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Scorporo della rete, un primo passo importante

L'Analisi|tim

Scorporo della rete, un primo passo importante

Separare la rete di telecomunicazioni dalla società che l'ha in pancia. Un progetto di cui si parla da anni in Italia, dopo la privatizzazione totalitaria di Telecom, ma che potrebbe vedere davvero la luce oggi, quando la compagnia di bandiera è finita sotto l'egida di Vincent Bollorè e dei francesi di Vivendi. L'ad di Telecom Italia, Amos Genish, subito dopo aver incontrato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che ha parlato di svolta «epocale», ha anticipato l'intenzione di portare lo scorporo della rete al consiglio della società che si terrà il 6 marzo per l'esame del bilancio e del piano industriale.

Genish nei giorni scorsi aveva già portato all'Agcom, l'authority delle comunicazioni, la proposta di separazione volontaria della rete in una società ad hoc, in cambio di un alleggerimento – ancora da concordare – degli oneri regolamentari che gravano sull'incumbent. Il vaglio tecnico e quello politico procedono in parallelo per poter portare al cda (e all'azionista di riferimento) un'ipotesi di lavoro che sia già condivisa con le autorità italiane. Per ora si parla solo di trasferire l'asset in una società controllata al 100% da Telecom Italia, ma dotata di un board autonomo con almeno un posto riservato a un consigliere designato dall'Agcom e, visto che la rete è considerata strategica ai fini del golden power, con un consigliere gradito al Governo che sia un punto di riferimento in materia di sicurezza.

Lo scorporo della rete sopravanzerebbe il modello British Telecom (Open Reach è una divisione con la rete d'accesso) nell'assicurare parità di trattamento di tutti gli operatori che utilizzano la rete e allo stesso tempo farebbe emergere - nelle attese del mercato che premia l'ipotesi - il valore dell'asset, in carico tra i 14 e i 15 miliardi di euro, quanto cioè l'intera capitalizzazione di Borsa attuale del gruppo. In prospettiva la società della rete potrebbe prestarsi a unificare gli sforzi per la costruzione della rete in fibra, e cioè a un'aggregazione con Open Fiber, joint Cdp-Enel, auspicata da esponenti governativi e politici e considerata favorevolmente anche dal mercato.

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