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Bitcoin, sale l’allarme in Europa: «Alto rischio di perdere…

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documento di eiopa, Eba ed Esma

Bitcoin, sale l’allarme in Europa: «Alto rischio di perdere il denaro»

Il presidente dell’Eba, Andrea Enria
Il presidente dell’Eba, Andrea Enria

Ci sono dei rischi altissimi per i consumatori che acquistano criptovalute. A lanciare l’allarme sono le tre agenzie europee responsabili per le banche (Eba), i mercati mobiliari (Esma) e le assicurazioni (Eiopa) in un «avvertimento ai consumatori sugli alti rischi dell’acquisto e detenzione delle cosiddette valute virtuali». Le tre autorità si definiscono «preoccupate dal fatto che un numero crescente di consumatori acquisti valute virtuali con l’aspettativa che il loro valore continui a crescere senza essere consci dell’alto rischio di perdere il denaro investito». Bitcoin, Ripple, Ethereum e molte altre criptovalute sono risultate estremamente volatili negli ultimi mesi. Il settore è scivolato dai massimi storici di metà dicembre (capitalizzazione a 800 miliardi di dollari) agli attuali 423 miliardi. Certo, se si considera che 12 mesi fa le criptomonete valevano 20 miliardi, le valutazioni attuali rispecchiano comunque un balzo quantico. Ma in ogni caso è la volatilità a farla da padrone e non è certo un elemento governabile, né tantomeno adeguato ai piccoli risparmiatori.

«Se acquistate valute virtuali siate consapevoli del fatto che avete un alto rischio di perdere gran parte e persino tutto l’investimento fatto» scrivono Eba, Esma ed Eiopa nell’avvertimento congiunto agli investitori. Le tre autorità radunano i principali rischi in sette capitoli. Il primo è, appunto, quello della volatilità e del rischio “bolla”. Poi c’è l’assenza di protezione legale. «Sebbene nel corso del 2018 entreranno in vigore le norme antiriciclaggio che si applicheranno anche alle piattaforme di scambio delle criptovalute e ai portafogli digitali, queste ultime restano non regolate nella normativa europea». Tra gli altri rischi, la mancanza di trasparenza, di certezze nella possibilità di scambiarle con le valute tradizionali e regolamentate, le informazioni ingannevoli che spesso si riceve da chi propone l’investimento in Bitcoin e nelle altre valute. «Non investite denaro che non potete permettervi di perdere», aggiungono le tre Autorità, ricordando che l’acquisto di valute virtuali da un operatore finanziario vigilato non ne attenua affatto la pericolosità.

Senza dimenticare altri potenziali rischi. Non è da escludere l’ipotesi - nel caso in cui chi acquisti criptovalute decida di mantenerle in deposito presso la piattaforma - di perdere l’investimento se la piattaforma viene hackerata. L’ultimo caso in ordine cronologico risale a domenica quando è balzato alla cronaca il furto di 17 milioni di Nano (circa 195milioni di dollari), denunciato dalla piattaforma di scambio italiana Bitgrail Srl. Un ammanco pesante, che pone ancora volta seri dubbi sull'intero mondo delle criptovalute. E poi ci sono molti computer di utenti inconsapevoli (vengono chiamati in gergo “pc zombie”) la cui potenza viene utilizzata dagli hacker per minare nuove criptovalute. Questo fenomeno è chiamato “criptomining”, cioè produzione abusiva di queste valute. Si calcola che nel mondo un’azienda su 5 sia colpita dagli hacker che sfruttano la potenza di calcolo dei computer per generare criptovalute, all’insaputa delle vittime. A mettere insieme i dati è la società di sicurezza Check Point Software Technologies, che ha stilato un rapporto relativo al periodo luglio-dicembre 2017. Si scopre, che il “criptomining” consente ai criminali informatici «di utilizzare fino al 65% della potenza di un processore dell’utente finale».

Tra i virus malevoli più usati per questo scopo c’è “Coinhive”: è progettato per produrre la criptovaluta Monero quando un utente visita una pagina web, ovviamente senza la sua approvazione. È emerso nel settembre 2017 e ha già infettato il 12% delle aziende a livello globale.

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