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Quanto costano i Pir: commissioni a confronto su 58 prodotti

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Quanto costano i Pir: commissioni a confronto su 58 prodotti

I Pir sono i grandi protagonisti sulla scena del risparmio gestito. Un successo al di là di ogni aspettativa. Gli oltre 10 miliardi incassati nel 2017 parlano da soli. A rendere interessanti i nuovi piani di risparmio individuali, oltre al vantaggio fiscale, è stato il buon momento di Borsa che ha consentito a questi prodotti di portare a casa molto spesso rendimenti a due cifre. Bene. Tutti contenti? Non proprio. Il nodo dei costi in alcuni casi è ancora difficile da sciogliere.

Plus24 le scorse settimane ha chiesto al futuro Governo di prevedere la possibilità di stabilire un tetto massimo alle commissioni di questi strumenti. Perché, se è vero che l’economia e il sistema Paese vengono avvantaggiati da un sistema di finanziamento alternativo al sistema bancario, a beneficiare per primi della forte fidelizzazione dei clienti sono le Sgr e gli altri intermediari. Chi sottoscrive un Pir, infatti, si impegna per almeno 5 anni a portare avanti questo strumento. Secondo le stime il contributo dei privati in 5 anni supererà 50 miliardi. Insomma, sarebbe opportuno che il Pir restasse una soluzione dove realmente vincono tutti, anche i risparmiatori. E questo può accadere solo se le aliquote commissionali non sono tali da vanificare il beneficio fiscale.

Sommando commissioni di gestione, di ingresso e di performance, il rischio è infatti che la cifra da pagare sia troppo elevata. Anche se sono molti i gestori che sostengono di aver messo costi in linea o inferiori ai corrispettivi fondi tradizionali.

Mediolanum, che già dal primo gennaio ha ritoccato all’ingiù i costi di gestione, dal 15 febbraio abbasserà le commissioni d’ingresso fino ad un massimo del 3% (dal 6 e dal 4,2% di oggi) con l’auspicio che altri si avviino a farlo. Nella tabella in basso ci sono i Pir monitorati da Assogestioni (più qualche altro che non fa parte dell’associazione di categoria dei gestori) e per ciascuno sono stati evidenziati i costi. Facendo una semplice media aritmetica dei 58 prodotti analizzati (sono esclusi i tre Etf), emerge che la commissione di gestione è dell’1,5%, l’ongoing charge (l’indicatore che include le commissioni di gestione e le altre spese ricorrenti) è dell’1,6% e le commissioni di ingresso del 2,5 per cento. Quest’ultima cifra è importante per due motivi: è vero che il collocatore volendo può anche azzerarle, ma è altrettanto vero che teoricamente le può applicare per intero. Quindi, meglio sempre sapere che questa voce può essere oggetto di negoziazione. Per esempio, per i fondi acquistati su una piattaforma web come Online Sim, circa una ventina di Pir (quelli targati AcomeA, Aletti, Amundi, Anima, Arca Duemme, Sella, Ersel, Eurizon, Nextam , Pensplan, Symphonia e Zenit) non prevedono commissioni di ingresso. Lo stesso accade per i fondi AcomeA se si acquistano sul sito della Sgr. Quindi, per il privato può fare una grande differenza acquistare un piano individuale online oppure in maniera tradizionale, soprattutto se il tetto è fissato su soglie superiori al 5 per cento.

Il secondo elemento al quale il sottoscrittore deve fare attenzione è il rischio del prodotto: le aziende italiane nel 2018 hanno ancora buone prospettive di crescita. Ma il mercato azionario resta una classe di attivo che, se gira il vento dei mercati, è soggetta a un’alta volatilità. Ecco perché, prima di sottoscrivere un Pir, è bene capire il grado di rischio, essere consapevoli di quello che si è capaci di sopportare nel medio/lungo termine e assicurarsi della capacità del gestore di garantire una buona diversificazione. L’unico ed efficace antidoto contro bruschi e repentini cali dei mercati.

COSA OFFRE IL MERCATO ITALIANO
L’offerta dei principali piani individuali di risparmio in Italia. Le spese correnti comprendono le commissioni di gestione e gli altri oneri ricorrenti

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