Finanza & Mercati

I treni di Italo passano agli americani

  • Abbonati
  • Accedi
In primo piano

I treni di Italo passano agli americani

  • –Celestina Dominelli

Italo finisce al fondo Usa Global Infrastructure Partners. È questa la conclusione di una lunga giornata segnata da un nuovo colpo di scena con il rilancio di Gip, arrivato ieri sera mentre il cda della società guidata da Flavio Cattaneo era riunito per esaminare lo stato dell’arte dell’annunciata Ipo e valutare, in seconda battuta, la proposta americana. Quest’ultima è stata alla fine accettata dai soci di Italo dopo che, in serata, il board era stato sospeso per consentire agli azionisti di arrivare a una decisione finale prima della scadenza della nuova offerta, fissata per la mezzanotte. Ma la quadratura del cerchio è giunta poco prima con il via libera degli azionisti.

Il fondo, come detto, ha quindi deciso in zona Cesarini di ritoccare ulteriormente l’offerta portandola a quasi 2 miliardi di euro (1,98 miliardi più i debiti che ammontano a quasi 450 milioni), rispetto agli 1,9 miliardi messi sul piatto in partenza. Complice, forse, anche il comunicato congiunto, diffuso in mattinata dai titolari dell’Economia e dello Sviluppo Economico, Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, in cui, dopo aver giudicato come «molto positivo» l’emergere di «un grande interesse da parte di potenziale investitori su Ntv», i due ministri si erano espressi in modo molto netto per lo sbarco a Piazza Affari. «La quotazione in Borsa della società rappresenterebbe il perfetto coronamento di una storia di successo». Non prima, però, di aver lodato «la capacità degli imprenditori, del management e delle istituzioni finanziarie, a partire da Banca Intesa (primo socio con il 18,8%, ndr) che hanno costruito una grande azienda di servizi con investimenti molto significativi e che hanno saputo con coraggio superare anche momenti di difficoltà».

Poche righe che evidentemente non sono passate inosservate ai piani alti del quartier generale di Gip, nel cuore di Manhattan, a New York, e che hanno convinto il fondo, assistito da Mediobanca in qualità di advisor, a una nuova mossa nel tentativo di superare le resistenze di quanti, nella compagine azionaria di Italo, soprattutto sul fronte dei soci industriali, avevano rimarcato la volontà di andare avanti verso la Borsa mostrandosi decisamente tiepidi davanti alla prima offerta del fondo americano, nella convinzione che quei valori non esprimessero appieno il potenziale presente e futuro della società - anche e soprattutto in considerazione del ruolo che potrà giocare in un mercato europeo destinato, dal 2020, alla completa liberalizzazione - e che ci fossero altresì delle tecnicalità non troppo chiare a cominciare dalla possibilità per i soci, messa nero su bianco dagli americani, di reinvestire nell’azienda fino al 25% dei proventi della vendita. Insomma, a giudizio di molti azionisti, l’offerta era suscettibile di essere ancora migliorata. Tanto più alla luce dell’ampio riscontro registrato dall’Ipo come si erano affrettati a riferire l’advisor e le banche del consorzio sfilati ieri davanti al board.

Il lungo confronto era infatti iniziato nel pomeriggio con i vertici della società, il presidente Luca Cordero di Montezemolo e l’ad Cattaneo, insieme alle cinque consigliere indipendenti (Zanardi, Gandini, Michetti, Passeggio e Pierantoni), nella sede romana dell’azienda, mentre gli altri membri erano collegati in conference call. Davanti al cda erano così passati prima i rappresentanti delle banche (Banca Imi, Barclays, Credit Suisse, Goldman Sachs e UniCredit), impegnati nelle ultime ore a sondare gli investitori istituzionali schierati in prima linea nella quotazione, e subito dopo l’advisor Rothschild - che ha supportato l’azienda anche sul dossier Gip - insieme alla nutrita squadra di legali.

A loro era spettato il compito di tirare le fila dell’intenso lavoro preparatorio allo sbarco in Borsa condotto negli ultimi giorni, fornendo ai soci indicazioni puntuali sul possibile ritorno dell’offerta pubblica di vendita relativa al 35-40% del capitale e sull’interesse registrato in fase di pre-marketing. Un interesse emerso peraltro con forza durante la trasferta statunitense condotta dal management nei giorni scorsi e che aveva visto scendere in campo big del calibro di BlackRock, pronti a investire su una società capace di uscire dalle secche di una grave crisi finanziaria e di rilanciarsi al punto da diventare un modello di business esportabile oltreconfine (si veda altro articolo in pagina).

Nel confronto tra il fondo Usa e la Borsa, ha però prevalso l’offerta del primo che valorizza 20 volte l’Ebitda dell’azienda e che soprattutto, avrebbero riferito i consulenti, non sarebbe stata spuntata, via Ipo, prima di due anni. L’affondo finale di Gip ha quindi rimesso in discussione la quotazione facendo pendere l’ago della bilancia a favore dell’approdo americano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA