dei tassi non aiuta la compagnia che, a fine settembre, era ancora gravata da un debito - al netto della liquidità - di 26,2 miliardi (per un rapporto net debt/Ebitda di 3,2 volte), ma secondo il report annuale di Mediobanca sul settore tmt la sottovalutazione del titolo - tra il 25% e il 30% rispetto al settore europeo - è in parte ingiustificata, se si considera che metà della capitalizzazione di Borsa è spiegata dalle sole quote in Tim Brasil (valore intorno ai 5 miliardi) e in Inwit (circa 2 miliardi). Gli analisti della banca d’affari milanese individuano la causa per il 40% nei timori del mercato per la concorrenza di Open Fiber e Iliad (che dovrebbe iniziare a operare in Italia a marzo) e per il 20% nell’instabilità al vertice, con la compagnia che è al terzo amministratore delegato in tre anni, contro i 4-5 anni di permanenza in sella degli altri ceo delle tlc europee.

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