Finanza & Mercati

Uber si accorda con Waymo, pagherà 245 milioni di dollari

tecnologie rubate

Uber si accorda con Waymo, pagherà 245 milioni di dollari

L’ex ceo di Uber, Travis Kalanick, lascia il tribunale federale di San Francisco (Ap)
L’ex ceo di Uber, Travis Kalanick, lascia il tribunale federale di San Francisco (Ap)

NEW YORK - Archiviata con un patteggiamento a sorpresa la dura battaglia in tribunale tra Uber e Alphabet sulle vetture self driving del futuro. Uber ha accettato di non utilizzare la tecnologia controversa, che era stata accusata di aver indebitamente sottratto al colosso di Mountain View. Pagherà inoltre una cifra di circa 245 milioni di dollari. Lo scontro tra i due protagonisti hi-tech, al termine di una controversia durata ormai un anno, era culminato in un processo in corso da quattro giorni a San Francisco e che era finito sotto i riflettori di Silicon Valley come di Detroit perché metteva al centro la nuova frontiera di un settore strategico quale l'auto.

Sotto il profilo tecnologico l'intesa prevede che Uber rinunci a software e sensori rivendicati da Waymo, la controllata di Alphabet impegnata nel self driving. Dal punto di vista finanziario, la cifra di 245 milioni sarà versata sotto forma di una quota azionaria dello 0,34% nel gruppo di servizi alternativi ai taxi al momento valutato 72 miliardi e di cui è diventata recentemente primo azionista SoftBank.

Alphabet aveva presentato ricorso legale contro Uber per violazione di segreti industriali in conseguenza dell'assunzione da parte di quest'ultima di un ex top executive della controllata Google. L'ingegnere in questione, Anthony Levandowsky, aveva formato una propria startup rilevata da Uber e nei passaggi di carriera avrebbe portato con sé circa 14.000 documenti del suo originale datore di lavoro.

Il processo aveva visto la testimonianza dell'ex amministratore delegato di Uber Travis Kalanick, sotto il quale il caso era esploso, e sarebbe dovuto durare ancora settimane. Il nuovo Ceo della società di trasporto privato, Dara Khosrowshahi, impegnato a trasformare l'azienda in una riformata Uber 2.0 al riparo da polemiche su una immagine e cultura ultra-aggressive, ha dichiarato di «non credere che segreti abbiano viaggiano da Waymo a Uber o che Uber abbia usato informazioni proprietarie di Waymo», ma che «stiamo compiendo passi per assicurare» che sensori e software «rappresentino soltanto il nostro lavoro».
(M. Val.)

© Riproduzione riservata