Finanza & Mercati

Borse in tensione, vendite sui bond

Azioni

Borse in tensione, vendite sui bond

  • –Maximilian Cellino

Per molti deve essere sembrata davvero simile a una doccia fredda la giornata di ieri sui mercati finanziari, una seduta in cui si sono viste riprendere (anche se non con la violenza di lunedì scorso) le dinamiche ribassiste ai danni delle Borse e dei titoli di Stato. Di sicuro lo sarà stato per la pattuglia di economisti, analisti e strategist - di sicuro la grande maggioranza - convinta che la recente correzione sia stata in qualche modo inevitabile e salutare, ma che abbia anche carattere passeggero, e che soprattutto confida in fondo nel sostegno intatto fornito dall’avanzata del ciclo economico a livello globale.

Convinzioni simili rimangono probabilmente intatte, così come il fatto che la ripresa sincronizzata potrebbe garantire un sostegno futuro agli utili societari e di conseguenza anche alle stesse Borse, a maggior ragione se certi eccessi visti sulle valutazioni dovessero uscire ridimensionati nelle settimane a venire. Giornate come quella di ieri servono tuttavia come monito: ricordano per esempio che le cicatrici di movimenti così marcati come quelli ai quali abbiamo assistito di recente non sono semplici da rimarginare e possono anzi richiedere tempi lunghi in cui gli sbalzi di volatilità sono da mettere in conto.

Niente è perduto insomma, ma serve prudenza prima di dichiarare abbattuto l’«orso» e soprattutto occorre fare attenzione alle possibili conseguenze che un’eventuale prolungata discesa dei mercati potrebbe a sua volta esercitare sulle forze della crescita economica: in quel malaugurato caso, con le principali Banche centrali mondiali orientate verso una graduale rimozione della liquidità (e forse anche con le munizioni che scarseggiano), il corto circuito diventerebbe inevitabile.

Sotto l’aspetto della cronaca, la seduta è scivolata via sulla falsariga di quelle di venerdì o lunedì scorso: l’avanzata dei rendimenti obbligazionari (il Treasury decennale ha di nuovo superato quella sorta di «soglia del dolore» del 2,80% che aveva innescato le vendite una settimana fa per sfiorare addirittura il 2,90%, mentre il Bund si è arrampicato fino allo 0,77%) ha fatto da catalizzatore in un contesto generale in cui gli operatori temono un atteggiamento più aggressivo da parte dei banchieri centrali. Le parole con cui la Banca d’Inghilterra ha accompagnato la decisione di lasciare invariato il costo del denaro (i tassi potrebbero aumentare «prima del previsto e in misura maggiore a quanto finora ipotizzato» ha detto Londra) si sono inserite alla perfezione in uno schema del genere, creando così quell’ulteriore tensione della quale i listini europei (Milano ha chiuso a -2,3%, Francoforte a -2,6% e Londra a -1,5%) sono risultati vittime al pari di Wall Street (-4,15% il Dow Jones).

Due, se proprio si vogliono trovare, sono le differenze che saltano all’occhio rispetto agli episodi di turbolenza appena alle spalle: il mancato avvitamento al ribasso dei listini legato a fattori essenzialmente tecnici (l’indice Vix che misura la volatilità attesa sull’indice newyorchese S&P 500 è tornato a salire a 30 punti, ma evidentemente non a sufficienza da far scattare gli automatismi e il «flash crash» di inizio settimana) e il fatto che stavolta nella rete delle vendite sull’obbligazionario siano finiti pure i titoli della «periferia» europea, BTp compresi. Il tasso del decennale italiano è così risalito all’1,99%, riportando a 122 punti base il differenziale con il Bund: presumibile che si sia trattato di prese di beneficio, ma con livelli del genere sono diversi gli analisti che temono come il mercato stia davvero sottostimando il rischio connesso alle ormai prossime elezioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA