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I giochi per la Yalta del sistema finanziario

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L'Analisi|l’analisi

I giochi per la Yalta del sistema finanziario

L’Italia rischia di perdere la propria sovranità sul debito pubblico prima che l’Europa accetti la mutualizzazione dei debiti nazionali con il varo di qualche forma di Eurobond? La spinta in questa direzione arriva dal Nord Europa. Ma ha trovato ampia eco anche nel recente documento degli economisti francesi e tedeschi per il manifesto della nuova Europa all’esame di Macron e Merkel: separare il rischio dei titoli sovrani da quelli delle banche.

Dopo lo storytelling globale degli ultimi anni, secondo cui i rischi di credito collegati agli Npl sono superiori a quelli di mercato dei titoli illiquidi di tipo level 2 e level 3, per le banche italiane spunta in prospettiva un rischio BTp.

In attesa dell’arrivo di un nuovo Governo, è la Banca d’Italia a lanciare l’allarme contro un provvedimento che la «nuova» Europa, ignorando la frenata del Comitato di Basilea, sta vagliando sulla base di un recente dogma: le banche non devono essere contagiate dai rischi dei debiti sovrani.

«Modifiche del trattamento prudenziale dei titoli di Stato detenuti dalle banche, soprattutto se mal disegnate o mal calibrate, rischiano di essere controproducenti», ha detto ieri al Forex il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco. Aggiungendo che «in momenti di tensione a livello internazionale, esse possono finire col generare le crisi che vorrebbero evitare, innescando fenomeni di contagio finanziario o alimentando movimenti speculativi». Attualmente il valore dei titoli di Stato italiani in portafoglio alle banche italiane è pari a 324 miliardi,
al livello minimo da cinque anni e mezzo.

Ha senso progettare che le banche italiane (ed europee) azzerino l’esposizione in Titoli di stato o accettino che l’esposizione ai titoli pubblici sia condizionata a una ponderazione sul capitale, equiparando il rischio di credito al rischio sovrano? Ammettere questa tesi vorrebbe dire che in Europa c’è davvero chi punta alla ristrutturazione del debito italiano, come avvenuto in modo «controllato» (con la precedente salvaguardia delle banche tedesche e francesi) col debito greco.

L’ipotesi di una nuova regulation che abolisca lo status di risk free per i titoli di Stato in portafoglio alle banche rischia di essere, dopo l’incauta approvazione del Bail in con effetti retroattivi, l’ennesima distrazione della politica italiana rispetto alle decisioni che stanno per essere prese in Europa nel settore finanziario. Una decisione che sarebbe dannosa per un Paese con un debito pubblico come quello italiano (e il futuro Governo deve impegnarsi da subito a ridurlo, come chiesto da banche e imprese) ma anche contraria al buon senso. O davvero in Europa si ritiene che, in caso di default o ristrutturazione del debito pubblico, le banche possano essere veramente esenti da rischi? «È illusorio pensare che, per quanto ordinata, la ristrutturazione di un debito pubblico - è il monito lanciato da Visco - possa avvenire senza pesanti conseguenze per l’economia nazionale e per il complesso di quella europea».

In vista non c’è un complotto anti-italiano ma una riscrittura delle regole che assomiglia a una nuova Yalta del sistema finanziario pubblico e privato.

Per sedersi al tavolo e contare, non serve alzare i toni (e i programmi in deficit) in campagna elettorale ma presentarsi in Europa con la credibilità di chi sta facendo in modo serio i compiti a casa.

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