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Bitcoin e i suoi fratelli: le criptovalute che rischiano di scomparire

report di Goldman sachs

Bitcoin e i suoi fratelli: le criptovalute che rischiano di scomparire

(Afp)
(Afp)

Ad oggi ci sono in circolazione 1.506 criptovalute. La capitalizzazione totale di questo settore è pari a 385 miliardi, oltre la metà in meno rispetto agli 800 di metà dicembre, massimo storico per il settore (fonte Coinmarketcap).

È un universo sterminato. Il Bitcoin è l’esemplare più significativo (da solo vale il 35% di tutto il mercato) ma non è l’unico attore in campo. Nel 65% rimanente c’è un po’ di tutto. Ci sono nomi obiettivamente curiosi come Sharkcoin (moneta squalo), PinkDog (cane rosa), Casinocoin e perfino Ponzicoin.

Secondo alcuni addetti ai lavori alcune criptovalute potrebbero ispirarsi proprio allo schema Ponzi, ovvero raccogliere capitali con la promessa di lauti dividendi annui e poi chiudere bottega lasciando con il cerino acceso gli investitori dell’ultima tornata. Altre invece seguono progetti seri, che hanno davvero il potenziale di affermarsi in futuro attraverso la forza dell’architettura sottostante, la blockchain.

L'ANDAMENTO DEL BITCOIN
Dati in dollari (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

Non è facile però individuare quali saranno le criptovalute che eventualmente sopravviveranno. Ma presto partirà una selezione darwiniana che porterà molte di esse ad azzerare il proprio valore. Insomma, come per la bolla di Internet anche qui forse ci saranno solo pochi sopravvissuti. Ne è convinto Steve Strongin, a capo della divisione globale dell’Investment research di Goldman Sachs, che però non ha saputo dettare i tempi nel report (datato 5 febbraio) che ha dedicato all’argomento.

«A causa della mancanza di valore intrinseco, le valute che non sopravviveranno saranno probabilmente scambiate a zero».

Secondo Strongin, le monete digitali odierne non hanno una potenza di conservazione a lungo termine a causa dei tempi di transazione lenti, delle sfide di sicurezza e degli elevati costi di manutenzione. Lo stesso sottolinea che l'introduzione dei futures regolamentati su Bitcoin non ha affrontato tali preoccupazioni.

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Strongin è più ottimista riguardo alla tecnologia blockchain che sta alla base delle valute digitali, dicendo che potrebbe aiutare a migliorare i libri contabili. Ma anche in questo campo invita alla cautela, sostenendo che la tecnologia attuale non offre ancora la velocità richiesta per le transazioni di mercato.

Tra le 1.500 valute oggi in circolazione si nasconde un fenomeno fintech simile a quello che sono stati per internet Amazon o Google? Mentre guru mainstream come Warren Buffett e Paul Krugman preconizzano tempi bui per le criptovalute, c’è chi, come Tyler Winklevoss (ceo e cofondatore dell’exchange Gemini), sostiene addirittura che il bitcoin «dovrebbe valere 30-40 volte di più».

«Solo perché siamo all’interno di una bolla speculativa - conclude però Steve Strongin - non significa che i prezzi attuali non possano aumentare per una manciata di sopravvissuti. Allo stesso tempo, la maggior parte, se non tutte, non vedranno mai più i loro picchi recenti».

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