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Genish ai sindacati: il perimetro resterà lo stesso

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Genish ai sindacati: il perimetro resterà lo stesso

  • –Andrea Biondi

«Un processo volontario», ma anche un passo in avanti che pone Tim «all’avanguardia nel mondo delle tlc». E comunque nel progetto di societarizzazione della rete non c’è nulla di finanziario, ma solo l’obiettivo di creare un modello di equivalence diversa, più utile al Paese, agli operatori e a Tim.

Questo in sostanza quello che avrebbe detto l’ad di Telecom Amos Genish ai sindacati di categoria (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil) incontrati ieri. Un summit durato un’ora e mezza in cui il ceo di Tim ci ha tenuto a rassicurare le organizzazioni: «Ci ha detto – spiega il segretario generale di Uilcom Uil Salvo Ugliarolo – che il perimetro occupazionale e industriale non è in discussione».

Insomma, niente Ipo e niente fusione con Open Fiber a voler leggere complessivamente il messaggio che l’ad di Tim ha voluto condividere su un progetto di societarizzazione della sul quale (si veda Il Sole 24 Ore del 9 febbraio) i sindacati hanno da subito espresso timori legati sostanzialmente a possibili problematiche occupazionali dovute a una sostanziale separazione in due delle attività della compagnia telefonica: da una parte una Tim con la rete, dall’altra una Tim che si occupa di servizi come Vodafone, Wind Tre e gli altri competitor attuali e futuri (leggi Iliad).

«L’ad di Telecom – aggiunge Ugliarolo – ha garantito continua disponibilità a mantenere un confronto su questo come su altri temi. Noi dal canto nostro rimarremo vigili e comunque rivendichiamo un’assenza da parte del Governo. Il nostro auspicio è che il Governo intervenga nella discussione se il progetto dovesse andare avanti». Tema questo dell’intervento del governo (ormai quello che verrà dopo il 4 marzo) sul quale pone l’attenzione anche il segretario generale della Fistel Cisl Vito Vitale che parla di «operazione in fase embrionale», ma che necessita «del coinvolgimento di Agcom e del Governo per la complessità della riorganizzazione». Più tranchant Marco Del Cimmuto (Slc Cgil): «L’incontro non dissipa le preoccupazioni che avevamo. E per questo è necessario l’intervento del Governo».

Di certo l’ad di Telecom ha posto all’attenzione dei sindacati alcuni punti fermi, a partire dall’orizzonte temporale che non sarà breve e che partirà dopo il 6 marzo, cioè dopo l’approvazione del Piano industriale da parte del Cda, con la presentazione in Agcom.

Quello di cui si parla però, ha tenuto a precisare l’ad Telecom, non è uno scorporo, ma una societarizzazione. Ipo e fusione con Open Fiber non sono in agenda e non rientrerebbero nel progetto. Questo il messaggio espresso davanti alle componenti sindacali che con l’azienda hanno in discussione un piano di riorganizzazione del personale che prevede fino a 6.500 uscite fra prepensionamenti ex legge Fornero e incentivi all’esodo.

Di questo, tuttavia, non si è parlato durante l’incontro in cui invece i sindacati hanno messo sul tavolo il tema appalti dopo la lettera ai fornitori (circa 7mila) in cui Tim ha chiesto uno sconto dal 10 al 20 per cento. Genish ha detto che si occuperà personalmente del dossier e ha dichiarato, secondo la ricostruzione dei sindacati, che «il tutto è finalizzato a conseguire l’equità dei prezzi applicati a Tim dai fornitori». Sul punto però Ugliarolo (Uilcom Uil) mette in guardia: «C’è il rischio scompensi occupazionali sull’indotto Tim, in particolare nel mondo contact center e rete e abbiamo chiesto una maggiore attenzione in questi due ambiti dove secondo i sindacati oggi c’è equilibrio occupazionale».

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