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Larry Fink, lo stratega di Wall Street che sogna di diventare Warren Buffett

Il padrone di BlackRock

Larry Fink, lo stratega di Wall Street che sogna di diventare Warren Buffett

(Bloomberg)
(Bloomberg)

La sua frase più celebre: “Non mi sento un potente”. Nonostante la sua BlackRock sia diventata la prima società di investimento al mondo. Fondata nel 1988. Giusto trent'anni fa. Con zero asset. Oggi gestisce un portafoglio di quasi 6mila miliardi di dollari. Lui, Laurence Douglas Fink, classe 1952, l'eminenza grigia di Wall Street, uno degli artefici dell'uscita dalla fase di bailout in America negli anni tempestosi della crisi dei subprime, continua a guardare avanti. Alla prossima sfida. Finanziere, filantropo, marito, padre, nonno. “In pensione credo non ci andrò mai. Per fortuna sono impegnato nella filantropia, e potrei probabilmente sedere in diversi board se me lo chiederanno. Penso che potrei offrire buoni consigli”.

Tra Robin Hood e Buffett
Una delle fondazioni in cui è già impegnato si chiama Robin Hood Foundation. Il leggendario eroe medievale che rubava ai ricchi per dare ai poveri. La fondazione raccoglie il bel mondo della finanza newyorchese e cerca di promuovere programmi per sostenere gli abitanti più disagiati della Grande mela. Un'altra tentazione degli ultimi tempi di Fink, passati i 65 – qualcuno ne parla come del “lupo che diventa agnello” – è quella di allungare lo sguardo. Prendendo vieppiù distanza dalle “tentazioni shortiste” dei soldi veloci e della speculazione pura. Avvicinandosi, con l'approssimarsi della terza età, alla visione di Warren Buffett, l'oracolo di Omaha. Gli investimenti con un respiro di lungo periodo. Il ritorno sì ma con un raggio largo, pensando al domani dei millennial, alle pensioni di chi la pensione probabilmente non avrà. Nella sua recente lettera agli azionisti (“A Sense of Purpose”, un titolo da poeta esistenzialista, in italiano qualcosa come “Avere uno scopo”), spedita ai ceo delle più importanti società mondiali, ai banchieri centrali, ai ministri del tesoro dei principali governi occidentali, usa parole lontane dal mondo del capitalismo e della finanza rombante. Parole che ricordano quelle usate da economisti progressisti, ecologisti radicali, politici visionari, papi: “Difesa dell'ambiente, sviluppo sostenibile, responsabilità sociale delle imprese, lotta al cambiamento climatico, bene comune”.

Un ragazzo di L.A.
Fink è cresciuto in California, a Van Nuys, alle porte di Los Angeles, in una famiglia ebraica. La madre era un'insegnante di inglese. Il padre aveva un negozio di scarpe. Una laurea in Scienze politiche e un Mba sulla gestione del real-estate alla Ucla. In quegli anni sposa Lori, ragazza conosciuta sui banchi di scuola, ancora oggi sua unica moglie. “Non ci saremmo mai sognati di arrivare a creare tanta ricchezza. A scuola dovetti vendere la mia auto usata per finire gli studi”. A 23 anni, nel 1976, appena laureato, si trasferisce a New York dove comincia a lavorare nella banca d'investimento First Boston. “C'erano pochi computer quando arrivai in First Boston”. Assunto come trader sul mercato obbligazionario, in poco tempo divenne una star nel fiorente mercato delle cartolarizzazione dei mutui ipotecari. “Avevo i capelli lunghi e una collana turchese”. Fece degli errori nelle transazioni e perse molti soldi con qualche mossa sbagliata.

Da disoccupato a miliardario
Dopo 12 anni di carriera sfolgorante in First Boston, da un giorno all'altro fu licenziato. Senza lavoro, a 35 anni, determinato a far ripartire la sua vita professionale, fondò assieme a Keith Anderson e Ralph Schlosstein BlackRock, inizialmente una costola del gruppo Blackstone. E poi, quattro anni dopo, nel 1992, come società autonoma di risparmio gestito. Oggi BlackRock ha milioni di clienti tra investitori privati, banche centrali, governi, fondi sovrani e fondi pensione. E' diventata la prima società di investimento al mondo per asset gestiti. Con una crescita impressionante negli ultimi anni. Grazie al “tiro” e al “fiuto” di Fink e anche alle nuove tecnologie, con i computer diventati ormai parte integrante del lavoro nel trading. La società a cui si ispira, ha detto di recente in una lunga intervista al settimanale americano Businessweek, è Google. Riuscire ad avere una società d'investimento che somigli in qualche modo a Big G per dinamicità e capacità di cambiamento.

