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Il giapponese Masa, il Buffett dei debiti

il fondatore di Softbank

Il giapponese Masa, il Buffett dei debiti

Masayoshi Son (Afp)
Masayoshi Son (Afp)

Dove vuole arrivare l’uomo più ricco e anche più indebitato del Giappone? Il sessantenne Masayoshi Son detto “Masa” continua a dare conferme alla sua immagine di investitore compulsivo dalle ambizioni potenzialmente illimitate, partito dal nulla per poi fare della sua Softbank non solo un gestore di tlc mobile, ma la piattaforma della sua visione immaginifica di un conglomerato tecnologico globale attivo su tutte le frontiere dell’innovazione. Pensare che sembrava vicino a defilarsi con la chiamata come suo “delfino” di un asso della Silicon Valley come Nick Arora, ma un anno e mezzo fa l’ha mandato via (con una liquidazione prodigiosa), affermando di sentirsi ancora giovane e pronto a nuove sfide.

Ne ha dato subito prova con acquisizioni multimiliardarie, fino alla costituzione (per lo più attirando capitali arabi) del maggior fondo di investimento tecnologico mondiale, il Vision Fund da 100 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi è emerso che ha fatto un passo a sorpresa per posizionarsi come il «Warren Buffett dell’industria tecnologica»: si è offerto di comprare un terzo del big della riassicurazione Swiss Re in un deal da oltre 10 miliardi di dollari. Lo stesso Masa ha accettato il paragone con la Berkshire Hathaway, ma il suo stile di management è ben diverso da quello dell’Oracolo di Omaha. Buffett ha da sempre fatto della riassicurazione il fulcro del suo impero, cresciuto con oculati investimenti in un’ottica a medio-lungo termine su direzioni di business piuttosto solide: al suo approccio estraneo al mordi-e-fuggi di Wall Street corrisponde pur sempre una figura di establishment, emersa come stabilizzatrice di sistema nella crisi del 2008.

Son – di origini coreane – ha costruito il suo impero prima sfidando monopolisti delle tlc e poi investendo nelle opportunità offerta dalla distruzione creativa apportata dalle nuove tecnologie, come continua a fare sulle frontiere dell’e-commerce, delle auto a guida autonoma e della realtà virtuale. Già nel 2017 ha fatto un’ incursione nella finanza, rilevando Fortress Investment Group: la scommessa su Swiss Re appare dettata dall’esigenza di possedere un “ammortizzatore” di rischi, ossia un business in grado di generare cash flow in modo relativamente stabile.

Dopotutto, il debito di Son è ormai stimato in 15mila miliardi di yen, 138 miliardi di dollari: non a caso il rating di Softbank è da “spazzatura” secondo Moody’s e S&P’s, anche se Son insiste sulla sostenibilità dell’indebitamento, grazie a partecipazioni come quella in Alibaba (che lui fece in tempi risalenti, realizzando uno dei migliori investimenti della storia). C’è però chi crede che Son voglia portare “disruption” anche nelle riassicurazioni, che si troverà a fare i conti con grandi cambiamenti in settori di riferimento, visti i nuovi fenomeni - di condivisione più che di possesso - dall’auto agli uffici. Son ha inoltre deciso di far cassa con la quotazione del 30% di Softbank Corp: una leggera presa di distanza che sancirebbe la sua trasformazione genetica da imprenditore delle tlc a pilota e sensore dell’innovazione su scala globale.

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