Finanza & Mercati

Il petrolio «made in Usa» si spinge fino ad Abu Dhabi

  • Abbonati
  • Accedi
evento simbolo

Il petrolio «made in Usa» si spinge fino ad Abu Dhabi

Il petrolio americano è sbarcato negli Emirati arabi uniti, un traguardo che forse nemmeno Donald Trump – impegnato nel perseguire il «dominio energetico globale» degli Stati Uniti – aveva sperato di raggiungere.

L’episodio, davvero eccezionale, è emerso dalle statistiche dello Us Census Bureau, che nel mese di dicembre hanno evidenziato l’esportazione verso il Paese Opec di un carico di 700mila barili di condensati «made in Usa».

Il monitoraggio delle petroliere attraverso i sistemi di Bloomberg mostra che il trasporto è stato effettutato dalla Seoul Spirit, salpata dal terminal Enterprise Product Partners di Houston, in Texas, alla volta di Abu Dhabi, dov’è arrivata il 31 gennaio.

Potrebbe trattarsi un evento destinato a rimanere isolato. Gli Emirati estraggono oltre 3 milioni di barili di greggio al giorno (anche se oggi sono scesi a 2,85 mbg in ottemperanza ai tagli Opec) ed esportano circa due terzi della loro produzione.

Per esigenze di raffinazione hanno tuttavia bisogno di acquistare greggi leggeri all’estero e l’embargo contro il Qatar li ha privati del fornitore abituale. Gli Stati Uniti, benché lontani, hanno probabilmente offerto un prezzo vantaggioso.

Ancora una volta, insomma, hanno prevalso le leggi di mercato: le stesse che una decina di giorni fa avevano portato il gas russo fino a Boston.

La consegna di petrolio agli Emirati è comunque un simbolo della potenza energetica conquistata dagli Stati Uniti dello shale.

La settimana scorsa, secondo le statistiche diffuse ieri dall’Eia, la produzione americana ha bruciato un nuovo record, salendo a 10,25 mbg. La stessa Eia poche ore prima aveva alzato le previsioni sull’output: ora si attende una media di oltre 11 mbg nel 2019, che potrebbe consentire anche il sorpasso della Russia.

L’esuberanza dello shale oil preoccupa sempre di più il mercato, anche perché le scorte Usa stanno risalendo: la settimana scorsa +1,9 mb il greggio, +3,4 mb le benzine e + 3,9 mb i distillati, dati che hanno spinto in ribasso di oltre il 2% le quotazioni del barile, schiacciando il Wti per marzo verso 61 $ e il Brent per aprile verso 65 $, ai minimi da un mese.

© Riproduzione riservata