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Borse, sale il «partito» dei pessimisti. Per l'euro…

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Borse, sale il «partito» dei pessimisti. Per l'euro sarà ancora rally

(Marka)
(Marka)

Dopo un 2017 ricco di record e di soddisfazioni per gli investitori, il nuovo anno si è aperto all’insegna di una forte volatilità. Si è appena chiusa una settimana sulle montagne russe per le Borse con Wall Street che ha perso oltre il 10% dai massimi a livello di indice Dow Jones. E le prospettive di medio termine - secondo gli esperti - appaiono ora più incerte. Dal sondaggio di gennaio condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Radiocor Plus cala il numero di quanti attendono ulteriori rialzi nei prossimi sei mesi (dal 48% al 45%) e cresce invece sensibilmente, dal 15% al 24%, la fazione di quanti mettono in conto ribassi.

Fra chi vede ancora un orizzonte sereno, il 41% prevede rialzi compresi tra il 3% e il 10% (erano il 45% a dicembre) mentre un ulteriore 4% attende rialzi oltre il 10% (da 3%). Scende di conseguenza dal 37% al 31% la percentuale di quanti attendono mercati stabili, ovvero con variazioni massime del 3% sia al rialzo che al ribasso.

Con un’economia in forte espansione ci si prepara a fine Qe
«Le turbolenze delle ultime settimane – ha commentato il presidente di Assiom Forex Luigi Belluti – stanno minando le certezze anche dei più ottimisti tra gli operatori finanziari. Aumenta infatti rispetto al mese precedente la percentuale di coloro che ritengono che la Borsa perderà terreno nei prossimi sei mesi: l’atteso rialzo dei tassi da parte della Fed, unito al miglioramento delle condizioni macroeconomiche sembrerebbero elementi a supporto di una politica monetaria sempre meno accomodante. A pesare su ulteriori guadagni dei mercati azionari anche il super-euro: secondo la maggior parte degli intervistati infatti entro fine estate la moneta unica si apprezzerà ulteriormente nei confronti del dollaro». La differenza di vedute fra gli operatori di mercato sembra in effetti riflettere proprio la diversa enfasi che viene data ai due principali aspetti di questa fase congiunturale. Se da una parte la netta accelerazione dell’espansione economica fatta registrare a partire dalla seconda metà del 2017 lascia ben sperare per il futuro (e solo due giorni fa la Bce nel suo bollettino mensile ha indicato come ci si attenda che la solida e ampia espansione economica prosegua anche oltre il breve periodo), dall’altra proprio questa dinamica di forte crescita avvicina il rientro dall’attuale politica monetaria ultra-espansiva. 41% operatori vede euro in ulteriore rialzo, per 36% prevarrà stabilità.

La corsa del super-euro non è finita
La marcia dell’euro che ha portato la moneta unica a toccare quota 1,25 dollari a gennaio salvo poi ripiegare leggermente attorno all’attuale quota di 1,23, è destinata a proseguire nel corso dei prossimi mesi. Il 41 degli operatori ritiene infatti che l’euro si apprezzerà nei confronti della divisa americana con un 1% che prevede un rialzo molto significativo. A dicembre questa percentuale era al 34% e a novembre addirittura al 21%. Scende di conseguenza il numero degli operatori che prevedono una stabilità sostanziale dei cambi: in dicembre erano il 44% mentre il sondaggio di gennaio li vede 8 punti sotto al 36%. Meno rilevante invece la variazione del numero di quanti mettono in conto una flessione dell’euro: erano il 21% a dicembre e sono il 23% a gennaio, lo stesso livello peraltro già registrato a novembre.

Spread sotto 150 punti nei prossimi 6 mesi
L’avvicinarsi delle elezioni politiche del 4 marzo e il rischio che dalle urne non esca un chiaro vincitore non sembrano per il momento aver avuto alcun effetto sull’andamento dello spread che anzi si è andato restringendo nel corso delle ultime settime e quota oggi di poco sopra i 120 punti. E anche per i prossimi sei mesi, la previsione è quella di una tenuta sui valori attuali. «La situazione dello spread è in miglioramento – ha commentato il presidente di Assiom Forex Luigi Belluti - in base alla maggior parte delle risposte infatti il differenziale di rendimento con i Bund si manterrà nella fascia 100-150, mentre si allontana lo spettro di quota 300». Nello specifico, il 44% degli operatori (dal 33% di dicembre) vede uno spread compreso fra i 100 e i 150 punti e per un ulteriore quota del 2% è possibile un restringimento sotto la soglia psicologica di 100 punti. Per il 36% degli operatori (erano il 47% a dicembre) è invece plausibile un rientro nella soglia compresa tra 150 e 175 punti mentre scende dal 19% al 18% il numero di quanti ritengono possibile uno sforamento di quota 175 punti con un 2% che non esclude un ritorno sopra quota 200 punti.

Incognita super-euro su prossime mosse Bce
Secondo il 64% degli operatori, il costante rafforzamento dell’euro e dall’altra parte la svalutazione competitiva del dollaro rischiano di indurre il consiglio direttivo Bce a ritardare nuove misure di rientro dall'attuale politica monetaria. Con l'euro vicino ai massimi da 3 anni – e con il rischio di ulteriori guadagni nei prossimi mesi - raggiungere il target di inflazione diventa ancora più difficile e la Bce dovrà tener conto di quello che rimane il suo unico mandato, la stabilità dei prezzi. Per questo potrebbe ritardare la manovra di rientro fino a che non arriveranno segnali positivi dall'andamento dell'inflazione, magari grazie anche a un ridimensionamento dell'euro. Secondo il rimanente 36%, invece, l'espansione economica è ormai troppo solida e lasciare nel sistema un'enorme quantità di liquidità rischia di portare a bolle speculative. La Bce agirà dunque con decisione e del resto lo stesso Mario Draghi si è detto fiducioso che l'inflazione convergerà verso il target di lungo periodo di prezzi vicini ma sotto il 2%.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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