La lampada di Aladino
Fink e BlackRock con il software aziendale Aladdin, sviluppato per analizzare gli investimenti, sono stati tra gli antesignani del trading con i robot, gli algoritmi e tutto quel fiammeggiante mondo che si riconduce oggi alla parola fintech. L'ambizione di Fink è che Aladdin diventi per il settore finanziario quello che Android è oggi per il mondo della telefonia mobile. Il sistema dominante. La tecnologia a servizio delle “previsioni del tempo” della finanza, il meteo dei mercati. Secondo lui da questo software nei prossimi cinque anni arriveranno 5 miliardi di utili per la sua società. Aladdin diventerà uno dei più importanti business di BlackRock. La tecnologia che porta fatturato. “Per ora genera il 7% dei nostri profitti. Nei prossimi dieci anni questa percentuale arriverà al 30%”.

Gli anni della crisi subprime
Determinante fu il ruolo di Fink durante la crisi dei mutui subprime per traghettare il mondo finanziario americano e globale fuori dalla tempesta. Fink ne uscì con un potere accresciuto: fu il principale consigliere del presidente Obama per riscrivere le regole del mercato e un punto di riferimento dell'intera oligarchia finanziaria che guida le mosse della principale borsa mondiale, da cui tutto discende. Tanto che in quegli anni veniva acclamato dai giornali come “lo statista di Wall Street”. BlackRock si fece carico di diverse società con asset tossici – come l'acquisizione da 13,5 miliardi di dollari di Barclays Global Investors – e divenne proprio allora la prima società di investimento mondiale. Primato che conserva tuttora.

Trump, i democratici e la globalizzazione buona
Una vita da attaccante quella di Larry D. Fink. Anche se lui si ritrae: “Non penso a me stesso come al ceo della più grande asset management company del mondo, ma solo come uno che ha tante responsabilità”. Di comprovata fede democratica, è stato inserito da Donald Trump nel super gruppo di ceo Usa - con lui ci sono, tra gli altri, Mary Barra di Gm, Bob Iger di Disney, Jamie Dimon di JPMorgan, Stephen Schwarzman di Blackstone - consulenti del presidente repubblicano nelle scelte di politica economica. “Credo che l'amministrazione Trump stia facendo a bene a focalizzare la propria attenzione sulle infrastrutture: se avrà successo creerà occupazione e ricchezza. Il nostro lavoro è quello di lavorare con ogni amministrazione provando a far sì che abbia più successo possibile”. La globalizzazione per lui è una cosa buona: “Io credo che sia stata una delle più grandi conquiste dell'umanità degli ultimi 30 anni. Siamo riusciti a far avanzare nel mondo milioni di persone a un livello di reddito da classe media come mai nella storia dell'uomo. Ciò che abbiamo dimenticato però, e il presidente Trump e Brexit ne sono la dimostrazione, è l'elevato numero di persone che abbiamo lasciato troppo dietro”.

I Maroon 5
Un aneddoto curioso sul fiuto per gli affari di Fink riguarda il rock. “Amo molto la musica”. Un giorno, attorno all'anno 2000, si presentò da lui un giovane, James Diener, che lavorava alla Columbia Record. Voleva fondare un'etichetta indipendente. “Mi mostrò il suo business plan. Mi ricordò l'entusiasmo che avevamo io e i miei soci quando volevamo creare la nostra società. Gli diedi fiducia”. Finkf fu il principale investitore della Octone Records. Il primo artista che firmò un contratto con la casa discografica fu una band, i Kara's Flowers. “Gli cambiammo il nome in Maroon 5. E fu un successo clamoroso. Facemmo tanti soldi con i loro primi dischi, peraltro in un periodo di crisi per l'industria discografica, negli anni della pirateria e di YouTube”. Prima dell'era dello streaming.

Il modello Berkshire e la pensione
L'ultima di BlackRock è che punta ora a raccogliere 10 miliardi di dollari da destinare a investimenti di lungo periodo. Come la holding di Buffett, Berkshire Hathaway, Fink userà questi soldi per comprare e detenere partecipazioni di aziende manifatturiere. Investimenti diretti nell'economia americana. E sarebbe la prima volta per BlackRock. Il nuovo modello allo studio sarà un veicolo “di capitale privato di lungo termine”. BlackRock cercherà i fondi tra investitori istituzionali, fondi sovrani e pensioni. Di sicuro non farà fatica a metterli insieme. E punta a mantenere nel portafoglio le quote che comprerebbe dalle aziende Usa per oltre 10 anni. L'iter allo studio sembra sia supervisionato da Mark Wiseman, da molti visto come il successore di Fink. Un giorno succederà. Lo stratega di Wall Street che ora vuole diventare Buffett, ha già detto come andrà: “Quando non sarò più a capo la società dovrà fare anche meglio, senza di me. Questo vorrà dire che non avrò sbagliato. E che BlackRock sarà arrivata a un livello di forza più elevato”.

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