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Con utili e cassa record Rio Tinto ora potrebbe puntare al litio

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Con utili e cassa record Rio Tinto ora potrebbe puntare al litio

Il ceo Jean-Sébastien Jacques (Reuters)
Il ceo Jean-Sébastien Jacques (Reuters)

Rio Tintoè emersa dalla crisi più forte di prima e si dichiara pronta a tornare nell’arena delle acquisizioni: una disponibilità che alimenta l’ipotesi di un investimento nel litio o in altri metalli da batteria.

Grazie alla ripresa dei prezzi delle materie prime, al taglio dei costi produttivi e a una serie di dismisioni, la mineraria anglo-australiana ha recuperato un bilancio a prova di bomba, che le permette di remunerare gli azionisti con una generosità senza precedenti: dividendi e buyback sono stati ulteriormente aumentati ieri, fino a sfiorare 10 miliardi di dollari.

L’esercizio 2017 si è del resto concluso in modo brillante: gli utili, in rialzo del 70% a 8,6 miliardi di $, sono al record da tre anni e probabilmente superiori a quelli di qualunque altra mineraria (la maggiore concorrente, Bhp Billiton, comunicherà i risultati il 20 febbraio).

Rio ha ridotto l’indebitamento netto ai minimi da un decennio: appena 3,8 miliardi di $, contro i 9,5 miliardi di fine 2016, portando la leva dal 17% al 7%. E i flussi operativi di cassa hanno raggiunto la bellezza di 13,9 miliardi di $ (+64%).

I dividendi, che la mineraria dal 2015 ha cominciato a legare ai risultati, sono saliti di conseguenza: con un’ulteriore cedola di 1,80 $ per azione il payout per l’intero 2017 ha raggiunto 2,80 $, un record storico, che equivale a un esborso di 5,2 miliardi.

Anche il programma di riacquisto di azioni proprie si è arricchito: ci sarà un buyback addizionale per un miliardo di $ entro fine anno, che si somma a quelli già annunciati, per arrivare a un totale di 4,5 miliardi.

Rio Tinto rimane cauta sulle strategie di crescita. Il budget per gli investimenti è stato ritoccato solo in modo marginale: resterà a 5,5 miliardi di $ quest’anno, per salire a 6 miliardi nei due anni successivi. Ma i vertici della società aprono a nuovi scenari.

«Siamo ben posizionati per cogliere ogni tipo di opportunità», ha detto il ceo Jean-Sébastien Jacques, accennando alla possibilità di riavvicinarsi «con intelligenza» all’M&A, considerando anche materie prime diverse da minerale di ferro, rame e alluminio, che ormai dominano le attività del gruppo.

«In bilancio abbiamo una grande potenza di fuoco – ha aggiunto il cfo Chris Lynch, parlando con la Bloomberg – Abbiamo buone capacità e stiamo guardando molte cose diverse. Dobbiamo solo identificare qualcosa in cui pensiamo di poter avere successo».

Tanto è bastato per rilanciare la speculazione (mai del tutto sopita) che Rio Tinto possa essere tuttora in gara per rilevare il 32% della cilena Societad Quìmica y Minera (SQM), il maggior produttore di litio al mondo. La cessione della quota è tra le condizioni imposte dall’antitrust a Potash Corp per la fusione con Agrium, che ha dato vita al colosso dei fertilizzanti Nutrien.

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