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Scandalo «Nano», svaniti 150 milioni

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Scandalo «Nano», svaniti 150 milioni

  • –Biagio Simonetta

Una storia di un ammanco milionario sta scuotendo il mondo delle criptovalute. Una storia che inizia a Firenze, passa per un ufficio dell’Arizona, e non è chiaro dove finirà. Gli attori protagonisti sono BitGrail Srl, unica piattaforma di scambio presente in Italia, e gli sviluppatori della crtiptomoneta Nano, con sede a Scottsdale. Nel mezzo, 17milioni di Nano (circa 150milioni ), svaniti nel nulla.

Tutto è emerso il 9 febbraio alle 21.30, quando sul sito ufficiale della Srl fiorentina è comparso un comunicato che spiega l’accaduto: «da controlli di verifica interna di congruità delle operazioni di prelievo – è scritto - sono emerse delle transazioni non autorizzate che hanno portato ad un ammanco di 17 milioni di Nano costituenti parte dei portafogli gestiti da Bitgrail S.r.l. Per l’attività fraudolenta di cui sopra, è stata presentata in data odierna regolare denuncia querela presso le autorità di polizia competente e le indagini di polizia sono in corso. Si informa che le altre valute depositate non sono state interessate dai prelievi non autorizzati».

Poche ore dopo, su Medium, una nota a firma Nano Core Team, ha posto pesanti dubbi sull’operato di BitGrail: «Dalla nostra indagine preliminare non è emersa alcuna doppia spesa nel libro mastro e non abbiamo motivo di credere che la perdita sia dovuta a un problema nel protocollo Nano. I problemi sembrano essere legati al software di BitGrail». Quelli di Nano scrivono che prima dell’8 febbraio non avevano conoscenza dell’insolvenza di BitGrail. E aggiungono che nella conversazione, Francesco Firano (amministratore di BitGrail, ndr) ha chiesto loro di «modificare il libro mastro per coprire le sue perdite, una direzione che non avremmo mai perseguito». Infine, le accuse dirette: «Abbiamo ora sufficienti motivi per credere che Firano abbia ingannato il Nano Core Team e la comunità riguardo alla solvibilità dello scambio BitGrail per un significativo periodo di tempo». Accuse pesantissime che Firano respinge senza indugio. Contattato dal Sole24ORE, l’amministratore di BitGrail spiega l’accaduto: «Ho chiesto personalmente a quelli di Nano un’operazione di fork, con l’intento di risanare le perdite degli utenti, non per insabbiare l’accaduto come hanno scritto gli sviluppatori della moneta nel loro comunicato. Le loro accuse nei miei confronti sono pesanti. E devo dire che mi hanno messo in serio pericolo. In questa storia, del resto, ci sono persone che hanno perso molti soldi». Il trentunenne fiorentino racconta di come il suo account Twitter sia preso d’assalto da utenti di mezzo mondo: «È pieno di minacce di morte nei miei confronti, qualcuno ha pubblicato anche l’indirizzo di casa mia. È una situazione abbastanza paradossale, creata dal comunicato ufficiale diramato dagli sviluppatori di Nano». E adesso cosa succede? «Abbiamo presentato denuncia alla Polizia Postale, - aggiunge Firano - fornendo anche gli indirizzi (mail comprese) sui quali questi coin mancanti sono finiti. Adesso c’è un’indagine in corso e mi auguro che si faccia luce al più presto su quanto accaduto».

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